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Autore Discussione: rieccoci a casa. peccato...  (Letto 19159 volte)
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mariarita
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« Risposta #75 inserito:: 02 Febbraio 2010, 23:58:47 »


Un piccolo inciso: non so se capita anche a voi, ma quando io esco dalla metropolitana ho sempre la sgradevole sensazione di avere perso i punti cardinali. Io ho un ottimo senso dell’orientamento, una cosa veramente istintiva, e raramente mi perdo anche nelle città che non conosco salvo…quando esco dalla metropolitana. A volte riesco a raccapezzarmi seguendo il sole, ma oggi è un po’ velato da una leggera foschia…e così anziché dirigermi verso ovest sul marciapiede a sud della 116th, sto camminando verso est sul marciapiede a nord. Una coppia di ragazzi che cammina avanti a noi, e che sulla metro parlava giusto di voler assistere ad una messa gospel, si accorge di aver sbagliato direzione e torna indietro; io invece proseguo imperterrita. Incontriamo diverse chiese da una parte e dall’altra della strada, peggio che essere a Roma. Ne incontriamo una con fuori affisso un cartello “all are welcome” ma la porta è chiusa e due uomini vestiti elegantemente davanti alla porta non accennano a volerla aprire per farci entrare. Probabilmente la funzione è ad un’altra ora, pensiamo, e proseguiamo. Arriviamo ad un’altra chiesetta dove alcune persone aspettano di entrare, e ci sono anche alcuni bianchi che hanno l’aria di essere turisti, così decidiamo di fermarci anche noi, dal momento che abbiamo ormai realizzato i avere sbagliato direzione.
E’ una chiesetta piccolina e molto, molto bruttina, uno stanzone imbiancato di fresco che ha l’aria di un capannone artigianale. E’ la Second Providence Baptist Church, entriamo e ci sistemiamo con un po’ di imbarazzo nel penultimo banco (è brutto mettersi proprio nell’ultimo) accanto a due anziane signore vestite a festa, con tanto di cappellino, che sono veramente meravigliose: una alta alta e magra che mi ricorda tanto una di quelle caratterizzazioni di Eddie Murphy, quando truccato interpreta tutti i famigliari del protagonista, l’altra fasciata in un tailleur verde brillante ormai troppo stretto, con un’aria da Big Mama. Ci sorridono cordialmente e per tutta la cerimonia ci assisteranno per indicarci i canti, le letture e, soprattutto, la questua.
Il pastore ci saluta e ci da il benvenuto, e tutta l’assemblea si volta a guardarci. Sorridiamo imbarazzati, anche perché realizziamo che la messa è già iniziata da tempo. Poi vedremo che la funzione dura parecchie ore, e che la gente arriva e se ne va per tutto il tempo, ma solo in momenti stabiliti quando un cerbero in gonnella (immaginiamo sia la perpetua) apre le porte, e mai durante le letture o durante i sermoni. Infatti dopo 15 minuti dal nostro ingresso due coppie di turisti entrate con noi tenta di andarsene, ma vengono rispediti al banco fino a quando dopo mezz’ora la perpetua apre e li fa uscire. Giusto, non si deve disturbare la funzione con continui andirivieni.
La chiesa è poco frequentata, e soprattutto da persone anziane. Solo a poco più di mezz’ora dalla fine arriveranno delle ragazze e alcune mamme con bambini. La cerimonia è piuttosto diversa da quelle alle quali siamo abituati in Italia, nonostante la scarsa affluenza è molto partecipata, e si capisce che è un modo di ritrovarsi della comunità, si danno notizie sui fedeli, ad esempio il pastore comunica che un fedele è uscito dall’ospedale e tutti applaudono, che è nata la nipotina di un’altra persona, e infine si fanno gli auguri a due persone che compiranno gli anni in settimana, che vengono fatte alzare in piedi mentre tutti cantano happy birthday.
Anche durante le spiegazioni delle letture e i sermoni la gente annuisce, si alza e applaude quando è d’accordo con il pastore (yes yes, Amen), ma il momento più coinvolgente sono ovviamente i canti, quando tutta l’assemblea batte le mani a ritmo, molti si alzano in piedi e ballano. Alcuni fra i fedeli vanno ai microfoni e intonano canti gospel, con voci da pelle d’oca a dispetto dell’età avanzata di alcuni di loro. “Mamma, sembra come i Blues Brothers” mi dice Daniele mentre batte le mani e balla, totalmente preso dal ritmo.
Beh, la chiesetta è davvero modesta e il pastore non è certo James Brown, ma stiamo partecipando a qualcosa di veramente autentico e molto sentito, non ad una messinscena per turisti. Anche perché insieme a tre ragazze entrate con noi siamo rimasti gli unici bianchi.
Di tanto in tanto viene richiesta un’offerta per questa o quella intenzione e Dani si fa convincere a contribuire con le monetine che ha raccolto per la strada in tutti questi giorni e che gli riempiono ben due tasche dei pantaloni, e a malincuore le versa nella bustina che la zia di Eddie Murphy gli porge, poi la porta all’altare, fra i sorrisi di tutti i vecchietti che lo guardano sfilare nella corsia centrale. Il pastore lo ringrazia con un sorriso e lui risponde qualcosa, poi ritorna indietro tutto orgoglioso. Il tempo passa e viene il momento della comunione, che costituisce il saluto finale. Chi non la fa esce, chi la fa si avvicina e va sedersi nei primi banchi. Noi decidiamo di non muoverci e di aspettare la fine della funzione. Vengono distribuiti dei piccoli bicchierini di vino rosso e le particole. Daniele che ormai si sente parte della comunità si avvia verso l’altare ma viene acchiappato per il colletto: non mi sembra opportuno partecipare dal momento che noi siamo cattolici e non battisti, non so se sia uguale, boh. Discutiamo un attimo con Marci che invece vorrebbe andare anche lui, dal momento che siamo ospiti di questa comunità perché non unirci in comunione con loro? Il pane e il vino non sono diversi…Poi l’orribile perpetua ci fulmina con lo sguardo e ce ne stiamo ben zitti e buoni…
La funzione termina ed usciamo, non prima di avere salutato la zia e Big Mama, il pastore ed alcuni vecchietti che passando ci stringono la mano.
Non sarà stato un concerto gospel dei migliori, ma siamo tutti e quattro entusiasti e rimarrà uno dei momenti della vacanza dei quali parleremo più volentieri al ritorno.

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mariarita
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« Risposta #76 inserito:: 03 Febbraio 2010, 00:00:25 »


Dall’altro lato della strada c’è un mercato del pesce, ed è aperto. Una delle passioni dei miei figli quando siamo in viaggio è visitare le pescherie, e così entriamo. La mia esperienza si limita ad orate e branzini quindi non vi so dire che razza di pesci fossero quelli che c’erano in vendita, ma i miei figli si sono divertiti moltissimo a cercare di riconoscere strani pesci che avevano visto solo nei libri, fra lo sguardo stupito dei presenti che guardavano questa strana famiglia italiana per niente intenzionata a comprare, che faceva un gran casino dicendo: guarda! Cos’è questo? E quello’ ma sembra…è della famiglia del…oooh!mai visto! Ma dai!
Facciamoci sempre riconoscere….

Ci avviamo su per la Lenox Ave perché vorremmo andare da Sylvia’s per il pranzo, un altro pezzo di storia. Ma una volta arrivati davanti al ristorante vediamo una folla di turisti spaventosa che aspetta di entrare. Poche decine di metri prima del ristorante c’è un altro locale nuovo, mi pare si chiami Sylvia’s anche questo, affollato di comitive di turisti in viaggio organizzato. AAARGH ci allontaniamo subito di qua! Proseguiamo fino all’altezza della 137th st dove troviamo un piccolo ristorantino consigliato dalla top10 Mondadori: Miss Maude’s Spoonbread Too. Vi consiglio di visitare il sito internet, è davvero carino.

Okay vado a dormire. Domani se riesco proseguo con il resto della giornata...   
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« Risposta #77 inserito:: 03 Febbraio 2010, 00:45:14 »


Che meraviglia il tuo racconto! E' un piacere leggerti Smiley
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« Risposta #78 inserito:: 03 Febbraio 2010, 21:33:16 »


Ecco, letto tutto d'un fiato! Smiley Proprio un bel racconto mariarita!

I dettagli e le considerazioni che fai suoi luoghi, suoi posti dove mangiare e sulle persone che hai incontrato, sono veramente interessanti!
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mariarita
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« Risposta #79 inserito:: 03 Febbraio 2010, 23:03:24 »


ARAGORN??? WOW! Sono una fan di Viggo Mortensen! Incontriamoci....

Scherzi a parte...vorrei avere più tempo per scrivere, mi sono ridotta a febbraio a raccontare di un viaggio fatto a settembre...con il pc che si è impallato e sono stata senza per mesi (non voglio usare quello dell'ufficio, non si sa mai) e un nuovo lavoro che mi ruba tutto il tempo libero (ma chi me l'ha fatto fare di accettare? bah, ormai...)
Ma ora che ho un pc quasi funzionante, proseguirò presto con il pomeriggio della domenica ad Harlem.
A proposito, sapete che il pollo fritto (si proprio quello di cui si sente sempre parlare nei telefilm) è davvero buono? Poi vi racconetrò. Stasera devo aiutare Dani con la verifica di Inglese, e sono già le 10 passate! ci vorrebbe una giornata di 36 ore, anzi no, mi toccherebbe di lavorare di più!
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« Risposta #80 inserito:: 04 Febbraio 2010, 18:43:22 »


ARAGORN??? WOW! Sono una fan di Viggo Mortensen! Incontriamoci...

Eheh!! Cheesy Mi mancano giusto i capelli castani e lunghi, ma per il resto... Grin
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mariarita
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« Risposta #81 inserito:: 04 Febbraio 2010, 23:41:31 »


eccoci da Miss Maude
Il ristorante è piccolino e arredato semplicemente, anche se grazioso. Affollato sia da turisti come noi ma anche da abitanti del luogo vestiti a festa, all’uscita dalla chiesa.
Il menù è quello tipico del sud, dal “gumbo” al “catfish” (che non è il nostro pesce gatto), ma noi scegliamo il pollo fritto accompagnato da due contorni a scelta che da quanto ho letto nel sito del ristorante è la specialità della casa. E a ragione:bollente, saporito e croccante, una delizia. Le porzioni sono abbondanti ma non possiamo farne avanzare. >Daniele, che è senza fondo, prende anche un dessert, noi tre continuiamo ad accettare il caffè che di volta in volta ci viene offerto.
Il servizio lascia un po’ a desiderare, ho come l’impressione che a servire a tavola siano figli o nipoti che non ne hanno una gran voglia, mentre quella che sembra essere la titolare è molto gentile e paziente, raccoglie le ordinazioni e coordina il tutto.
Usciamo più che soddisfatti anche dal conto, e riscendiamo verso sud  giu per la Lenox fino alla 125th, ammirando il quartiere e le belle case ristrutturate. Di tanto in tanto passano autobus turistici con tanto di guida al microfono; chissà perché immaginavo il quartiere molto più degradato
invece almeno questa parte è davvero gradevole.
                         
Arrivati alla 125th voltiamo a destra. I negozi sono aperti e affollati così come il marciapiede ingombro di venditori di ogni cosa, l’atmosfera è chiassosa e molto vivace, con musica a tutto volume e gente intenta nello shopping di magliette e abbigliamento decisamente pittoresco.
Arriviamo davanti all’Apollo Theater (altro notevole pezzo di storia) e Marcello da bravo musicista viene attratto da un venditore di cd taroccati di musica jazz, si tratta di autentici cd registrati in casa con tanto di copertina fotocopiata a colori, un vero manufatto artigianale. Costano tre dollari l’uno, ma ce ne da due per 5 dollari. Marci sceglie due raccolte di Charles Mingus, anzi per la precisione un cd e un dvd con filmati originali. Il venditore è simpaticissimo, e fa di tutto per consigliare per il meglio, e poi quale luogo migliore per comprare musica jazz del marciapiede davanti all’Apollo?
                         
Proseguiamo fino all’incrocio con Manhattan ave, dove vorrei prendere la metro per fare un paio di fermate fino alla cattedrale di st John the Divine, ma i ragazzi vogliono a tutti i costi proseguire a piedi, adorano questo quartiere e a sua vivacità.
E così scendiamo fino a Morningside Park, bellissimo parco  dove famiglie di amici si ritrovano per picnic o barbecue. Anche le case che costeggiano l’altro lato della strada sono molto ben tenute.

questo è dipinto sul muro di una scuola in morningside ave
                         
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« Risposta #82 inserito:: 04 Febbraio 2010, 23:58:47 »


mi dispiace ma le foto sono piccoline, non riesco più a postarle grandi, non so perchè.

Facciamo una passeggiata nel verde e ci rilassiamo un po sull’erba ai bordi del laghetto, poi ripartiamo sulla Cathedral pkwy, e cosa incontriamo? Miss Mamie’s, l’altra “filiale” di Miss Maude, riconoscibile perché ha la stessa insegna e lo stesso tendone rosso. Proseguiamo fino alla cattedrale, davvero imponente, che vediamo solo da fuori. Lungo la strada costeggiamo splendidi palazzi fra cui quello dove ha vissuto George Gerswin come da targa che abbiamo ovviamente fotografato
                             
Marcello arriva ad una conclusione: da grande verrà a vivere in questo quartiere, diventerà insegnante di lingua e letteratura italiana alla Columbia University e la sera suonerà in qualche localino, ovviamente jazz. Perchè no? Alla sua età è importante seguire i propri sogni     
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« Risposta #83 inserito:: 05 Febbraio 2010, 09:01:28 »


Mariarita il tuo racconto è bellissimo!
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« Risposta #84 inserito:: 09 Febbraio 2010, 00:08:38 »


che bello leggere i tuoi racconti, ma hai organizzato dei percorsi prima di partire?..perchè sembra tutto cosi perfetto...locali e ristoranti davvero carini! Io parto tra meno di un mese per la 2 volta, e nonostante abbia letto la lonely e tutto il forum...ho proprio la sensazione di non riuscire ad organizzarmi una volta arrivata lì! ...soprattutto di lasciami sfuggire i luoghi piu originali..bhè speriamo, questa volta mi piacerebbe davvero viverla NY! ♥♥


Il forum in questi giorni sembra un pò sottotono..ma siete tutti in vacanza? ihihi
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« Risposta #85 inserito:: 13 Febbraio 2010, 19:19:52 »


beh si diciamo che appena ritorno da un viaggio comincio a pianificare la nuova vacanza, poi però una volta arrivati a destinazione non riesco a rispettare il programma, i figli spingono per andare qui o là...e poi è bello anche seguire l'istinto, magari vedi un cartellone pubblicitario di un posto che ti ispira e via, rinunci al museo e prendi un'altra direzione...come è capitato a noi il giorno successivo a quello di harlem, che appena possibile vi racconterò
E' anche divertente a volte smettere di fare i turisti e passeggiare per le strade seguendo il vento, entrare nei supermercati per fare la spesa, osservare la gente, o, come dice sempre mio figlio Marcello, "vivere" la città. E purtroppo partiamo sempre con la triste consapevolezza di avere perso qualcosa, che il tempo a disposizione era troppo poco
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mariarita
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« Risposta #86 inserito:: 16 Febbraio 2010, 21:09:27 »


Ho davvero poco tempo, ma provo ad andare avanti un pochino.

Prendiamo la metropolitana e lasciamo Harlem a malincuore,  andiamo al Greenwich village che avevamo in programma qualche giorno fa ma che abbiamo sempre rimandato perché trovavamo qualcos’altro da fare o non riuscivamo a rispettare i tempi e la tabella di marcia. Scendiamo in Sheridan Square e giriamo per Groove street. Davvero graziose le casette a schiera di questa zona; giriamo per Bedford street e arriviamo alla casa piu stretta di New York. E’ in vendita e io scherzo con i ragazzi che si lamentano sempre perché viviamo in un piccolo appartamento, e propongo loro di comprare questa che è larga meno della loro stanza da letto. Ho letto di recente da qualche parte che la casa è stata venduta…peccato, l’avrei comprata davvero volentieri.
Nel complesso il quartiere sembra davvero carino, ha un’aria molto british, non so se mi spiego.
Il cielo si è annuvolato e sembra voler piovere da un momento all’altro, così allunghiamo il passo per raggiungere Washington Square. Qui troviamo molta gente intenta a leggere e a riposare sulle panchine, bimbi che giocano e un gruppo di artisti che suona e balla. Mio marito e Marci si accasciano stanchissimi su una panchina, Daniele addocchia un venditore di gelati e io vorrei fare una passeggiatina nei dintorni, ma la mia proposta viene bocciata all’unanimità dal resto della famiglia. Così do qualche dollaro a Dani che si mette in fila per il gelato (l’ormai immancabile gelato alla vaniglia e biscotti oreo, inesistente qui da noi) perché voglio che impari ad arrangiarsi da solo, e direi che ce la fa benissimo, lascio riposare i due bradipi sulla panchina e do un’occhiatina intorno per i fatti miei, ma senza allontanarmi troppo. Davvero grazioso il quartiere, con le piccole costruzioni ottocentesche e i vari stili architettonici, così diverso dalla Manhattan che abbiamo visto finora.
Recuperati i bradipi e il divoratore di oreo, decidiamo di riprendere la metro per andare in canal street e cercare poi di raggiungere Little Italy e Chinatown
Ed ecco il solito problema: la cartina indica una fermata di metropolitana sulla west 4th street, ma o noi siamo rimbambiti o si sono scordati di fare il buco sul marciapiede…ma perché non sono segnalate un po meglio ‘ste fermate della metro? Ed è proprio qui all’incrocio che notiamo il playground  rinchiuso in una specie di gabbia dove è in corso un mega partitone di basket che sembra non avere fine: giocatori organizzati ed estemporanei (c’è chi gioca in jeans e camicia…) si sfidano in una partita infinita; quando qualcuno lascia il campo perché sfinito o perché proprio se ne deve andare, c’è qualcun altro pronto a rimpiazzarlo e il gioco non si ferma mai. Restiamo a guardare divertiti, e so che Marci sarebbe tentato a partecipare…
Solo dopo parecchio tempo, decidiamo di partire alla ricerca di ‘sta maledetta fermata, e scendiamo a Canal street. Ma c’è tutto il mondo qui!!! Una folla incredibile riempie i marciapiedi, dove venditori ambulanti vendono ogni cosa, ma soprattutto imitazioni di borse firmate (Gucci, Luis Vuitton ecc) taroccate per la verità abbastanza benino, al prezzo medio di 50 dollari. Marci compra una cintura di plastica bianca con disegnate delle note musicali (orribile!) al prezzo di due dollari, ma per la verità ci sentiamo soffocare dalla folla e non vediamo l’ora di andarcene di qua. Forse sarebbe stato meglio evitare la domenica pomeriggio. Rinunciamo a visitare Soho e Tribeca, purtroppo, e tiriamo dritto per Little Italy. Chiediamo indicazioni a due vigili che ci fanno proseguire fino a Mulberry street. Qua troviamo una roba che sta a metà fra certe località turistiche italiane allestite ad uso e consumo dei turisti stranieri, e i villaggetti finti dei parchi divertimenti. Ristoranti dal nome improbabile quanto troppo scontato, che espongono menù dove gli spaghetti al pomodoro costano 12 dollari e dove il personale sembra più nordafricano che italiano, ma capisco che ad un occhio straniero lo stereotipo dell’italiano assomigli ad un tunisino con i capelli neri ed i baffoni, un fazzoletto rosso al collo ed il grembiule macchiato di sugo sulla pancia pingue. Comunque nel complesso il posto è divertente, ci sono anche tanti negozi, salumerie con prodotti tipici italiani (carissimi). Facciamo un giretto su e giù fino a Broome street dove Marci trova una bancarella dove sono esposte magliette con stampe inusuali e davvero divertentissime, e ovviamente ne compra una (ma che valigie dovrò portarmi a casa?). Girando su e giù arriviamo ovviamente anche nella zona cinese, dove incontriamo ristoranti e negozi davvero inusuali, Ci fermiamo un attimo a guardare le merci esposte ma non riusciamo ad individuarne la natura, animale o vegetale che sia, anche perché i cartellini esposti sono tutti scritti in cinese, e non ci azzardiamo a chiedere informazioni, già capiamo poco l’americano…
Quartiere davvero curioso, da vedere almeno una volta. Anzi, forse una volta basta e avanza…
Come quartiere italiano consiglio vivamente Belmont nel Bronx, sicuramente più genuino di questa strana esibizione di stereotipi italiani.
Si sta facendo sera e si avvicina l’ora di cena. Non abbiamo voglia di rimanere qui e così Marci ci ricorda che non siamo ancora andati all’Hard Rock Cafè, dove vorrebbe comprare qualche maglietta da regalare agli amici. E così risaliamo di nuovo Canal Street fino alla prima fermata della Metro, di nuovo in direzione Times Square.
Qui veniamo intruppati in un fiume di gente: ma la domenica la gente si trova tutta in Canal Street e in Times Square? Andiamo al Deli di Spino per comprare una bottiglia d’acqua e saremmo tentati a cenare lì, ma la saletta da pranzo al piano superiore è chiusa, così decidiamo di affrontare di nuovo il fiume di gente e prenotare all’Hard Rock. Qui ci mettiamo in coda per la prenotazione:abbiamo davanti un mare di prenotazioni ma va bene lo stesso, il pollo fritto di miss Maude non è stato ancora del tutto metabolizzato, e possiamo tranquillamente cenare tardi. Ma l’acquisto dei souvenir richiede tanto tempo e riflessioni, e una volta comprate tutte le magliette, spillette, cappellini per i componenti della band di Marci, la ragazzina del momento, i cugini, due o tre compagne di scuola che…non ho capito bene perché meritino un regalino da new york, si libera il nostro tavolo.

il resto alla prossima puntata, con anche qualche foto. Tenterò di metterne alcune nella gallery
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« Risposta #87 inserito:: 17 Febbraio 2010, 16:23:06 »


Grazie. Aspetto altre foto. Wink
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