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Autore Discussione: Forse diventiamo newyorkesi...  (Letto 1499 volte)
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albe79
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« inserito:: 19 Febbraio 2007, 23:38:44 »


Dal primo capitolo: Limiti cittadini.

(…)Non importa da quanto ci abiti, sei un newyorkese la prima volta che dici: Là c’era Munsey’s, oppure: Lì una volta c’era la Tic Toc Lounge. E prima che si insediasse l’internet café, qui ti facevi risuolare le scarpe dal ciabattino. Sei un newyorkese quando quello che c’era prima diventa più concreto e reale di quello che c’è adesso. Cominci a costruirti la tua New York privata la prima volta che la vedi. Magari eri su un taxi partito dall’aeroporto, quando lo skyline si è delineato. Tutti i tuoi averi terreni nel bagagliaio e , stretto in una mano, un pezzo di carta con l’indirizzo. Guarda: L’Empire State Building, laggiù le Twin Towers.

Chissà dove in quel disordine irreale e fantastico c’era l’indirizzo scritto sul tuo foglietto, la tua prima casa a New York. Può darsi che da bambino i tuoi genitori ti avessero portato qui in vacanza, trascinandoti su e giù lungo i viali interminabili per lo shopping natalizio. Dal passeggino gli unici grattacieli che riuscivi a vedere erano le gambe degli adulti, però ti eri fatto lo stesso l’idea del territorio e già ti domandavi perché da certe angolazioni alcuni marciapiedi brillassero e altri no. (…)

Io ho cominciato a costruirmi la mia New York sul treno Numero 1 uptown. Il mio primo ricordo: guardo dal finestrino quando il treno spunta dal tunnel diretto alla Centoventicinquesima e si ferma sui binari sopraelevati. (…) Ci sono otto milioni di nude città in questa nuda città…si scontrano, battibeccano.La New York in cui vivi tu non è la mia, come potrebbe esserlo? Ti distrai un attimo e questo posto si moltiplica.(…)

Dici di conoscere bene queste strade? La città ti conosce meglio di chiunque altro, perché ti ha visto quando eri solo. Ti ha visto irrigidirti prima del colloquio di lavoro, tornare verso casa a passo lento dopo un incontro notturno, incespicando negli inesistenti intoppi del marciapiede. Ti ha visto sobbalzare quando una solitaria goccia gelida, cadendo dal condizionatore del dodicesimo piano, ti ha colpito in pieno. (…) La città ha visto tutto. E se lo ricorda. Pensa a cosa potrebbero dire le vecchie case che hai abitato se si scambiassero aneddoti sul tuo conto. Saprebbero ricostruire l’inizio e la fine di ogni storia d’amore, potrebbero lamentarsi del tuo guardaroba e dei tuoi gusti musicali, spettegolerebbero sull’uomo che diventi allo scoccare della mezzanotte. (…)

Le nostre strade sono calendari che contengono ciò che siamo stati e ciò che saremo domani. Ogni giorno, quando sul marciapiede cogliamo il nostro riflesso nelle vetrine, vediamo noi stessi nella città, ci cerchiamo nell’abbandono al ricordo di com’era quindici, dieci, quarant’anni fa, perché i vecchi luoghi che ci hanno visto sono la prova del nostro passaggio. Un giorno la città costruita da noi scomparirà, e quando se ne andrà noi scompariremo con lei. Quando i palazzi cadono, anche noi crolliamo.

Forse diventiamo newyorkesi il giorno in cui ci rendiamo conto che senza di noi New York continuerà a esistere. (…) I vecchi palazzi resistono perché noi li abbiamo visti, siamo entrati e usciti dalle loro lunghe ombre, per un certo periodo siamo stati così fortunati da frequentarli.(…) Quella che segue è la mia città. E dunque potete usarla come guida con comode cartine a colori e caratteri minuscoli, per non andare incontro a spiacevoli sorprese. Contiene i vostri quartieri. Oppure no. Ci sovrapponiamo. Oppure no. Forse avete percorso questi viali, o forse a voi sembra tutto New Jersey. Non so bene cosa dire. Se non che probabilmente siamo vicini di casa. Che ogni giorno ci passiamo accanto e lo scopriamo soltanto ora.



Dall’ultimo capitolo: “JFK”:

E’ ora di partire.

Le valigie sono pronte. Tutti i documenti si trovano al sicuro nelle tasche e nelle borse. Il tempo è passato così in fretta. Prenditi un momento per guardarti indietro e rimpiangere tutto quello che non sei riuscito a fare, i luoghi che non hai potuto visitare. Ciò che non hai visto. Prometti a te stesso: la prossima volta. Sempre che la città sia ancora qui, quando finalmente ci tornerai. A volte le cose scompaiono. (…) E’ solo questione d tempo e sarai a casa. Quando parlerai di questo viaggio- e lo farai, perché è stata davvero un’esperienza e hai visto tante cose (…) vedrai i tuoi amici annuire come se capissero. Diranno: Questo mi ricorda…e: Capisco perfettamente. Sanno di cosa parli prima ancora che tu abbia pronunciato le parole. Parlare di New York è un modo per parlare del mondo.

Sveglia. Con un brivido emergi finalmente dal sogno. Sembra impossibile ma questa creatura gigantesca ha preso il volo. (…) Cerca di dimenticare a poco a poco, è più facile. Lasciatela alle spalle. Poi l’aeroplano vira nella fuga e sopra l’ala grigia la città esplode ai tuoi occhi con tutte le sue strade, le guglie, l’imperscrutabile frenesia, e mentre cerchi di interpretare quello spettacolo ti rendi conto di non esserci mai stato davvero.



Da: Il colosso di new York” di C. Whitehead, Mondadori Strade Blu, 2002.


Vorrei aprire questo post, per me, per voi, per l'amata NYC e soprattutto per la mia dolce Chiara (il faro che ho incontrato e che mi ha illuminato la vita). Questi piccoli stralci mi sono stati inviati da lei. Purtroppo non ci sarà a NY a marzo...ma la porterò nel cuore, con la consapevolezza che un giorno ci andrò con lei.
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78Luca
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« Risposta #1 inserito:: 20 Febbraio 2007, 00:16:10 »


Davvero molto, molto intenso...e poi con una scelta stilistia e di linguaggio totalmente azzeccata; capace di farti rivivere le sensazioni provate! Si rivive davvero il momento della partenza dal JFK. Da leggere, sicuramente.
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valda64
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« Risposta #2 inserito:: 20 Febbraio 2007, 00:41:16 »


Grazie della dritta albe79, non ne avevo sentito parlare.
Mi piace molto come è scritto, mi fa venir voglia di leggerlo.
Ciao Wink
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albe79
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« Risposta #3 inserito:: 20 Febbraio 2007, 01:27:50 »


grazie per i commenti...che riporterò alla mia Chiara.
Per ora anch'io ho letto solo questi spezzoni, ma presto leggerò l'intero libro.

Mi sento l'uomo più fortunato del mondo, tra poco ritornerò a NY, ho trovato la mia luce (Chiara), devo partire io ed è lei che mi cerca e mi regala tutti questi scritti. E' una persona meravigliosa...
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albe79
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« Risposta #4 inserito:: 20 Febbraio 2007, 01:32:01 »


Sulla Statua della Libertà ho trovato il sonetto di Emma Lazarus:


"Il nuovo Colosso"

No, non sarà come il gigante di bronzo che la Grecia ha tramandato,

che calcava il piede greve di conquista sull’una e l’altra terra.

Qui si porrà, presso le nostre porte d’Occidente lavate dal mare,

una donna possente e recherà una torcia, e la sua fiamma è il fulmine in catene,

e porta il nome di Madre degli Esuli. Dalla sua mano brilla il benvenuto al mondo.

I suoi occhi miti vegliano sulla baia dell’una e dell’altra città che un ponte sospeso congiunge.

“Restino pure a voi, o terre antiche, le ricchezze accumulate”, grida con le sue mute labbra.

“A me rendete i vostri miseri, i vostri poveri, le vostre masse oppresse e soffocate;

lasciate a me i derelitti della vostra costa brulicante.

Mandate questi, i senza casa, a me, sbattuti dai marosi, io qui levo la mia torcia, accanto alla porta d’oro”


Questo è un'altro scritto che mi ha mandato la mia dolce metà....e lo dedico a voi, amanti della libertà.
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valda64
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« Risposta #5 inserito:: 20 Febbraio 2007, 01:34:11 »


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Mi sento l'uomo più fortunato del mondo, tra poco ritornerò a NY, ho trovato la mia luce (Chiara), devo partire io ed è lei che mi cerca e mi regala tutti questi scritti. E' una persona meravigliosa...

Sono felice per te e ti capisco perchè anche io da poco tempo ho incontrato l'amore della mia vita.
Un uomo meraviglioso  Kiss sotto tutti i punti di vista e che ha riempito la mia vita di gioia.
Tra le altre cose ci accomuna un'amore sviscerato per NY, semplicemente fantastico! Grin Grin
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albe79
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« Risposta #6 inserito:: 20 Febbraio 2007, 01:47:02 »


ed io lo sono per Valda.
La mia chiaretta, è stata a N circa 10 anni fa e sicuramente ne è rimasta affascinata, poi da quando ci siamo conosciuti gli ho rotto talmente tanto le balle...che anche lei adesso ci pensa tanto e soprattutto mia sta aiutando ad organizzare il viaggio anche se lei non ci sarà. Poi sono fortunato lavora come bibliotacaria...quindi accesso illimitato a tutto ciò che vuole...è troppo un amore!!!!  Grin  Grin  Grin
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