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Autore Discussione: Quell'11 Settembre del 2003...  (Letto 1911 volte)
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Sere.Mele.Ita
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« inserito:: 10 Settembre 2013, 15:45:53 »


 Sad Non ero ben consapevole, durante l'organizzazione del mio primo viaggio a NY, delle emozioni. Sapevo che avrei visto qualcosa di straordinario, turisticamente parlando, ma non avevo messo in conto che NY e' un posto che ti prende per sempre. Non solo la citta': ci sono andata per la prima volta l'11 Settembre 2003, ed ho assistito alle celebrazioni a Ground Zero: niente sarebbe stato piu' lo stesso, mi sono sentita solidale con la gente, ho amato subito quella gente fiera del suo Paese. Ho amato il loro attaccamento alla bandiera, ho amato la loro fierezza di essere americani, il dolore composto, la ferma volonta' di non dimenticare, ma di fare del futuro un futuro di pace. Arrivo al JFK il 9/09/2003, con mio fratello Sandro e mia cugina Barbara, alloggiamo all'Hotel Pennsylvania (ci siamo trovati molto bene), prima tappa Time Square. Entusiasmo a mille, mi colpisce vedere bandiere americane ovunque, ma penso: "Si celebra il secondo anniversario della tragedia di Ground Zero, normale". Niente affatto, sempre, ogni giorno dell'anno, in ogni strada ed in ogni casa, vedrete una bandiera americana. Con orgoglio! Mica si vegognano, come noi italiani, che diventiamo fieri solo se la Nazionale di calcio fa bella figura in qualche competizione importante. L'11 Settembre 2003 arrivo di prima mattina dove due anni prima c'erano le Twin Towers, sono visibili ancora i segni della tragedia, e' tutto transennato e sono in corso lavori. Con i miei compagni di viaggio, per la verita' arriviamo al WTC col sorriso stampato in faccia, forse e' normale, siamo nella big apple da poco piu' di 24 ore! Decidiamo di assistere in assoluto silenzio alla lettura dei nomi delle vittime, fatta dai loro parenti, seguita regolamente da un "I love you, I miss you". Vediamo Vigili del Fuoco, agenti di polizia, soldati, bambini con i genitori, tanti turisti, tutti in un dolore tenuto composto a fatica, dignitoso, un dolore che devasta, un ricordo che restera' indelebile. Mi bastano pochi minuti dopo l'inizio del triste appello, e mi lascio andare ad un pianto a dirotto. Penso a come sia possibile che un'idea possa essere tanto folle da rendere capaci un gruppo di uomini di uccidere altri simili, e farlo in modo scenografico, davanti al mondo attonito. Essere americani e' una colpa, colpire uno dei simboli del potere economico americano, e' ritenuto simbolo malvagio di punizione. Mi sento una cittadina americana nel cuore, mi sento colpita anch'io nel profondo, sono furiosa, vorrei che fosse un incubo ma e' la storia. Resto solo un paio d'ore, andiamo via, e il malumore resta per diverse ore. Dopo aver girato nei dintorni, decidiamo di tornare la sera quando e' buio, naturalmente c'e' sempre gente, mi ritiro in un angolo per qualche preghiera in suffragio delle vittime. Mentre seguo i miei compagni di viaggio, facciamo un giro nel perimetro del cratere, mi vengono in mente le note di "God bless America" e la bisbiglio a bassa voce. Davvero niente sara' piu' lo stesso: faccio la turista, ma sento che quel viaggio non sara' solo una meta turistica come tante. Decido di tornare, regalo il viaggio a NY a mia figlioccia per la Cresima, nel 2005, sempre intorno all'11 Settembre. Un'altra ondata di emozioni, di lacrime, sapete la netta sensazione di sentirsi a casa? Tornero' ancora nel 2011, dopo aver chiesto il visto turistico prolungato all'Ambasciata Americana a Roma: voglio migliorare l'inglese, ed in futuro tentare di avere i permessi necessari per trasferirmi li. Restero' 3 mesi, ospite di amici a Williamsburg (Brooklyn). Non e' stato un soggiorno semplice, ho avuto momenti difficili, ma ci sono persone che mi sono rimaste nel cuore, soprattutto i miei piccoli amici Sante e Anja: li porto nel cuore ogni istante davvero. Li ho persi di vista, ma con la consapevolezza di essere una persona perbene, spero di riprendere i contatti presto. Non ho rinunciato a trasferirmi negli States, ma voglio farlo secondo le regole. Dio vede e provvede. Molti popoli hanno dimenticato il rispetto, azioni politiche hanno creato voragini nel dialogo gia' difficile che traccia linee sottili tra la pace e la guerra. Linee che quando vengono varcate da cervelli bacati, creano tragedie come quella delle Torri Gemelle. Pensiamo positivo, la storia possa insegnare quali azioni intraprendere per risolvere i problemi. NY e' capace di farsi amare, fa ridere e piangere, il popolo americano ha come pochi il dono di una profonda fierezza della propria storia. Ho ritrovato, con un po' di soggezione, il sorriso qualche giorno dopo quell'11-9-2003, mentre assistevo allo Yankee Stadium allo "spettacolo" del baseball americano. Inutile dire che "Take me out to the ball game" l'ho imparata Wink. Non e' una meta turistica qualsiasi NY, ma un segno indelebile, qualcosa che ti rimane dentro, che ti dice continuamente "torna". Tra il 2011 e il 2012 l'ho girata molto meglio, ho trovato anche un biglietto molto economico per assistere ad uno show a Broadway. I momenti difficili, non cancelleranno mai l'amore per questa citta' e per gli Stati Uniti.
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