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Autore Discussione: Sono (purtroppo) ritornata da New York  (Letto 142656 volte)
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ChiaraG
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« inserito:: 14 Ottobre 2013, 16:47:49 »


Eccomi qui,

nuova del forum (iscritta poco prima di partire), ma desiderosa di condividere con voi la bellissima esperienza a New York.

Ero partita prevenuta lo ammetto: forse una specie di deformazione professionale mi faceva pensare "Che mai ci sarà da vedere a NY? Non hanno la nostra storia". Poi ci sono andata e direi che me ne sono innamorata al pari di Parigi (e per arrivare ai livelli di Parigi della quale so moltissime cose e sono davvero un'appassionata...).

Io e il mio ragazzo siamo partiti il 24 settembre.
Primo approccio americano all'Immigration Office del JFK. Ma si sa, quando si fanno le cose volentieri, anche due ore e mezza di fila non pesano.
E poi è stato sfolgorante quando siamo arrivati a Manhattan e fatto l'ultimo gradino dell'uscita della Metro ci siamo trovati davanti l'Empire. Non so come spiegare quella sensazione di leggero bruciore agli occhi che sembra quasi una lacrima. Un'emozione fortissima.

Siamo arrivati all'albergo (ebbene sì, per una volta, ci siamo trattati bene: Hotel Stanford alle spalle dell'Empire, in pieno centro di Midtown). Lavati in velocità e usciti di nuovo e da qui è cominciata la settimana di grandi camminate, ma anche di curiosità svelate e di viste mozzafiato.

Oltre alle classiche mete turistiche (che cerco sempre di non fare nei miei viaggi, ma che a volte, indubbiamente, non si possono non seguire), siamo andati anche in qualche posticino su cui da casa, prima di partire, mi ero documentata (ad esempio una delle ultime Factory di Andy Warhol, il Cotton Club e tanti altri posti curiosi).

Il 30 sera siamo ripartiti. Ci siamo guardati e riguardati negli occhi pensando: molliamo tutto in Italia e restiamo qui, ma poi si sa non siamo tipi da prendere decisioni avventate anche se di ritorno dagli USA comunque l'idea ci è rimasta.

In conclusione la consiglio.
La consiglio anche a chi, come me, parte scettico e un po' ignorante verso la vera modernità come quella che caratterizza NY.
Forse, diciamo la verità, a chi è debole di cuore e si fa prendere dalla facile nostalgia (tipo me), New York non è per voi.

Vi resta nel cuore.
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Luca80
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« Risposta #1 inserito:: 15 Ottobre 2013, 14:49:47 »


Ciao Chiara,
bentornata (!?!?), ho letto molto volentieri le tue sensazioni e riguardo questa frase:


E poi è stato sfolgorante quando siamo arrivati a Manhattan e fatto l'ultimo gradino dell'uscita della Metro ci siamo trovati davanti l'Empire. Non so come spiegare quella sensazione di leggero bruciore agli occhi che sembra quasi una lacrima. Un'emozione fortissima.

Beh, l'hai spiegata bene quella sensazione visto che l'ho provata solo leggendo le tue parole e immedesimandomi nella situazione...

Se hai voglia di raccontare dettagliatamente la vacanza... siamo strafelici di leggerti!

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ChiaraG
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« Risposta #2 inserito:: 17 Ottobre 2013, 15:26:57 »


Rieccomi qui.

Grazie Luca80 per aver letto e commentato il mio post.

Purtroppo, e ripeto purtroppo, sono dovuta tornare a casa. E quella frase che ho scritto che tu stesso hai notato direi che rispecchia al meglio la sensazione che ho provato all'arrivo (per l'emozione) e al ritorno (per la tristezza).

Sì, vi racconto la mia breve vacanza con molto piacere.
Ma mi preme dire soprattutto una cosa. E' anche questa troppo difficile da spiegare, però vorrei provarci.
Non so come scriverlo, ma è un qualcosa che mi riempie il cuore e che tornata da NY mi fa sentire ancora meglio, ancora di più in pace con me stessa, ma dall'altra parte troppo abbacchiata per non poterla sempre riprovare.
Non sto parlando da perbenista (non mi sembra di esserlo), ma l'aspetto più bello, che più mi ha gratificato (anche se io non ho fatto niente) è stato lo stare a contatto con gente di cultura, pelle e origine diversa dalla mia.
Abito in un paesino di montagna nella sperduta provincia di Belluno, dove tutto è campanilismo e provincialismo e dove, purtroppo, trovare uno straniero che possa arricchire la nostra cultura è improbabile se non impossibile.

Ma la mia educazione (ma, forse, un qualcosa di innato) mi fa sempre desiderare di poter pranzare con una ragazza africana, avere un'amica indiana, uscire con ragazzi cinesi e passare le serate in compagnia di gente finlandese. Vorrei tanto che la mia vita potesse essere così, ma qui non lo è. Ma... capite bene ora cosa ho provato a NY.
La sensazione di sentirmi io uguale a tutti gli altri e tutti gli altri uguali a me è stata sensazionale, mi ha... non so come dire, fatto sentire a casa, attorniata dalle persone che volevo: tutti diversi da me.
Quello che mi sono portata a casa da NY è stato questo. Sì, certamente le viste spettacolari dai grattacieli, la quotidianità (anche se pur poco salutare) di hot dog e grilled steak, la pienezza d'animo e l'emozione nel vedere Modigliani al Moma e al Metropolitan, ma niente di tutto questo è diventato così prezioso per me come questa sensazione di sentirmi bene con tutti.

Quando ero là ho pensato: guarda quanto siamo meschini, stupidi e ingrati nella nostra Italia bigotta e ipocrita. Con che coraggio abbiamo (o abbiamo avuto) gente che ci governa che da de "l'orango" a un ministro di colore.
Mi sono sentita di non appartenere all'Italia, ma di essere me stessa là, in metropolitana, vicino a una ragazza di colore e a un ragazzo cinese e di avere così tanta voglia di chiedere a entrambi "Usciamo tutti e tre stasera e mi portata a mangiare i piatti tipici della vostra cultura" e perchè no... avrei voluto anche sentirmi dire "Siamo Americani, niente di speciale o esotico. Andiamo a mangiare un hamburger".

Mi sono resa conto di quanto piccoli, stupidi e idioti siamo quando ci giriamo (no, anzi si girano... io non mi giro) quando vediamo un nero per strada.

Dopo un giorno a NY ho chiesto al mio ragazzo "Ora, di la verità, spara a zero ma dimmi: ora, dopo 24 ore che siamo qui, ti accorgi del colore diverso della pelle delle persone che ti circondano?". E lui, con mia grande felicità mi ha detto "No".

Vorrei vivere a NY solo per questo, tutto il resto potrebbe scomparire, ma le persone no.
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« Risposta #3 inserito:: 17 Ottobre 2013, 16:21:40 »


Bentornata e belle impressioni.
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« Risposta #4 inserito:: 21 Ottobre 2013, 18:06:26 »


Bentornata! Le tue riflessioni ci accomunano un pò ... e le condivido in pieno.
E' dura stare in un posto che non ti rispecchia .... Sad
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L'amore nacque casualmente sorvoloandola di notte


« Risposta #5 inserito:: 21 Ottobre 2013, 22:55:23 »


Bel racconto,di  bel respiro, arioso... Non ti fermare 😉
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« Risposta #6 inserito:: 31 Gennaio 2014, 11:14:13 »



Ma la mia educazione (ma, forse, un qualcosa di innato) mi fa sempre desiderare di poter pranzare con una ragazza africana, avere un'amica indiana, uscire con ragazzi cinesi e passare le serate in compagnia di gente finlandese. Vorrei tanto che la mia vita potesse essere così, ma qui non lo è. Ma... capite bene ora cosa ho provato a NY.
La sensazione di sentirmi io uguale a tutti gli altri e tutti gli altri uguali a me è stata sensazionale, mi ha... non so come dire, fatto sentire a casa, attorniata dalle persone che volevo: tutti diversi da me.
Quello che mi sono portata a casa da NY è stato questo. Sì, certamente le viste spettacolari dai grattacieli, la quotidianità (anche se pur poco salutare) di hot dog e grilled steak, la pienezza d'animo e l'emozione nel vedere Modigliani al Moma e al Metropolitan, ma niente di tutto questo è diventato così prezioso per me come questa sensazione di sentirmi bene con tutti.

Quando ero là ho pensato: guarda quanto siamo meschini, stupidi e ingrati nella nostra Italia bigotta e ipocrita. Con che coraggio abbiamo (o abbiamo avuto) gente che ci governa che da de "l'orango" a un ministro di colore.
Mi sono sentita di non appartenere all'Italia, ma di essere me stessa là, in metropolitana, vicino a una ragazza di colore e a un ragazzo cinese e di avere così tanta voglia di chiedere a entrambi "Usciamo tutti e tre stasera e mi portata a mangiare i piatti tipici della vostra cultura" e perchè no... avrei voluto anche sentirmi dire "Siamo Americani, niente di speciale o esotico. Andiamo a mangiare un hamburger".

Mi sono resa conto di quanto piccoli, stupidi e idioti siamo quando ci giriamo (no, anzi si girano... io non mi giro) quando vediamo un nero per strada.

Dopo un giorno a NY ho chiesto al mio ragazzo "Ora, di la verità, spara a zero ma dimmi: ora, dopo 24 ore che siamo qui, ti accorgi del colore diverso della pelle delle persone che ti circondano?". E lui, con mia grande felicità mi ha detto "No".

Vorrei vivere a NY solo per questo, tutto il resto potrebbe scomparire, ma le persone no.

Cara Chiara, grazie per aver condiviso con noi la tua esperienza!
Ti capisco davvero bene Smiley
Non mi è capitato molto spesso di uscire con gente o di stare a contatto con gente che la pensasse riguardo al multiculturalismo in maniera molto diversa da me ( aprte mia nonna che poverina non posso biasimare più di tanto e poi ha pure 90 anni lei !) ... però sono stata con un ragazzo nero, che in realtà è più italiano di me  Cheesy ma ricordo gli sguardi delle signore al supermercato ... avrei voluto mettermi a urlare certe volte! Quando eravamo in giro (in realtà non sono in Italia) è capitato spesso che la gente gli chiedesse droga ... solo perchè era nero...
Purtroppo il razzismo c´è un po´dappertutto e anche se in alcuni ambienti New York è una città davvero mutliculturale non si può negare che in altri non sia così ...
Ma sicuramente rispetto alla chiusura di certe città italiane non c´è paragone !
L´altro giorno ho letto un articolo su una nuova campagna per la cittadinanza agli italiani nati da genitori stranieri in italia (che quindi legalmente non sono italiani) e mi ha fatto davvero pensare, a come anche chi non è assolutamente razzista possa riguardo a certi temi scoprire un lato di sè un po´ chiuso
fa riflettere su se stessi. Questo è il loro canale youtube http://www.youtube.com/user/litaliasonoanchio
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« Risposta #7 inserito:: 08 Luglio 2014, 17:14:11 »


capisco cosa provi... Cool
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« Risposta #8 inserito:: 11 Novembre 2014, 23:14:27 »


Grazie per il tuo racconto.. grazie per avermi fatto rivivere le emozioni anche solo nel leggere le tue parole, sono anch\'\'io affascinata da NY e condivido in pieno tutto.. Spero di tornarci quanto prima! SmileySmiley
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« Risposta #9 inserito:: 22 Luglio 2015, 19:16:00 »



Quando ero là ho pensato: guarda quanto siamo meschini, stupidi e ingrati nella nostra Italia bigotta e ipocrita. Con che coraggio abbiamo (o abbiamo avuto) gente che ci governa che da de "l'orango" a un ministro di colore.
Mi sono sentita di non appartenere all'Italia, ma di essere me stessa là, in metropolitana, vicino a una ragazza di colore e a un ragazzo cinese e di avere così tanta voglia di chiedere a entrambi "Usciamo tutti e tre stasera e mi portata a mangiare i piatti tipici della vostra cultura" e perchè no... avrei voluto anche sentirmi dire "Siamo Americani, niente di speciale o esotico. Andiamo a mangiare un hamburger".

Mi sono resa conto di quanto piccoli, stupidi e idioti siamo quando ci giriamo (no, anzi si girano... io non mi giro) quando vediamo un nero per strada.

Dopo un giorno a NY ho chiesto al mio ragazzo "Ora, di la verità, spara a zero ma dimmi: ora, dopo 24 ore che siamo qui, ti accorgi del colore diverso della pelle delle persone che ti circondano?". E lui, con mia grande felicità mi ha detto "No".

Vorrei vivere a NY solo per questo, tutto il resto potrebbe scomparire, ma le persone no.

Discussione vecchia e a cui probabilmente non seguiranno risposte, però ho spesso l'impressione, che parecchie persone identifichino quel particolare pezzettino di New York che è Manhattan, con la realtà degli USA. Anzi quel pezzetto di Manhattan che dal Battery Park va fino alla fine di Central Park.  Quel melting pot che indubbiamente salta all'occhio in questa zona, per me, sparisce appena si esce e ci si addentra nei vari quartieri di Brooklyn Bronx ecc... Grosso modo è la stessa impressione che sento riportare da persone che sono state a Philadelphia, perlopiù nella zona storica centrale: vi assicuro che è tutto molto differente a South Philly. Le barriere di cemento e filo spinato negli stati del Sud per arginare gli immigrati clandestini da Messico e altri stati dell'America Centrale, credo siano segnali abbastanza chiari sul concetto di integrazione in quel paese. Cercate anche su you tube i filmati relativi a Detroit Ghetto e vedrete realtà ben lontane da quella di una riuscita integrazione. Anche da noi ci sono dei problemi, ma non so quali sarebbero le prospettive migliori per un'extra comunitario che debba scegliere se arrivare senza documenti in Italia o negli USA.
Io, probabilmente, per il mio passato sportivo di football americano, fin dai primi anni 80 sono entrato in contatto con atleti di colore che arrivavano in Italia, e vi posso però assicurare che tutti, a partire dal 1981, hanno sempre detto che il loro sogno sarebbe stato quello di trasferirsi in Italia e qualcuno l'ha fatto: lavoro e matrimonio.
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« Risposta #10 inserito:: 24 Luglio 2015, 10:30:26 »


Discussione vecchia e a cui probabilmente non seguiranno risposte, però ho spesso l'impressione, che parecchie persone identifichino quel particolare pezzettino di New York che è Manhattan, con la realtà degli USA. Anzi quel pezzetto di Manhattan che dal Battery Park va fino alla fine di Central Park.  Quel melting pot che indubbiamente salta all'occhio in questa zona, per me, sparisce appena si esce e ci si addentra nei vari quartieri di Brooklyn Bronx ecc... Grosso modo è la stessa impressione che sento riportare da persone che sono state a Philadelphia, perlopiù nella zona storica centrale: vi assicuro che è tutto molto differente a South Philly. Le barriere di cemento e filo spinato negli stati del Sud per arginare gli immigrati clandestini da Messico e altri stati dell'America Centrale, credo siano segnali abbastanza chiari sul concetto di integrazione in quel paese. Cercate anche su you tube i filmati relativi a Detroit Ghetto e vedrete realtà ben lontane da quella di una riuscita integrazione. Anche da noi ci sono dei problemi, ma non so quali sarebbero le prospettive migliori per un'extra comunitario che debba scegliere se arrivare senza documenti in Italia o negli USA.
Io, probabilmente, per il mio passato sportivo di football americano, fin dai primi anni 80 sono entrato in contatto con atleti di colore che arrivavano in Italia, e vi posso però assicurare che tutti, a partire dal 1981, hanno sempre detto che il loro sogno sarebbe stato quello di trasferirsi in Italia e qualcuno l'ha fatto: lavoro e matrimonio.


Io invece rispondo a questo messaggio che trovo particolarmente azzeccato. E' vero che il "sogno americano" è spesso dettato da una vacanza magari di qualche giorno a Manhattan ed è la vista del luccichio o delle grandi luci di Times Square che stuzzica le emozioni. Questo è un punto del quale io parlai in questo forum qualche anno fa e mi rendo conto di quanto sia difficile ricordare che l'America non è solo Times Square. Quando affronto questo argomento con qualche amico innamorato di New York o non vengo creduto oppure vengo visto come un marziano. Purtroppo, senza andare troppo lontano, basterebbe entrare in una qualsiasi cucina di un qualsiasi ristorante di New York per rendersi conto di quale sia la popolazione vera dell'America. Basterebbe ricordare come molti cittadini anche di New York sopravvivono grazie ai sussidi statali. Detto questo rimane però il fascino dell'organizzazione americana, di quanto sia facile muoversi all'interno degli States, di quanto la burocrazia sia ridotta al minimo e di quante opportunità vengono comunque offerte. Io rimango sempre della mia idea: un giudizio sull'America dovrebbe essere il più possibile equilibrato ed imparziale, sapendo vedere le luci e le ombre che questo grande paese contiene al proprio interno.
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« Risposta #11 inserito:: 24 Luglio 2015, 11:12:35 »



Io invece rispondo a questo messaggio che trovo particolarmente azzeccato. E' vero che il "sogno americano" è spesso dettato da una vacanza magari di qualche giorno a Manhattan ed è la vista del luccichio o delle grandi luci di Times Square che stuzzica le emozioni. Questo è un punto del quale io parlai in questo forum qualche anno fa e mi rendo conto di quanto sia difficile ricordare che l'America non è solo Times Square. Quando affronto questo argomento con qualche amico innamorato di New York o non vengo creduto oppure vengo visto come un marziano. Purtroppo, senza andare troppo lontano, basterebbe entrare in una qualsiasi cucina di un qualsiasi ristorante di New York per rendersi conto di quale sia la popolazione vera dell'America. Basterebbe ricordare come molti cittadini anche di New York sopravvivono grazie ai sussidi statali. Detto questo rimane però il fascino dell'organizzazione americana, di quanto sia facile muoversi all'interno degli States, di quanto la burocrazia sia ridotta al minimo e di quante opportunità vengono comunque offerte. Io rimango sempre della mia idea: un giudizio sull'America dovrebbe essere il più possibile equilibrato ed imparziale, sapendo vedere le luci e le ombre che questo grande paese contiene al proprio interno.

Grazie dell'intervento Spino e preciso che non è mia intenzione schierarmi all'opposto, cioè USA = disastro, Italia =Paradiso. Negli USA ci sono luci e ombre, come in tutti i paesi del mondo, come in Italia. Ammetto che però, quando sento presentare il mio paese come un luogo invivibile, rispetto ad altri "paradisi", la cosa non mi piace molto.
Un poco come il mito dei paesi scandinavi. Io per esempio ho trascorso un Natale ad Oslo (Norvegia) ed una sera dentro ad una discoteca è scoppiata una discussione un poco accesa fra delle persone: urla spintoni ecc... Arriva la polizia locale, identici ai nostri celerini, ma con molte più teste rasate. Un ragazzo viene afferrato e letteralmente buttato dentro a uno di quei furgoni per il trasporto detenuti. Chiudono la porta, nemmeno una parola. Un ragazzo, un'amico credo, protesta con un agente in borghese: un cenno, aprono le porte e lo buttano dentro. Si fa avanti una ragazza: niente discriminazioni, buttata dentro anche lei...proprio lanciata. Una ragazza che parla inglese, mi spiega che magari fra un paio d'ore li interrogano: al commissariato chiedo io ? No dentro ll furgone. Boia siamo a -5°. Dopo li portano dentro. Mi ha poi detto che è la normale procedura.
Cose che possono magari capitare anche in Italia, ma che capitano anche negli altri stati.
Ecco io leggendo il post iniziale ho come avuto l'impressione di una persona costretta a vivere in un'ambiente opprimente e che sbarcando a New York abbia finalmente potuto esprimere la propria voglia di comunicare.
Nella parte finale della mia attività sportiva. ho giocato in una squadra di Reggio Emilia e sempre più ragazzi extracomunitari ne hanno fatto parte: mi sono allenato, fatto la doccia, giocato uscito la sera dopo la partita, senza mai accorgermi di nessun problema particolare.
Quindil leggere queste righe

Quando ero là ho pensato: guarda quanto siamo meschini, stupidi e ingrati nella nostra Italia bigotta e ipocrita. Con che coraggio abbiamo (o abbiamo avuto) gente che ci governa che da de "l'orango" a un ministro di colore.

mi fa dispiacere. Consiglio di fare un giretto in alcuni stati del sud, in certi piccoli paesini piccoli, dove realmente se vi fermate con la macchina ed entrate in un Deli a mangiare, lo sceriffo di turno con gli occhiali scuri vi fissa e squadra. Ecco lì i termini orango scimmia e altro si sprecano, altro che Italia ipocrita e bigotta: la persona che ha usato il termine orango per la ministra, negli USA userbbe più spesso il termine nigger.
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« Risposta #12 inserito:: 24 Luglio 2015, 18:22:05 »


Consiglio di fare un giretto in alcuni stati del sud, in certi piccoli paesini piccoli, dove realmente se vi fermate con la macchina ed entrate in un Deli a mangiare, lo sceriffo di turno con gli occhiali scuri vi fissa e squadra. Ecco lì i termini orango scimmia e altro si sprecano, altro che Italia ipocrita e bigotta: la persona che ha usato il termine orango per la ministra, negli USA userbbe più spesso il termine nigger.

Hai ragione Maurizio, in questo c'è molto in comune tra Italia e Usa e ti garantisco che certi sentimenti intolleranti li ho trovati anche nel molto più "democratico" Rhode Island. Credo però che più che differenze geografiche si debbano analizzare le affinità culturali. L'ignoranza così come la condivisione di culture non appartengono ad un paese o a un altro ma più semplicemente ad un certo modo di relazionarsi con gli altri e questo non ha confini, lo si trova in Europa come in America. Insomma più che di diversità geografiche io parlerei appunto di diversità culturali tra persone che magari vivono nello stesso paese, sia esso l'Italia o l'America.
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« Risposta #13 inserito:: 04 Agosto 2015, 11:29:37 »


Bello entrare nel forum per caso e leggere messaggi di utenti storici come Spino e Maurizio (di cui seguo sempre i reports delle avventure in moto): ciao ragazzi (vabè, lo siete stati anche voi Grin), come state?
Mi ha fatto davvero tanto piacere ripensare ai nostri tanti post scritti qui, per quanto mi riguarda da oltre 10 anni.
La settimana prossima tornerò a NYC per la 13ma volta e ne sono come sempre entusiasta: spero di rileggervi, anzi, rileggerci, presto.
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« Risposta #14 inserito:: 04 Agosto 2015, 13:53:17 »


Bello entrare nel forum per caso e leggere messaggi di utenti storici come Spino e Maurizio (di cui seguo sempre i reports delle avventure in moto): ciao ragazzi (vabè, lo siete stati anche voi Grin), come state?
Mi ha fatto davvero tanto piacere ripensare ai nostri tanti post scritti qui, per quanto mi riguarda da oltre 10 anni.
La settimana prossima tornerò a NYC per la 13ma volta e ne sono come sempre entusiasta: spero di rileggervi, anzi, rileggerci, presto.

Ciao Pippo, che bello risentirti. Salutami la City e i comuni amici. Buon viaggio.
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