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Focus: Kristaps Porzingis

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La stagione 2015 dei Knicks è stata la basketificazione della legge di Murphy.

I cambi epocali dell’estate precedente hanno portato Phil Jackson dietro la scrivania e Derek Fisher in panchina, ma i risultati sono stati discutibili.

Carmelo Anthony, fresco di firma in calce ad un ricco rinnovo da 124 milioni, ha terminato anzitempo finendo sotto i ferri per una delicata operazione al ginocchio. Gli altri giocatori hanno fatto del loro peggio, complice anche un ambiente sfiduciato e l’unico obiettivo di finire il prima possibile l’agonia.

La squadra è riuscita nell’impresa di far peggio dei Sixers, con un eroico record di 17-65, ma la dea bendata ha riservato loro solamente la 4° pallina alla lotteria del Draft.

Come da tradizione, i fan hanno fischiato la prima scelta quando questi è stato chiamato a stringere la mano a Silver: quest’anno è toccato al “misterioso” lettone Kristaps Porzingis, ala-centro classe 1995 con esperienza in Spagna.

Per lui, gli esperti avevano pronosticato un lungo periodo nell’incubatrice prima di poter essere un fattore, complice il fisico troppo asciutto, la mancanza di un tiro affidabile e una supposta carenza a rimbalzo.

Jackson stesso, pur sicuro che la propria scelta avrebbe pagato dividendi sul medio-lungo periodo, non aveva voluto puntare troppo i riflettori sul lettone dal momento che i rookie “hanno bisogno di almeno 2 o 3 anni prima di incidere”.

I fischi, per quanto estremamente ingenerosi nei confronti dell’ innocente chiamato sul palco (era successo anche a Gallinari per esempio), sono in qualche modo comprensibili poiché rivolti (anche) al management.

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