Ground Zero: 2 anni dopo
di Stefano Spadoni
Sono
tornato a Ground Zero solo un anno dopo, nel 2002. Non più
di unora. Ogni volta che vado lì mi si scatena qualcosa
dentro e non riesco a fermarlo.
Sono tornato adesso a 2 anni di distanza e quella sensazione non
mi passa, anche se tutto intorno sembra ritornare alla normalità.
Ma cè quel grande squarcio, quel vuoto, e poi le fotografie
tutto attorno alla recinzione che fanno vedere quello che cera,
in bianco e nero come se fosse stato qualcosa accaduto cento anni
fa. Nell'enorme voragine stanno ricostruendo la stazione della linea
ferroviaria con il New Jersey.
Al Winter Garden ci sono i plastici di quello che costruiranno al
posto delle Torri, magari sarà bello ma io sono daccordo
con quelli che vorrebbero rifare le Twin Towers così comerano,
magari lasciando gli ultimi trenta piani per il memoriale. Si dice
sempre che i terroristi non devono cambiare il nostro
modo di vivere, però a quanto pare a qualcuno va bene che
cambino il profilo delle nostre città. Sul palazzo della
Deutsche Bank ci sono ancora le reti di protezione che erano state
messe per evitare che il vento succhiasse fuori frammenti di vetro
e li disperdesse sui soccorritori. Sul palazzo anche uno squarcio
come una ferita, su quello vicino un cuore con una bandiera americana.
I venditori ambulanti sono pochi e mi sembra che facciano pochi
affari, sulle bancarelle esposti libri sullattentato mescolati
a carte di Saddam Hussein e a magliette sullultimo blackout:
"I survived the blackout New York 2003".
Cerano magliette simili dopo l11 settembre.
Allincrocio, in direzione del Winter Garden, una serie di
bandiere, tra loro anche quella nera che ricorda i soldati americani
uccisi o prigionieri. Pochi giorni fa alcuni parenti delle vittime
dell11 settembre hanno manifestato davanti ad un cantiere
perché si è deciso di costruire sul luogo dove sorgevano
le Twin Towers invece di farne un memoriale.
Cerano andati per bloccare il cantiere e quindi essere arrestati,
non ci sono riusciti. La polizia, per evitare di arrestarli, ha
chiuso con i lucchetti lingresso del cantiere per cui di fatto
nessuno ha commesso reato.
Ma le macerie di Ground Zero dove
sono finite?
Pochi sanno che i due personaggi
più importanti nellopera di sgombero delle macerie
di Ground Zero sono due ingegneri di origine italiana: Peter Rinaldi
e George Tamaro, questultimo parla anche italiano.
In una conferenza stampa al Foreign Press Center di New York, hanno
illustrato servendosi di diapositive lincredibile lavoro svolto
e i rischi di altre possibili catastrofi che incombevano continuamente.
Il World Trade Center, un complesso di 7 edifici costruito su unarea
di 65.000 metri quadrati, ha infatti come nucleo la cosiddetta "vasca
da bagno", lunga 330 metri larga 165 e profonda fino a 60 metri.
Questa costruzione difende le fondamenta degli edifici dallacqua
del fiume che le allagherebbe. Tutta larea infatti è
costruita al limite della linea costiera originale e corre costantemente
il rischio di essere invasa dallacqua, come se fosse una parte
di Venezia. A seguito dellattentato e del crollo delle Twin
Towers, il muro di contenimento era stato frantumato in un punto
e rischiava di collassare per mancanza di supporto interno. Inoltre,
togliendo le macerie, il supporto interno veniva a mancare totalmente.
Se il muro fosse crollato, come è rischiato di accadere,
lacqua avrebbe invaso non solo le macerie da sgomberare ma
si sarebbe riversata anche allinterno del sistema metropolitano
di New York arrivando persino nello Stato vicino del New Jersey.
Per impedire tutto questo si sono ripristinati i cavi di tensione
posti quando il muro era stato edificato e nel frattempo sono state
sigillate le gallerie che potevano essere allagate.
Già allinterno delle stazioni della metropolitana sotto
le Twin Towers, Rinaldi e Tamaro si sono dovuti muovere con un canotto
perché erano allagate. Il compito di Peter Rinaldi e George
Tamaro è stato quello di coordinare e assistere anche tutti
gli esperti provenuti dagli Stati Uniti e dare indicazioni
a pompiere e soccorritori su come muoversi allinterno delle
macerie per non provocare crolli o sistemare gru e macchinari in
posti pericolosi. Mi racconta George Tamaro che le riunioni degli
esperti avvenivano in una scuola elementare vicina al luogo dellattentato
e personaggi di prestigio si sedevano nei banchi di scuola a spegnere
qualsiasi ego.
A loro disposizione i migliori mezzi tecnici. "Bastava chiamare
e qualsiasi cosa arrivava in 24 ore" mi assicura. "Tra
laltro anche una gru da 1.000 tonnellate".