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World Series 2015: col senno di poi…

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Un antico proverbio italiano recita: ‘del senno di poi son piene le fosse’. Ovvero, bisogna riflettere a fondo prima di prendere una decisione, perché i ripensamenti spesso son tardivi ed inutili. Non so se negli Stati Uniti esista un proverbio del genere, chiederò magari ai nostri due ragazzi inviati a New York di fare un veloce sondaggio, ma in ogni caso sarebbe buona norma tradurre il detto e riportarlo sia a Terry Collins, manager dei Mets sconfitti stanotte in maniera incredibile dai Royals, sia a tutti quei giornalisti, blogger, opinionisti e persone dotate di bocca che stanno addossando in queste ore sul 66enne allenatore tutte le responsabilità della sconfitta nella World Series.

Secondo questo moto di pensiero, Collins ha perso gara 5 e la possibilità di vincere il titolo perché ha usato in maniera sbagliata il proprio closer Familia. Facile no? Un’ora dopo la fine della partita riesce anche a me allenare una squadra e cambiare le decisioni sbagliate. Ma andiamo con ordine e vediamo perché ‘col senno di poi’ i Mets avrebbero potuto vincere la partita e forzare una gara 6.
Tutto ha inizio al termine del settimo inning: Matt Harvey sta lanciando una partita divina, è a quota 93 lanci, ha ottenuto 9 strikeout (in gara 1 era riuscito ad eliminare al piatto solo 2 battitori) e concesso appena 4 singoli ai Royals. Nella mente di Collins c’è sempre il ricordo delle discussioni avute in settembre con lo staff del giocatore sul limite di inning da mantenere nella stagione del rientro dalla Tommy John (si parlava di 180, con il settimo inning di ieri Harvey era arrivato a quota 215) ed il suo piano prepartita di arrivare con il partente fino al momento di portare in campo Familia. La prestazione di Clippard in gara 4 rendeva troppo rischioso un nuovo utilizzo del set-up man.

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