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ETICA&ESTETICA

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Lo studio degli architetti Alfredo Brillembourg e Hubert Klumper a Caracas, Venezuela, è ospitato in un ex magazzino. (foto: Daniel Schwartz/U-TT at ETH)

Newyorkese, classe 1961, una vita sempre in viaggio fra lo studio di Caracas, quello di New York e la sede di San Paolo, fra la cattedra alla Columbia University e le lezioni al Politecnico di Zurigo: un impegno faticoso (ma pluripremiato), che si concentra contemporaneamente su due fronti: quello professionale di architetto e quello scientifico/didattico di professore universitario.
Parliamo di Alfredo Brillembourg, fondatore, insieme al socio austriaco Hubert Klumper, dello studio multidisciplinare Urban-Think Tank: il suo team, che annovera architetti ma anche ingegnerei, pianificatori, sociologi ed esperti nell’ambito della comunicazione, dal 1993 si spende per riqualificare i distretti più poveri delle megalopoli internazionali.

Architetto, i contributi innovativi del suo ‘social design’ in contesti urbani degradati le è valso il Leone d’Oro all’ultima Biennale dell’Architettura di Venezia. Lei crede nel ruolo sociale e civile dell’architetto?

Certo. È proprio lì il futuro dell’architettura, risiede, cioè nella volontà di farsi coinvolgere, di partecipare in modo attivo alla vita della propria città per conoscerla, entrarci dentro ‘fisicamente’. Qualunque progetto non ha valore se non è sensibile, partecipato, attento al contesto sociale e politico in cui è inserito…

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