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Quello che non vi dicono

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Due giorni di fila a parlare di corsa non li spendevo da anni, me lo dovete concedere.
Ma stamattina quando mi sono svegliato, in quella fase in cui si cerca di mettere a fuoco il programma della giornata, mi è tornato in mente un rito il cui ricordo si va un po’ sbiadendo.
Per undici anni di fila, fino a tre anni fa, questo era il giovedì della partenza per New York. Partenza giovedì e ritorno il lunedì sera, in tempo per essere in onda il martedì mattina.
Metà vacanza e metà sofferenza.
Per chi corre, la Maratona di New York è veramente il punto di arrivo, per molti addirittura il sogno di una vita.
Ed è un sogno che ha tutte le ragioni di esistere, anche se i puristi la possono definire commerciale, superficiale, banale.
Correre per quaranta chilometri su quelle strade, con quella luce e tutta quella gente è un ricordo che poi ti porti dentro per sempre.
C’è però un aspetto che ho sempre detestato ed è quello che stamattina, nel dormiveglia, mi è tornato in mente.
La partenza.

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