Ciao Caipiroska,
mi unisco alle considerazioni di Spino e Luca.
Non puoi rinunciare ad una delle sensazioni più esaltanti che si provano durante la visita ai santuari Naturali protetti nei Parchi, ovvero quella di una estrema libertà, di una totale sicurezza dei comportamenti umani (le insidie nei Parchi vengono dalla Natura e non dagli uomini).
Fidati prendi un volo arriva a Las Vegas, affitta una macchina e goditi lo straordinario spettacolo che offre alla tua vista.
Ti lascio una piccolissima "ouvertur" al Grand Canyon che racconto nel mio libro nella risalita dal Saguaro National Monument di Tucson al Grand Canyon.
Quando poi sarai lì considera anche l'Antelope Canyon che visiti da Page.
Ecco il brevissimo estratto nella speranza che possa farti entrare in atmosfera:
" Salendo verso nord le rocce cominciano a prendere tutte le sfumature del rosso. Hanno, quasi, un tenue arancione intorno a Sedona, e un rosso tendente al magenta salendo a Flagstaff. Dove Geronimo cedeva il passo a Cochise, i saguari lasciano il posto ai boschetti di pioppi gialli, che friniscono al vento.
Ancora più a nord le rocce si appiattiscono del tutto, sparendo in una pianura indistinta, ricoperta da una vegetazione di pini bassi e resinosi: la Kaibab National Forest.
La terra si prepara a precipitare in un baratro, profondo due miliardi e settecento milioni di anni.
Senza preavviso.
In realtà, ognuno, dei cinque milioni di turisti che ogni anno si affacciano sull’orlo del precipizio, più o meno sa cosa aspettarsi. Più o meno immagina la tonalità di queste rocce, che arrossiscono davanti al tramonto. Nessuno fra i 350 parchi naturali americani è più scolpito nell’immaginario collettivo.
Tuttavia una sorpresa certamente aspetta ognuno di loro, e sta nelle dimensioni che invero non possono essere immaginate.
Questa ardita e corrugata depressione, per quattrocento chilometri disegna, su montagne capovolte, fantastiche architetture, comprese tra i due cigli del baratro mediamente distanti tra loro 16 chilometri. Il Canyon è profondo fino a 1800 metri.
Le nuvole bianche, che veloci attraversano l’abisso, sembrano trovarsi all’altezza dei visitatori e proiettano, nitida, la loro ombra sulle rocce, mille, millecinquecento metri più in basso.
Tra le rocce di colore cangiante che si tuffano nell’abisso, il tempo ha pressato la storia della terra con il suo peso immane e i paleontologi continuano a trovare le spoglie dei dinosauri, come a voi potrebbe capitare di trovare un quadrifoglio tra le pagine di un libro dimenticato.
In fondo, violento e tenace, scorre il Colorado.
Ciao
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