Sono stato un po' impegnato e dunque le foto arriveranno un po' in ritardo, ma intanto vi scrivo la parte successiva del racconto.
25 Settembre 2011 - Due gemelle perse per sempre - Parte unoLa sveglia suona, ne sento distintamente il suono. Ci si sveglia con questo suono ed è un buon segno, vuol dire che il jet-lag ci sta abbandonando pian piano.
Facciamo colazione e ci prepariamo. Alle nove dobbbiamo essere al 9/11 Memorial con i nostri pass di ingresso.
Scendiamo in strada per le otto, potremo andare a piedi, ma decidiamo di prendere il pulmann a due passi dal nostro palazzo. Oggi, uscendo, giriamo sulla sinistra, anzichè a destra e scopriamo proprio accanto al nostro portone un Duane reade, discretamente fornito, aperto ventiquattro ore su ventiquattro.
Il mio primo pensiero è: "Come abbiam fatto a non accorgercene prima?"
Arriviamo alla fermata per prendere l'M15; arriva poco dopo, ma si ferma prima e lo perdiamo. Ci spostiamo allora prima e perdiamo quello dopo. Qui c'è qualcosa che non quadra, siamo decisamente perplessi. In più è domenica, la gente è poca in questa zona.
Alla fine ce la facciamo a prendiamo il bus, che ci lascia in zona South Ferry/Battery Park. Secondo GMaps, la fermata dell'M20 è a due passi, giri l'incrocio e ... taaaaac... ehm, no, non c'è. E adesso? Chiediamo ai due poliziotti!
"Scusi, sa dov'è la fermata dell'M20?" - <mi guarda> "Uhm, non so bene, è quel gruppo di fermate o l'altro" - "Ok, grazie"
Ovviamene scegliamo il gruppo di fermate sbagliato, in direzione opposta; torniamo sui nostri passi, troviamo la fermata, ma l'M20 non si è comunque visto. Sono le 8.45 a.m. e siamo lontani.
Prendiamo un taxi, sperando sia più semplice dell'ultima volta. Ne fermiamo uno al volo, saliamo, il tassista non capisce subito, ma prende la mappa e mi chiede di indicargli dove volevam andare per evitare equivoci di qualsiasi natura.
Io glielo indico, ma lui risponde che li non ci si può entrare, mi lascerà più vicino possibile.
5 dollari inclusa mancia per percorrere velocemente il tratto di strada.
Mancano sei - sette minuti, abbiam un tratto da fare a piedi, ma arriviamo puntuali. "We did it!!!"
Durante il percorso taxi-ingresso, una fiumana umana di poliziotti in alta uniforme, vigili del fuoco e bande con cornamusa. L'atmosfera è incredibile, sono tutti che chiacchierano tra loro, a metà tra il felice e il triste.
Vedo alcuni che si reincontrano, penso dopo diverso tempo, riabbracciandosi come fratelli. Una grande famiglia, tutti uniti.
Arriviamo all'ingresso, ci vengono chiesti i pass e oltrepassiamo il primo check. Secondo check, scansione del codice a barre del biglietto. Terzo check, controllo borse con scansione. Quarto check, il biglietto viene forato in stile treno. Quinto check, un signore ci augura una buona visita.
Tra i diversi check-point, persone che indicano il percorso da seguire. Il percorso pedonale è completamente sorvegliato, sia visivamente, sia con telecamere normali e a 360 gradi.
Entriamo dentro al memoriale e c'è subito qualcosa di anomalo. La zona è aperta a radura, aberi tutto intorno e dentro, due quadrati che si possono intravedere e una costruzione bassa. Poi di colpo la Freedom Tower, già enorme, immensa. Anche il WTC4 è ad un punto incredibile, lavorano veloci, veramente veloci.
Gli alberi non sembrano aver subito danni dal recente uragano, tra qualche anno copriranno la zona creando un porticato naturale molto bello.
Avvicinandosi al vero memoriale, si inizia a sentire lo scorrere dell'acqua, poi si riesce finalmente a vedere la cascata, dove una volta c'era la torre sud. Guardo verso l'alto, il cielo è vuoto, la torre non c'è più. Provo a immaginarmi come potesse essere, raffigurandola nella mia mente un po' più alta della Freedom Tower odierna.
Poi guardo la distanza dalla Torre nord, faccio la stessa cosa, le immagino insieme, svettanti quasi a toccarsi. Ripercorro poi qualche immagine di quel giorno maledetto e continuo a non capirne il perchè. Dieci anni sono passati, ma continuo a non capirlo. E' altamente improbabile che qualcuno lì dentro centrasse qualcosa con i giochi politici e di potere.
Poi torno alla realtà, lo spazio è ampio, le torri non ci sono più.
La gente porta ancora il dolore di quei giorni, persone comuni, gente che lavora, non terroristi, non politici. Cittadini e turisti. Si vuole andare avanti, ma non si dimenticherà mai. Ancora una volta New York darà prova di essere unita nella ricostruzione.
I nomi di tutte le persone sono incisi su lastre di pietra nera che circondano le cascate delle due impronte delle Twin Tower. Per alcuni è rimasto solo il nome da poter onorare.
Le storie qui sono tante e per essere raccontate non basterebbe un libro. La fatalità a volte coglie impreparati, come nella storia che vi racconterò e che forse conoscerete; si tratta di una coppia, lei impiegata, lui vigile dl fuoco. L'11 settembre 2001 erano a lavoro, lui in caserma , lei in ufficio, in una delle due torri. Succede il putiferio, lui viene mobilitato come gli altri, ma non sa dove è la moglie, se è viva o meno.
Il suo obiettivo è salvarla, ovviamente, cosa che gli riesce. La moglie esce dalla torre viva, forse più spaventata che ferita. Lui prosegue il suo lavoro, salvando altre vite, ed è dentro quando crolla la torre.
Storia di un eroe, non saprei in che altro modo chiamarlo. Storia di un destino e di un po' di cinismo da parte della morte.
L'acqua scorre in queste cascate nuove di zecca, giù, fino a quelli che una volta erano i piani interrati, creando un senso di pace e tranquillità eterno. Forse si voleva compensare tutto il dolore accumulato.
Restiamo ancora un po', poi ci avviamo verso l'uscita con tanti pensieri per la mente.
La visita al memoriale è consigliata, è molto toccante secondo me... Ho fatto delle foto e un video. Vi metterò tutto appena riuscirò.








