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Che fine fanno gli alberi di Natale finite le feste?

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Al rientro dalle vacanze, ho trovato il desolante spettacolo degli alberi di Natale dismessi, ammassati lungo le strade in attesa di essere raccolti e smaltiti. Che fine faranno ora che le feste sono finite? Una domanda che mi ha messo addosso una gran malinconia, ma New York, alle malinconie, ha sempre una risposta…

Ci sono libri che incidono nella vita delle persone come uragani, come terremoti, come nutrimento, come oasi nel deserto, come malattie, come medicine, come benedizioni oppure come maledizioni. Davvero, sono convinta che ci siano libri che possono cambiare profondamente la vita interiore e, perché no, anche le scelte concrete di ogni lettore. Incidere su certe parti della personalità o semplicemente risvegliarle. È il senso più profondo dell’identificazione con i personaggi. Il trasporto che si prova per il protagonista di un libro, non è provocato, banalmente, solo dal riconoscimento di ciò che siamo già o di aspetti della nostra personalità. Quello che più profondamente ci emoziona è quando riconosciamo gli aspetti nascosti del nostro carattere, i nostri sogni, anche quelli che non abbiamo il coraggio di sognare ad occhi aperti, le nostre paure, le nostre paranoie, le nostre fragilità. Pirandello diceva: “ciò che conosciamo di noi è solamente una parte e forse piccolissima di ciò che siamo a nostra insaputa”. Ecco, io credo che i libri possano renderci più consapevoli, rivelarci parti di noi che altrimenti rimarrebbero oscure a noi stessi. Ciò che più ci fa battere il cuore è quando troviamo in un libro una proiezione di noi stessi ovvero ciò che vorremmo diventare o ciò che abbiamo paura di diventare. O almeno, per me è sempre stato così. Mi emozionano profondamente solo i libri che in qualche modo parlano di me e, in parte, io divento quei libri.

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