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Autore Discussione: The dream come true!  (Letto 13435 volte)
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Giuseppe83
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« Risposta #30 inserito:: 20 Ottobre 2011, 10:09:13 »


Grazie, sono contento vi stia piacendo, spero di poter completare l'album foto di questa parte di racconto già questa sera, così da tenere tutto in ordine, prima di scrivere la parte sucessiva, nonchè finale, del 24 settembre.

Parlerò di Times Square e delle mie impressioni su questo famosissimo luogo.

Vi anticipo anche ce ci sarà il primo video che posterò, piccoli spezzoni, ma che spero potranno piacere... In tema video, infatti, sia io, sia mia sorella, siamo letteralmente dei dilettanti allo sbaraglio.  Grin
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Giuseppe83
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« Risposta #31 inserito:: 20 Ottobre 2011, 19:02:24 »


Ecco a voi la seconda parte delle foto.

Album "Ritrovare alcuni vecchi amici", Seconda parte

In esterni non mi piacciono molto, purtroppo il nuvolo è veramente ignobile per le fotografie, specie su palazzi specchiati e alti.
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Giuseppe83
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« Risposta #32 inserito:: 21 Ottobre 2011, 08:19:59 »


L'ultima parte del racconto di Sabato 24 settembre, tutta per voi.

24 Settembre - Il centro del mondo - Parte 3 -

Di Times square si può dire tutto, è conosciuta ai quattro angoli del globo, è definita in mille modi. Accedendovi dalla quarantaduesima l'impatto è soft e diventa crescente spostandosi verso Nord.

Con molta calma percorriamo il lato ovest, quello in cui ci sono l'Hard Rock Cafè e Grand slam per intenderci. E' zeppo di negozi, non oso immaginare il costo degli affitti dei locali. Ascoltiamo anche la musica suonata lì, per strada.

E' incredibile la qualità di questi artisti, che suonano per autopromuoversi con attrezzature di tutto rispetto. Rimaniamo ad ascoltare un gruppo veramente bravo, che mi ha fatto elevare moltissimo questa visita. A New York puoi trovare tutto, basta cercare.

Times Square ad un primo approccio è bella, è un'esplosione di luci di mille colori, piena di vita e piena di gente. E' questo il suo punto di forza con ogni probabilità, ciò che la dichiara centro del mondo.

Ma ha anche il suo rovescio: tante persone cercano di raccimolare qualche dollaro inventandosi un mestiere, intrattenendo gli altri, donando allegria e un sorriso.

E' un grande carrozzone con un po' di follia (in senso buono), basta esserne consapevoli. Togliete quella patina di glamour, luci e quant'altro e troverete quello che per me è il cuore pulsante: le persone con le loro speranze e i loro sogni, la loro voglia di emergere dall'anonimato.

Per alcune si tratta di sopravvivere giorno per gorno, per altre di spiccare il volo. Qui le persone osano senza paura che gli altri li giudichino, credendo in ciò che fanno.

Altri luoghi mi sono piaciuti decisamente di più; alla fine Times square, se vi limitate all'architettura, è piuttosto pacchiana, non è il suo punto forte.

La scalinata rossa è forse ciò che preferisco, incastonata lì, sembra quasi messa a caso, ma è azzeccatissima. Times square, nonostante non brilli per bellezza di palazzi, merita una o più visite senza alcun dubbio. Troverete sempre qualcosa di nuovo e diverso dalla volta precedente che vi attirerà e vi donerà momenti piacevoli. In fondo è Times square e ciò che troverete qui, lo troverete in pochi altri posti al mondo, forse in qualche luogo di tokyo o shanghai. Le sensazioni che vi darà, tuttavia, saranno sicuramente uniche.

La nostra prima giornata inizia a risentire della levataccia. Decidiamo di tornare in appartamento per evitare di distruggerci fin dal primo giorno. Facciamo prima un salto al visitor Center; quando l'ho visto mi è tornato in mente il racconto di Luca, il quale consigliava di andarci. Lo confermo anche io. E' estramemente utile. Prendiamo mappa di Metro e Bus e poi decidiamo di tornare verso l'appartamento.

Ingenuamente torniamo verso la quarantaduesima per prendere la linea rossa che ferma a Fulton Street. Perchè dico ingenuamente? La risposta è semplice; se voi non conterete gli autobus spesso farete chilometri e chilometri in più a piedi.

Cosa anche bella per visitare la città, ma quando siete alla fine di una giornata, sia che siate in forma e allenati, sia che non lo siate, sarete in ogni caso con i piedi distrutti e le gambe pesanti.

Noi eravamo sulla quarantottesima e se avessimo preso la linea R gialla (che era praticamente sopra i nostri piedi), anzichè la 2 o 3 rossa, avremmo cambiato con un bus che ci lasciava a trenta metri da casa.

Lo scoprirò solo il giorno dopo, ma va bene anche così, anche se vi consiglio di sfruttare anche gli autobus con la metrocard, non ve ne pentirete.

La stazione della rossa è ormai ai notri piedi. ne percorriamo le scale tornando alla fornace infernale, dove Hepasto forgiava le armi ai maligni.

La metrocard non ne vuole sapere di passare al primo tentativo, ce l'ha con me, si diverte a farsi ristrisciare al tornello.

Prendiamo il treno e mi accorgo quasi subito che siamo sulla uno. Ma noooo, noi dovevam prendere la due; questa fa un altro percorso. Alla prima fermata scendiamo in preda al'agitazione, consultiamo la cartina e scopriamo che la due non ferma qui, ma tira dritto, proprio lì, sui binari centrali. Momento di panico, in cui scorrono immagini di noi fermi in stazione con i treni scorrere indifferenti. Poi la soluzione: riprendiamo la uno e riscendiamo ad una stazione dove c'è la coincidenza. Questa volta funziona ed eccoci sulla retta via.

Siamo circondati da etnie di ogni tipo, ogni persona ha una sua storia, esperienze e pensieri che si confondono e diventano un tutt'uno all'interno del vagone. Ognuno è uguale all'altro, non importa qual è il colore della tua pelle e neanche che lingua parli. E' una metropoli talmente complessa e intricata di culture che è impensabile avere delle seperazioni. E' la forza di New york, il suo motore trainante e la sua particolarità. Passano persone di ogni luogo, ogni giorno dell'anno, ad ogni ora del giorno e della notte.

Mentre questi pensieri mi frullano in testa, la nostra fermata arriva, scendiamo assieme a tanti altri che camminano rapidi verso l'uscita, sicuri di dove dovessero andare, a mille all'ora. Noi camminiamo tranquilli, guardando i cartelli, titubanti, ma la strada è giusta. Il treno riparte, accelera e scompare alla nostra vista, veloce nel portare i suoi passeggeri a destinazione, verso la loro casa, dopo una giornata di lavoro, o a fare la spesa.

Pian piano torniamo in superificie... Già, ma dove siamo? Il financial district è una trappola se non lo conosci, intricato e con pochi punti di riferimento, un vero dedalo. I palazzi sono tutti così alti ed inizialmente sembrano molto simili tra loro. Non prendo la strada più corta, ma riesco ad orientarmi trovando il nostro palazzo. Risaliamo in appartamento e ci godiamo una semplice cena, con alimenti comprati in un supermercato lungo la strada, all'ombra dei giganti che nel week-end riposano tranquilli. Una giornata andava spegnendosi a manhattan, con la luce che diventava via via più fioca, sostituita da quella dei palazzi.

Non è molto tardi, sarebbe bello salire sul tetto; però siamo stanchi, è meglio riposarsi qualche minuto. La scena quando ci siam svegliati, è stata degna di mamma ho perso l'aereo, solo che noi evitiamo qualsiasi corsa, non abbiamo un aereo da prendere. Il fuso orario ci ha fregato di nuovo, ma avremo tempo nei prossimi giorni.

Buonanotte, New York, buonanotte.



Così finisce il mio primo giorno intero a New York. Appena possibile metterò le foto di Times square. Come al solito commenti e critiche sono gradite.  Cheesy
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Giuseppe83
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« Risposta #33 inserito:: 24 Ottobre 2011, 09:04:15 »


Sono stato un po' impegnato e dunque le foto arriveranno un po' in ritardo, ma intanto vi scrivo la parte successiva del racconto.


25 Settembre 2011 - Due gemelle perse per sempre - Parte uno

La sveglia suona, ne sento distintamente il suono. Ci si sveglia con questo suono ed è un buon segno, vuol dire che il jet-lag ci sta abbandonando pian piano.

Facciamo colazione e ci prepariamo. Alle nove dobbbiamo essere al 9/11 Memorial con i nostri pass di ingresso.

Scendiamo in strada per le otto, potremo andare a piedi, ma decidiamo di prendere il pulmann a due passi dal nostro palazzo. Oggi, uscendo, giriamo sulla sinistra, anzichè a destra e scopriamo proprio accanto al nostro portone un Duane reade, discretamente fornito, aperto ventiquattro ore su ventiquattro.

Il mio primo pensiero è: "Come abbiam fatto a non accorgercene prima?"

Arriviamo alla fermata per prendere l'M15; arriva poco dopo, ma si ferma prima e lo perdiamo. Ci spostiamo allora prima e perdiamo quello dopo. Qui c'è qualcosa che non quadra, siamo decisamente perplessi. In più è domenica, la gente è poca in questa zona.

Alla fine ce la facciamo a prendiamo il bus, che ci lascia in zona South Ferry/Battery Park. Secondo GMaps, la fermata dell'M20 è a due passi, giri l'incrocio e ... taaaaac... ehm, no, non c'è. E adesso? Chiediamo ai due poliziotti!

"Scusi, sa dov'è la fermata dell'M20?" - <mi guarda> "Uhm, non so bene, è quel gruppo di fermate o l'altro" - "Ok, grazie"

Ovviamene scegliamo il gruppo di fermate sbagliato, in direzione opposta; torniamo sui nostri passi, troviamo la fermata, ma l'M20 non si è comunque visto. Sono le 8.45 a.m. e siamo lontani.

Prendiamo un taxi, sperando sia più semplice dell'ultima volta. Ne fermiamo uno al volo, saliamo, il tassista non capisce subito, ma prende la mappa e mi chiede di indicargli dove volevam andare per evitare equivoci di qualsiasi natura.

Io glielo indico, ma lui risponde che li non ci si può entrare, mi lascerà più vicino possibile.

5 dollari inclusa mancia per percorrere velocemente il tratto di strada.

Mancano sei - sette minuti, abbiam un tratto da fare a piedi, ma arriviamo puntuali. "We did it!!!"

Durante il percorso taxi-ingresso, una fiumana umana di poliziotti in alta uniforme, vigili del fuoco e bande con cornamusa. L'atmosfera è incredibile, sono tutti che chiacchierano tra loro, a metà tra il felice e il triste.

Vedo alcuni che si reincontrano, penso dopo diverso tempo, riabbracciandosi come fratelli. Una grande famiglia, tutti uniti.

Arriviamo all'ingresso, ci vengono chiesti i pass e oltrepassiamo il primo check. Secondo check, scansione del codice a barre del biglietto. Terzo check, controllo borse con scansione. Quarto check, il biglietto viene forato in stile treno. Quinto check, un signore ci augura una buona visita.

Tra i diversi check-point, persone che indicano il percorso da seguire. Il percorso pedonale è completamente sorvegliato, sia visivamente, sia con telecamere normali e a 360 gradi.

Entriamo dentro al memoriale e c'è subito qualcosa di anomalo. La zona è aperta a radura, aberi tutto intorno e dentro, due quadrati che si possono intravedere e una costruzione bassa. Poi di colpo la Freedom Tower, già enorme, immensa. Anche il WTC4 è ad un punto incredibile, lavorano veloci, veramente veloci.

Gli alberi non sembrano aver subito danni dal recente uragano, tra qualche anno copriranno la zona creando un porticato naturale molto bello.

Avvicinandosi al vero memoriale, si inizia a sentire lo scorrere dell'acqua, poi si riesce finalmente a vedere la cascata, dove una volta c'era la torre sud. Guardo verso l'alto, il cielo è vuoto, la torre non c'è più. Provo a immaginarmi come potesse essere, raffigurandola nella mia mente un po' più alta della Freedom Tower odierna.

Poi guardo la distanza dalla Torre nord, faccio la stessa cosa, le immagino insieme, svettanti quasi a toccarsi. Ripercorro poi qualche immagine di quel giorno maledetto e continuo a non capirne il perchè. Dieci anni sono passati, ma continuo a non capirlo. E' altamente improbabile che qualcuno lì dentro centrasse qualcosa con i giochi politici e di potere.

Poi torno alla realtà, lo spazio è ampio, le torri non ci sono più.

La gente porta ancora il dolore di quei giorni, persone comuni, gente che lavora, non terroristi, non politici. Cittadini e turisti. Si vuole andare avanti, ma non si dimenticherà mai. Ancora una volta New York darà prova di essere unita nella ricostruzione.

I nomi di tutte le persone sono incisi su lastre di pietra nera che circondano le cascate delle due impronte delle Twin Tower. Per alcuni è rimasto solo il nome da poter onorare.

Le storie qui sono tante e per essere raccontate non basterebbe un libro. La fatalità a volte coglie impreparati, come nella storia che vi racconterò e che forse conoscerete; si tratta di una coppia, lei impiegata, lui vigile dl fuoco. L'11 settembre 2001 erano a lavoro, lui in caserma , lei in ufficio, in una delle due torri. Succede il putiferio, lui viene mobilitato come gli altri, ma non sa dove è la moglie, se è viva o meno.

Il suo obiettivo è salvarla, ovviamente, cosa che gli riesce. La moglie esce dalla torre viva, forse più spaventata che ferita. Lui prosegue il suo lavoro, salvando altre vite, ed è dentro quando crolla la torre.

Storia di un eroe, non saprei in che altro modo chiamarlo. Storia di un destino e di un po' di cinismo da parte della morte.

L'acqua scorre in queste cascate nuove di zecca, giù, fino a quelli che una volta erano i piani interrati, creando un senso di pace e tranquillità eterno. Forse si voleva compensare tutto il dolore accumulato.

Restiamo ancora un po', poi ci avviamo verso l'uscita con tanti pensieri per la mente.



La visita al memoriale è consigliata, è molto toccante secondo me... Ho fatto delle foto e un video. Vi metterò tutto appena riuscirò.
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« Risposta #34 inserito:: 24 Ottobre 2011, 11:46:47 »


continuo a ripeterlo... sei un grande giuseppe!! proprio un bel racconto!
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Giuseppe83
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« Risposta #35 inserito:: 25 Ottobre 2011, 08:25:56 »


Grazie Lauretta, come dissi anche a Spino al raduno, lo scrivo anche per tenere un ricordo per me.  Wink

Sono contento che, anche se un po' prolisso e pieno di considerazioni personali (che possono, ovviamente, cozzare con quelle degli altri) possa piacere.

Cercherò di mettere in serata il materiale audio/video nuovo.  Wink
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« Risposta #36 inserito:: 25 Ottobre 2011, 14:42:18 »


Più sei "prolisso" e meglio è, fidati! Inoltre ben vengano le considerazioni personali, è proprio questo che rende ogni racconto unico, ed ogni volta si scopre una New York diversa dalla propria.! Wink
Grazie Giuseppe per l'accuratezza del tuo racconto! Aspetto il seguito! Wink Smiley
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Luca80
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« Risposta #37 inserito:: 27 Ottobre 2011, 00:43:14 »


Era da un pò che non leggevo i racconti NewYorkesi del Forum e sono contento di aver ripreso con questo che trovo molto interessante! Continua così!! Tongue

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Giuseppe83
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« Risposta #38 inserito:: 27 Ottobre 2011, 08:31:15 »


Non mi sono dimenticato di voi, sono solo un po' impegnato in diverse attività, ma sto continuando la scrittura del racconto.  Grin

Buona giornata a tutto il forum!  Wink
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« Risposta #39 inserito:: 31 Ottobre 2011, 23:16:29 »


Finalmente stasera ho un pò di tempo per leggere il racconto... è bellissimo! Molte tue esperienze mi riportano indietro nel tempo e mentre leggo penso a quando le ho passate anche io... bellissime anche le foto aspetto il seguito Smiley
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Claudia 65
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« Risposta #40 inserito:: 03 Novembre 2011, 13:02:49 »


Sono tornato...  Grin ... Scusate la lentezza nel proseguire il racconto, ma, al solito, ci sono tante cose da fare e poco tempo per farle!

Sono riuscito, tuttavia, a scrivere una parte del racconto che ora vi posto. A questo punto sono indietrissimo con le foto, spero di farcela a metterle presto!

===

25 Settembre 2011 - Frivolezze - Parte due

Si va verso l'uscita del memoriale ed ecco che c'è la sorpresa che non ti aspetti: una corsa/manifestazione da parte delle forze dell'ordine e armate su West Street. Vigili del fuoco, polizia e militari a gruppi ordinati che sfilavano correndo, con gente che li incitava e li applaudiva!

I più coreografici sono senz'altro i marines con un portabandiera a capo fila (non oso immaginare l'allenamento per correre e tenere a due mani l'asta della bandiera) e i cori.

Al fondo della corsa vi era un mezzo dei vigili del fuoco, i quali sono assolutamente spettacolari secondo il mio punto di vista, un punto di riferimento per tutti. E poi, per fare show... un auto da nascar!

Che roba, come mettere sù con semplicità un grandissimo e coinvolgente show!

Prima di prendere la metropolitana, ci fermiamo a far merenda in uno dei locali in zona. Mia sorella decide per un thè più croissant, io acqua e croissant.

Il thè probabilmente era stato teletrasportato direttamente dall'interno di una stella, dati i milioni di gradi che raggiungeva.

Finita questa pausa prendiamo la metro, che ci porterà nelle vicinanze di B&H, per l'acquisto di videocamera e di una nuova lente. Prendiamo la uno da Rector Street fino alla trentaquattresima-Penn Station.

Nonostante ci sia un bel po' di strada da fare, il treno ci porta rapidamente a destinazione. A quest'ora della domenica non si trova molta gente, e quelli che ci sono sembrano essersi appena svegliati.

II ritmi sono meno convulsi e più rilassati.

B&H si trova sulla 33-34th & 9th Av; il negozio è immenso, vende qualsiasi cosa riguardante l'audio-video. C'è veramente tanta gente, si lascia lo zaino all'ingresso, ma si può portare la propria attrezzatura dentro senza nessun problema per eventuali test.

Il personale è qualificato e competente e troverete gente che parla anche italiano se ne avrete bisogno. Il risparmio è significativo, se pensate che ho comperato, oltre alla videocamera, anche la sdxc da 32GB, quest'ultima a 44$ (circa 31€), marca Lexar. Tutto questo al piano inferiore, mentre salendo si entra nel mio regno, la fotografia.

Qui c'è tutto ed hai la possibilità di provare le lenti una volta che ti servono ai banconi. Per servire hanno una quarantina di addetti solo ai banchi del reparto fotografia.

Noi abbiam avuto la fortuna di parlare con un addetto che è stato in italia per sedici anni, facendo fotografia di moda. Parlava un discreto italiano e la sua competenza era estremamente alta sull'argomento.

Finito il giro da B&H ci dirigiamo verso Macy's per il pomeriggio. Decidiamo che è ora di sfruttare gli autobus anche per poche fermate. Siam scesi di fronte a Macy's, ma la cosa importante è che non abbiam sprecato energie ed abbiam risparmiato tempo.

Prima di entrare mangiamo qualcosa e poi ci immergiamo. Cerchiamo subito al mezzanino il bancone per la tessera sconto. Ci accoglie un addetto di colore che, chiedendo la nazionalità, si prodiga in una improbabile conversazione in italiano.

Ci spiega quali sono le limitazioni, poi mi chiede se avevo il lettore blue-ray. Io rispondo di sì, lui allora, convintissimo, mi dice che dunque avevo la playstation 3. La mia risposta è negativa, lui mi guarda stupito. Forse tutti gli italiani incontrati finora avevano una playstation 3, bhò. Un discorso alquanto privo di senso, devo ammetterlo.

Iniziamo a girovagare, ed ancora, ed ancora. La sensazione di essere in un luogo dove non sai se riuscirai ad uscirne è altissima. Commessi e commesse sono molto gentili, anche troppo.

Al reparto Raulph Lauren questa signora diventa addirittura fastidiosa, inseguendoci per tutto il reparto e proponendoci cose di vario genere, da maglioni a qualasiasi altro capo. Quando noi usciamo dalla sua zona di competenza continua a guardarci, percorrendo parallelamente a noi il corridoio fino a quando non riusciamo a seminarla, noi liberi, lei chiusa nel suo piccolo recinto di vendita. Devo ammettere che è stato inquietante, quasi da psicosi.

Invece al reparto Levi's, chiedo all'addetto se possiam pagare in qualsiasi cassa. Lui, molto gentilmente, mi risponde che tutte le casse dell'edificio sono utilizzabili senza problemi. Poi prosegue con una battuta: "Alla fine basta che paghi, altrimenti la polizia ti acchiappa subito" questa volta con tono scherzoso e sorridente.

Abbiam trascorso parecchio tempo dentro Macy's, e ce ne sarebbe voluto ancora di più; abbiam apprezzato sopratutto la vasta scelta della merce e la tranquillità di poter guardare tutto senza ressa. I prezzi non sono minimi, ma si trovano delle buone offerte ed è molto probabile che troverete quello che cercate. Non ho visto dei cartellini con prezzi da trappola turistica, ma tutti proporzionati al marchio.

Tuttavia se volete fare ottimi affari, bisogna spostarsi da altre parti.

Usciamo da Macy's su Herald Square. Il tempo è nuvolo, molto grigio e minaccia pioggia; volevamo provare a salire sull'Empire, ma ci rinunciamo, date anche le buste che abbiamo. Così ci fermiamo in questo piccolo scorcio di Manhattan, osservando le persone. E' una cosa che mi piace fare.

Ci sono gruppi di ragazzi e ragazze adolescenti che si danno appuntamento lì, per poi entrare da Macy's, ma anche persone che lavorano o che hanno appuntamento, lì in quel piccolo anfratto.

C'è anche una turista che chiede a me indicazioni su dove è Penn Station, cosa che gli indico senza particolari problemi. Mi avrà preso per un residente? Sarebbe motivo di grande orgoglio per me.

I semafori continuan a fare il loro lavoro, rosso, poi verde e di nuovo rosso. Le persone freneticamente vanno e vengono, cercano qualcuno, scattano foto, fanno video. In così poco spazio si può trovare il mondo, anche se non si è a Times Square.

Manhattan è così, non va mai dimenticato.

===

Così finisce un'altra parte del mio racconto; come al solito commenti e critiche sono ben accette. Ovviamente anche domande e curiosità...  Grin
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« Risposta #41 inserito:: 09 Novembre 2011, 18:45:34 »


E finalmente riesco a leggere il tuo racconto.... E' STUPENDO
per non parlare delle foto davvero bellissime... qualla che fin ora mi è piaciuta di più è quella in bianco e nero nel vagone della metro
Non vedo l'ora di leggere il seguito  Wink
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« Risposta #42 inserito:: 20 Novembre 2011, 16:32:06 »


Veramente ben scritto Smiley Mi raccomando devi continuare eh  Grin
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« Risposta #43 inserito:: 22 Novembre 2011, 13:20:45 »



Dove sei finito, Giuseppe?  Roll Eyes
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« Risposta #44 inserito:: 24 Novembre 2011, 13:19:25 »



Dove sei finito, Giuseppe?  Roll Eyes


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