Sei nella Home - Eventi - Settembre - 2° anniversario 9/11 - I vostri pensieri

 

I VOSTRI PENSIERI SULL'11/09

Ecco, sono qui davanti alla finestra.
Mentre l'oceano, il dolce oceano, come lo chiama mio padre con nostalgia, è calmo, quasi monotono.
Finalmente lo vedo, e lo sento l'oceano.
L'Oceano Atlantico.
Da ben 10 anni, come una nenia, o una cantilena, mio padre me ne parla. A volte con gestualità teatrali tanto da fare ridere, a crepapelle, me e la mia sorellina Serena che ha quasi 10 anni.
Dimenticavo: io mi chiamo Sofia ed ho cira 13 anni.
''...E andiamo in America...'' disse un bel giorno mia madre stanca di sentire suo marito parlare e parlare di New York, dei suoi quartieri, dei grattacieli, di Central Park, della Statua della Libertà. Little Italy...
Mio padre non ritorna in America da quasi 30 anni. Ci è anche nato, devo precisare, quando i suoi genitori, cioè mio nonno Sebastiano e la nonna Mariastella, emigrarono da queste parti nel lontano 1927. E' nato A Hill Street, se non ricordo male, nella zone di Brooklyn.
Ed eccoci, finalmente, all'aeroporto 'J. Kennedy' di NY. E' enorme, luccicante di luci e di cristalli, Un continuo via vai di gente. Un crogiolo di culture, lingue, razze.
Prendiamo in affitto un auto alla Hertz: una macchina, meglio dire un macchinone, dal nome impronunciabile. Cadillac mi suggerisce mio padre. Che qui, finalmente sta sfoderando il suo ottimo inglese italianizzato
'' Bimbe, ci dice come a volersi giustificare - scusate il mio inglese, sono quasi 30 anni che non venivo da queste parti''
E lo dice come se andare in America fosse un qualcosa da poter fare tutti i giorni.
Abbiamo dovuto mettere via tutti i risparmi delle ferie del santo Natale che verrà... per fare questo viaggio.
Imbocchiamo la 5° Av., un meraviglioso, caotico arcobaleno multietnico... Osservo meglio mio padre alla guida e, da questa posizione, vedo i suoi capelli bianchi e folti, la sua pelle olivastra, la sua voce che, all'improvvisoè diventata più calda, quasi serena.
Sento che è felice e parla, parla.
''Qui con i miei amici... là con mio nonno, più in là c'è Radio City Music Hall, al Molo 17 con mio padre andavamo a pescare... e la Statua della Libertà...''
Mentre un vecchio e lento camion, davanti a noi, porta il suo pesante carico verso ignote destinazioni: botti di whiskey scalfite dal tempo, vedo appena una scritta stampigliata col fuoco, 'Jack Daniel'... altro non ricordo.
Un poliziotto, in mezzo all'incrocio, ci fischia facendoci cenno con la mano destra di fare lesti.
Mentre mia sorella Serena, stanca del lungo viaggio in aereo e del cambio dei fusi orari, dorme come un sasso sulle mie gambe che le fanno da cuscino.
Arriviamo in Hotel, Holiday INN. Scarichiamo la macchina dei bagagli e affidiamo l'auto ad un inserviente che la porta via. Mia madre sembra preoccupata. ''Tranquilla", dice mio padre sorridendo, la porta in garage, "non è un ladro d'auto''.
Un cameriere, forse portoricano, ci aiuta a portare i bagagli fino alla nostra stanza: la 911.
Adesso dalla finestra dell'albergo tutto ciò che vedo si slancia poderoso in un insieme multicolore di barche che corrono sulla linea dell'infinito dove l'oceano si perde col cielo.
Le aiuole di un piccolo giardino dell'albergo sono di un verde opaco.
Gli alberi che costeggiano la strada esplodono di mille colori in questa tarda estate, pensando ai tristi giorni che verranno in inverno, che tristi se ne staranno con i loro tronchi umidi e sgretolati, i rami spogli di foglie tanto da sembrare degli spaventapasseri. Tra i rami intravvedo qualche nido abbandonato.
In uno di questi nidi, immagino, c'era una famigliola di uccelli volati chissà dove.
Un grattacielo davanti a me, con l'insegna enorme della Met Life, si abbandona nel cielo col suo colore indefinito, vivacizzato solo dalle bianche strisce delle finestre vuote.
Altri grattacieli, giganti che sembrano danzare con le nuvole, svettano alti alla mia sinistra. Sembrano anche pennelli nelle mani di un abile artista che dipinge e colora fiabe; scrive racconti, ricama ghirigori di immagini.
Sono, questi enormi edifici, testimoni degli uomini che li hanno costruiti.
Se chiudo gli occhi, mi sembra di sentire le voci degli operai che li hanno costruiti, giorno dopo giorno, come enormi mattoncini di 'Lego' messi uno sull'altro.
Ricordo che avevo scritto anche una poesia dedicata al lavoro di questi operai pensando a mio nonno Sebastiano che '' faceva l'operaio dei grattacieli' in America'' .
Così almeno sento raccontare da mio padre.
Un giorno, ricordo, lessi, di nascosto, una lettera che il nonno aveva scritto al mio papà quando aveva la mia stessa età.
Com'era triste quella letterina, mi veniva da piangere. Sembrava la lettera di un addio. Di un uomo che si sta congedando dal mondo.
Oggi, solo l'oceano sembra allegro con i suoi gabbiani, le sue navi, i suoi rimorchiatori dai nomi mitici con...mia sorella mi chiama perchè si è appena svegliata e vuole giocare con me.
Faccio finta di non sentirla. Voglio ancora per un attimo gustare questi meravigliosi momenti in questa città enorme. Una città da sognare. Una città, con tutte queste guglie, da sembrare un castello incantato.
Ecco, dicevo, sono qui davanti alla finestra quando la voce eccitata di mio padre mi grida qualcosa, mi dice di allontanarmi dalla finestra, istintivamente ubbidisco e mi avvio nel mezzo della camera dove mia sorella, seduta su un divano stava disegnando. Mia madre corre verso mio padre per capire. Parlano tra loro. Vedo mia madre mettersi la mano in bocca come di paura, rabbia, disperazione. Poi piange
mentre mio padre la stringe forte a sè. Anche lui ha le lacrime. Non avevo mai visto piangere mio padre. Sento che qualcosa di grave è successo...
Un'attentato, crudele nella sua follia, aveva colpito le Torri Gemelle che alte svettavano, pieni di vita, di umanità, di sogni, di speranze, di progetti, di futuro e di certezze, da qualche parte di New York.
Oggi New York è più triste. E' stata colpita l'Umanità dalla sua stessa Inumanità.
In questo preciso momento so che mille preghiere si stanno levando in cielo per coloro che non sapevano ma sono stati, loro malgrado, vittime innocenti della follia umana.
Una follia che non guarda nessuno.
Oggi, anche l'oceano è più triste, e forse lo sarà per sempre.

Ogni giorno che passa
Una voce manca al mio appello
E di una strada affolata di gente
Non sono rimaste che briciole di uomini

Fine

Dichiaro che il racconto è frutto della mia fantasia.

Gianni Sutera - 02/09/2003

 

TORNA INDIETRO



IN DETTAGLIO

- il programma ufficiale
-
11 settembre 2001
- i vostri pensieri
- siti 11 settembre
- gli sfondi desktop
-
chat
- forum
-
tutte le vittime
-


I VIDEO

- Aereo sulla torre nord
- Aereo sulla torre sud
- Crolla la torre sud

-


LE FOTO

- il WTC prima dell'11/09/01
- gli attacchi dell'11/09/01
- Ground Zero
- il Winter Garden
- il nuovo WTC
- gli sfondi desktop

-

 

utenti collegati:  
   
L'audience di NYC-Site.com è rilevata da