11/10/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|23:45|:|La mia prima a NYC|:||:|1163198736|:|Sono tornato ormai da 4 giorni da New York ed è passata quasi una settimana dalla maratona. E’ giunto il momento per fissare i pensieri e cercare di tradurre in parole scritte le sensazioni della mia esperienza.
Ci sono state le paure prima della vigilia: un raffreddore due settimane prima, un leggero fastidio alla gola che minacciava di diventare più serio che mia ha accompagnato sino a pochi minuti prima della partenza, il mal di schiena che a fasi alterne mi ha tormentato da fine agosto. Per farla breve, più si avvicinava la data più cresceva l’ansia che per una ragione qualsiasi il giorno fatidico ci fosse qualcosa che mi impedisse di godere il frutto di tante ore e chilometri di corsa e preparazione.
Sveglia alle 4.45 dopo un sonno non continuo. Colazione abbondante, vestizione, raccolta della sacca trasparente e poi fuori per essere all’appuntamento con il bus alle 5.55.
Sul bus c’è Luca Speciani che armato di pastelli riesce a convincere tutti tranne rare eccezioni a pitturarsi il tricolore sul viso spezzando così quella poca o tanta tensione che si leggeva su più facce.
Ho visto l’alba su New York dal pullman e percorrendo il ponte di Verrazzano ho cercato di capire come sarebbe stato aspettare 3 ore prima di farlo nel verso contrario.
Farsi un giro per le varie aree di raccolta, prima la mia blu poi la verde e poi la arancio, fare la fila per un “ottimo” caffè americano da zuccherare in abbondanza, andare in bagno, cambiarsi e preparare la sacca da consegnare, andare nuovamente a fare pipì, sedersi in un angolo e cercare chiudendo gli occhi di riposare e di risparmiare energie, guardare l’abbondante e varia umanità che ti circonda, tornare per la terza volta in bagno.
Questo è il breve compendio di poco meno di tre ore in attesa del momento di fare stretching e riscaldamento.
6 minuti a chilometro in maratona valgono 4 ore e 15’ per terminarla. Identifico le lepri per il mio tempo e mi ci metto nelle vicinanze.
Mancano pochi minuti alle 10.10 ed il fiume di gente inizia a muoversi. Tengo sempre d’occhio i miei palloncini di riferimento.
Lo sparo: finalmente il via. Un bimotore ad elica, spacciato come una rappresentanza dell’aeronautica militare americana fa un passaggio a volo radente, chissà perché io mi aspettavo la pattuglia acrobatica. I palloncini sono più distanti ma sempre a portata.
Esco dalla corrente principale per togliermi i calzoni della tuta usa e getta e la felpa che lego in vita, non si sa mai, potrei fermarmi ed averne bisogno. I palloncini delle 4.15 non si vedono più.
Come un lungo e pigro serpente ci avviciniamo alla line di partenza. La supero dopo poco meno di 10 minuti dopo lo sparo.
Inizio a correre.
Ho con me una macchina fotografica usa e getta. Mi fermo pochi secondi per fare delle fotografie. Sotto i miei piedi il ponte di Verrazzano flette sensibilmente sollecitato dalle migliaia di persone che corrono.
Siamo circondati da una decina di elicotteri più o meno vicini al ponte.
La salita e la successiva discesa del ponte è finalmente una liberazione per le gambe e per la testa. Il fiume di gente è veramente notevole, ognuno ha poco spazio per correre, superare è quasi impossibile. Seguo il flusso ed il mio passo si adatta ad esso. In lontananza vedo dei palloncini, non so se sono i miei pacer, ma lo spero.
Finisce il ponte ed inizio il delirio. Le persone affollano fitte i marciapiedi ai lati, urlano, applaudono, incitano, leggono il tuo e gli altri nomi sulle magliette e ti chiamano, la musica dei gruppi ti arriva da lontano, la raggiungi e la lasci quasi a malincuore, hai la tentazione di fermarti o almeno rallentare per poterla ascoltare ancora.
Mi rendo conto che non ho molte possibilità per aumentare di molto il mio ritmo, mi sembra di andare intorno ai 9’45” per miglio, la velocità di riferimento, per cui sto ancora tranquillo cercando di sfruttare gli spazi che mi si offrono davanti. Piccoli e leggeri scatti per avanzare e superare si infrangono sulle tante spalle di chi mi precedono. Bastano poche miglia per rendermi conto che per aumentare la velocità dovrei fare continui e repentini cambi di velocità con infiniti scarti di lato cercando di fruttare ogni possibile spazio che mi si presentasse. Decido che il gioco non vale la candela.
Per le prime miglia contino a ripetermi “questa non è una maratona, è un circo”, stordito dai colori e dal calore del pubblico.
Intorno al 9 miglio aggancio i palloncini e scopro che sono le lepri delle 4h30’. Da qui in poi è un gioco ad elastico che alternerà me con i pacer a stare davanti.
Le miglia scorrono e la fatica sente poco, vuoi per il ritmo facile, vuoi perché mentre le gambe vanno la mente e distratta da quello che succede per strada e fuori dalla strada. Leggi quello che c’è scritto sulle magliette degli altri, leggi i cartelli che servono ad incitare quel corridore o quell’altro, ascolti la musica dei gruppi ufficiali e non. C’è chi suono, ma c’è anche chi scende per strada con un robusto radione, si mette all’angolo della strada e manda musica a palla.
Arriva la mezza e le gambe vanno bene. Vedo davanti a me il Queensboro. Penso “C***o quanto è alto”. Dopo una serie di svolte a destra ed a sinistra inizia la prima rampa, un leggero tratto in piano e poi la seconda che ti porta dentro la pancia del ponte. Per un tratto si corre al buoi, cercando di non andare addosso a chi ti precede, poi i fianchi si aprono per offrirti la visione dell’Houdson e di Manhattan.
Inizio a superare i molti che iniziano ad andare al passo.
Finalmente la First Avenue e più spazio. L’occhio cerca all’orizzonte il Bronx e cerca di misurare la distanza. La mente cerca già di proiettarsi su quando si arriverà sulla Quinta. Il cronometro al polso mi dice che i pacer delle 4h15’ me li devo dimenticare, il ritardo ormai è incolmabile, continua invece il tira e molla con quelli delle 4h30’ che approfittando degli spazi più laschi aumentano anche loro di un poco il passo.
Le gambe incominciano a sentire la fatica, sto superando il chilometraggio massimo fatto in allenamento, sto superando le tre ore di corsa.
Si entra nel Bronx. Pensavo di trovare meno gente, forse un’accoglienza più fredda, invece sono smentito molto piacevolmente. Spesso le chitarre vengono sostituite da percussioni su tamburi più o meno ortodossi, ma il calore e sempre tanto.
E’ qui che lascio definitivamente alle mie spalle quelli delle 4h30’. Ho ancora nelle gambe la forza di scartare, scattare, infilarmi negli spazi che mi si offrono. Questo mi mette fiducia per il finale.
Finalmente la Quinta Avenue. Supero, supero sempre, supero chi va al passo e chi trascina stancamente le gambe in una corsa che sembra molto sofferta. Molti visi sono veramente segnati. Supero e mi sento forte.
Central Park, finalmente Central Park, grazie a Dio Central Park. Quattro ore sulle gambe sono tante, materialmente tante, noiosamente tante se non ci fosse tutta quella gente a strepitare.
Mi rendo conto che da diversi chilometri non sto alzando più gli occhi ma corro fissando il culo di chi mi sta davanti, lo supero e fisso il culo successivo, e poi quello successivo, ed ancora quello dopo, andando avanti così all’infinito. Ho provato ad alzare la testa ma son durato poco, sto meglio se limito il mio orizzonte. Solo il giorno dopo, tornando a Central Park mi rendo conto dell’entità delle salite e delle discese.
Non sto crollando, ma ora sono veramente stanco.
Mi sento chiamare, è mia moglie Alessandra con Giampietro. Gli sorrido ed alzo le braccia al cielo. Non chiedetemi cosa avevano scritto sul cartello che esponevano, non me lo ricordo, probabilmente non l’ho proprio letto, probabilmente non ero tanto in grado di concentrarmi su di esso. Loro mi diranno che stavo molto meglio di tanti altri, che quasi non sembravo in prossimità dell’arrivo.
Inizia il 25° miglio e la stanchezza presenta il suo conto. A posteriori credo che sia la testa che ormai sul finale abbia detto basta. Usciti da Central Park, lungo tutta la 59th street, la voglia di fermarsi era tanta. Quello che mi trattiene è l’orgoglio di non venire superato come io facevo con gli ormai tanti camminatori. Mi rendo comunque conto che sono in grado ancora di cambiare il passo per superare chi mi precede.
Nuovamente dentro Central Park. Appare il cartello dei 400 metri, dai Paolino ci sei quasi. Dei 300 metri, si vede la linea di arrivo. Dei 200 metri, la testa è strana, il brutto momento è passato è riesco ad accelerare il salita. Dei 100 metri, davanti a me vedo un ragazzo che porta a braccia tese la bandiera con i quattro mori. Cerco lo scatto per quanto mi è possibile per avere la foto dell’arrivo con la bandiera nell’inquadratura.
Arrivo e finalmente mi fermo.
Il cronometro segna 4:37:xx. I secondi non li ricordo.
Il ragazzo con la bandiera ha il nome sulla maglietta, lo chiamo, gli chiedo di dov’è. “Cagliari”, “Anch’io”. Ci stringiamo la mano. Mi dice che ha portato la bandiera per tutta la maratona aspettando il momento del traguardo per sfoderarla.
Medaglia, subito al collo, lenzuolo dorato, adesivo per bloccarlo.
Inizia il momento più difficile. Le gambe incominciano a fare veramente male. In alcuni momenti barcollo. Si cammina a piccolissimi passi. Il sudore inizia prima a freddarsi poi a gelarsi. Si avanza molto lentamente. La felpa legata in vita ora diventa utile, ma non basta.
Mi sembra sia una eternità il tempo che mi occorre per lasciare il chip, recuperare la borsa e cambiarmi. Lo faccio a fianco ad un altro ragazzo italiano che come me trema come una foglia e batte i denti.
Finalmente qualcosa di asciutto e caldo addosso.
Ci vorrà ancora tanto per uscire dalla bolgia. Uno dei vantaggi di chi corre più veloce credo sia di evitare l’ingorgo all’arrivo, quella che io ho preso in pieno.
Nel lento percorso verso Columbus Circle, luogo di ritrovo, mi tornano in mente le sensazioni della giornata iniziata alla 4.45.
Un bacio a mia moglie, le meritate feste e complimenti degli amici sono il preludio del ritorno in appartamento e di una meritata doccia.
Il real time è 4h28’28”. Soddisfazione per aver concluso la prima maratona in un buon tempo per le mie aspettative. Nei mesi passato a chi mi chiedeva quale sarebbe stato il mio tempo rispondevo che sarei stato contento di arrivare entro le 4h30 ma che mi sarei sentito soddisfatto comunque arrivando sotto le 5.
Però nella mente lavora il tarlo che dice che il non poter mai fare il proprio passo a causa della quantità delle persone non mia abbia permesso di accorciare il tempo di almeno 10 minuti. Forse se all’inizio mi fossi messo al seguito delle lepri delle 4h o delle 3h45’, il successivo scalare mi avrebbe permesso di stare con quelle delle 4h15’.
Onestà vuole anche che debba ammettere che gli ultimi chilometri in una gara dove il pubblico e il contesto non hanno la rilevanza che hanno a New York sarebbero stati molto più difficili.
Comunque una bellissima esperienza indipendentemente dal risultato.
11/06/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|18:52|:|Anche questo e' fatto.|:||:|1162835570|:|Taglio il traguardo di Central Park che il cronometro scandisce 4:37.
Il Real Time (il tempo realmente trascoso dalla linea di start alla linea di arrivo rilevata dal chip che ognuno di noi aveva sulla scarpetta) letto ora dal sito nycmarathon.org dice 4:28:28.
Grande!!! Sotto le 4:30!!!
Tra qualche giorno una cronaca piu' particolareggiata.
11/03/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|05:53|:|Si parte|:||:|1162529639|:|Finalmente ci siamo. Tra qualche ora un aereo mi porterà a New York per la maratona.
Siamo finalmente giunti alla fase finale di questa avventura che ha avuto inizio a febbraio.
Tra due giorni si correrà la New York City Marathon ed io correrò la mia prima maratona.
A presto. Appena posso vi farò sapere come è andata.
10/28/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|21:26|:|Bad sensations|:||:|1162063600|:|A fare da contro altare alla scorsa settimana segnata dalle "Good sensations" c’è questa appena terminata che proprio positiva non può essere considerata.
Un leggero mal di gola di martedì mattina si è trasformato nell’arco della giornata in un raffreddore alluvionale, nel senso che dal pomeriggio alla sera quando sono andato a letto ho fatto fuori non meno di 4 pacchetti di fazzoletti. Non so se avete presente l’effetto Niagara concentrato nelle due narici…
Ho interrotto un momento di grazia che durava da quasi due anni. Due anni senza un mal di gola, senza un raffreddore, senza tosse. Insomma, fine di un periodo eccezionale.
Sono rimasto combattuto se almeno il mercoledì uscire a correre con l’intento di dare una botta al raffreddore. Ha prevalso la cautela. In effetti oggi, venerdi, va meglio e domani mattina conto di fare la mia solita uscita al Poetto.
A lavoro a chi mi chiedeva se non ero preoccupato di stare male a ridosso della maratona, ho risposto che se doveva succedere era senz’altro meglio questa settimana che la prossima.
Forza e coraggio, ormai manca veramente poco all’esordio. Ultima settimana di un’attesa che dura da febbraio, quando ho preso la decisione di iscrivermi alla New York City Marathon.
10/25/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|08:06|:|Good Sensations|:||:|1161756385|:|Se il giorno della maratona di New York, ormai vicinissimo, dovessi correre come sabato non potrebbe andare meglio. Venti chilometri fatti in scioltezza e progressione come mai prima d’ora. Vuoi per effetto del lunghissimo di domenica scorsa, vuoi perché in settimana ho fatto una sola uscita il mercoledì, ma ho portato avanti la sessione di corsa terminando senza sentire il peso alle gambe solito dopo aver coperto una distanza simile.
Incrociamo le dita ed aspettiamo.
Ormai siamo veramente agli sgoccioli. Siamo alle settimane di scarico. Spero di poter fare le mie due uscite il martedì ed il giovedì e poi godermi l’ultimo fine settimana a Cagliari ed al Poetto correndo senza forzare. Poi tempo che resta sarà il preludio alla gara di domenica 5 novembre.
Quindici giorni passano velocemente.
10/16/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|17:09|:|Lunghissimo fatto!|:||:|1161011366|:|Anche questo compitino è fatto. A tre settimane dalla New York City Marathon ci siamo sciroppati il lunghissimo di 32 chilometri. E’ la prima volta che copro la distanza e sono abbastanza contento per come è andata.
L’ultimo lunghissimo risale alla seconda metà d’agosto dove ho chiuso sfinito e a stento, complice il caldo, 28 chilometri di strada con due pause al passo di qualche minuto.
Questa volta è andato tutto da programma: ritmo impostato a 6’ a km, pause bevuta più o meno ogni 5 km (tranne il primo e l’ultimo tratto di 10 km dove non ho avuto possibilità di rifornimento).
Sveglia alle 7. Colazione con caffellatte e una fetta di pane con miele. Espletata la fisiologicità, mi cambio ed esco alle 8.10.
Inizio lento e mi faccio i miei primi chilometri. Il percorso prevede saline, lungomare Poetto sino al Margine Rosso, ritorno percorrendo tutto il lungomare ed il viale Poetto, viale Diaz, Bonaria, via Dante sino al palazzo di giustizia, salita verso Monte Urpino e giro del suo perimetro per via dei Conversi, via Cagna e salita finale di via della Pineta.
Ho rilevato tramite Google Earth i chilometri ed ho memorizzato dove mi troverò ogni 5 per poter capire quale ritmo sto tenendo.
Sento le gambe un po’ imballate all’inizio, ma la sensazione va a diminuire sino a scomparire del tutto dopo i primi 10 chilometri. In compenso inizia a piovere più o meno intensamente per l’ora successiva. Fortunatamente la temperatura è buona e la maglietta fradicia non da molto fastidio.
Poco prima del ventesimo chilometro incrocio l'amico Pier Paolo in macchina che rallenta. Veloce scambio di battute: “Come va?”, “Abbastanza bene”, “A che punto sei?”, “Intorno ai venti”.
Pier Paolo incontrato il giorno prima sapeva che avevo in programma il lunghissimo e mi aveva consigliato di partire piano e di bere ogni 5 chilometri. Così o “quasi” fatto. Solo all’inizio e alla fine ho fatto tratti di 10 chilometri senza bere.
La strada scorre piano ma costante. Quasi alla fine del lungomare incrocio Antonio, conosciuto il giorno prima ed anche lui esordiente in maratona a New York. Devo essere un po’ stordito perché salutandolo lo chiamo Stefano. Spero che non me ne voglia.
Abbandono il lungomare. Le gambe iniziano ad essere stanche ma vanno tranquille. A questo punto le altre volte già molto stanco avevo avuto la necessità di fare qualche minuto al passo, questa volta si va.
Percorro tutto viale Diaz. Durante il primo lunghissimo qui mi ero fermato stremato.
Via Dante passa e attacco la salita. Ormai o sulle gambe 27 chilometri. Il primo tratto intorno a Monte Urpino in leggera discesa mi da un po’ di tregua. Qualche centinaio di metri di piano prima di affrontare l’ultima salita che mi porterà a casa. E’ dura ma la si fa.
Mi fermo, sono abbastanza stanco ma non sfatto. La media finale è stata di 6’04" a chilometro comprese le 4 soste fatte per bere ai rubinetti sul lungomare. Le rilevazioni intermedie mi dicono che ho mantenuto un ritmo costante. Non sono andato in crescendo come manuale vorrebbe ma non ho avuto il crollo delle altre volte dopo i 20 km.
A parte la sensazione di avere delle gambe di legno nell’immediato dopo corsa, ho recuperato molto meglio delle uscite precedenti ed oggi non ho particolari sensazioni di stanchezza.
Ormai New York è vicina.
10/13/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|08:11|:|Tabellozzo|:||:|1160719864|:|Prima tabella di chi ha risposto all'invito di dichiarare il tempo previsto di arrivo alla New York City Marathon.
In ordine di apparizione:
Paolo 4h15'
lorerimo 4h30'
forzaanto 4h15'
Chi si fa avanti? 10/08/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|15:30|:|Ultime dalla preparazione alla NYC Marathon|:||:|1160314236|:|Oramai siamo alle porte della New York City Marathon. Ad oggi 8 ottobre manca meno di un mese all’evento. Se consideriamo che si partirà per New York qualche giorno prima della gara, allora i giorni sono ancora meno.
La scorsa settimana ho trovato, finalmente, un equilibrio riguardo il mio allenamento anche a Padova, luogo dove sto trascorrendo la settimana lavorativa. Ho identificato due percorsi circolari, uno da 11,4 chilometri e l’altro di 11,8 chilometri. La prima metà per entrambi è comune, vanno a differenziarsi nella seconda metà. Uno continua ad essere su asfalto e pienamente illuminato, l’altro invece corre su strada bianca lungo l’argine del fiume Piovego.
Tutti e due hanno una caratteristica fondamentale: si snodano lungo un anello che non implica un ritornare indietro per la stessa via dell’andata. Potrà sembrare una stupidaggine, ma per me a livello psicologico è molto importante.
Questo fine settimana è stato abbastanza produttivo. Sabato medio-lento progressivo di 20 chilometri, domenica sempre medio-lento di 24 chilometri. In pratica mi sono sparato una maratona abbondante in due giornate.
Sto combattendo oramai da oltre un mese con un mal di schiena che mi sono procurato l’ultimo giorno newyorchese di agosto sollevando una valigia molto pesante. In pratica il classico colpo della strega. Il dolore va e viene in base a quante ore sto seduto o vado in macchina o in base ad eventuali piccoli sforzi che faccio.
Io, da bravo incosciente, questa volta ho deciso di ignorarlo. Un bel po’ di esercizi di riscaldamento per i muscoli dorsali e si corre. Sabato ho sofferto un poco, mentre oggi è stato quasi come se non esistesse. Incrociamo le dita e speriamo che non ci siano brutte ricadute per l’inizio del prossimo mese, anzi che possa essere solo un brutto ricordo.
Se non dovessero esserci particolari controindicazioni, per sabato prossimo conto di fare il lunghissimo. In programma dai 30 ai 35 chilometri. Non so ancora se farlo la mattina o la sera, deciderò in settimana. Dopo questo inizierà il periodo di lento scarico in vista della maratona.
Ho anche deciso quale sarà la mia condotta di gara. Al via mi porterò in prossimità dei pace maker delle 4 ore e 15 e cercherò di non mollarli sino alla fine.
Aspetto anche da altri la dichiarazione di condotta di gara. Sarà mia cura raccoglierle tutte e inserirle nel sito e nel forum.
10/03/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|20:30|:|L'oasi di Bidderosa|:||:|1159900250|:|Alla caserma della forestale di Bidderosa, vicino ad Orosei, arriviamo poco dopo le 9,30. Assieme a me ed a mia moglie ci sono altri tre amici che faranno la gara. Superiamo la caserma e parcheggiamo l’auto all’inizio della pineta. Proprio in quel momento i ragazzi dell’amatori Nuoro stanno fissando tra due alberi lo striscione della partenza.
C’è ancora pochissima gente, ma non per molto. Il tempo di una mezz’ora ed il tavolo delle iscrizioni viene circondato da una piccola folla di atleti che attendono di ritirare il proprio pettorale.
E’ una giornata stupenda di sole con un bel cielo azzurro intenso.
Girellando e salutando di qua e di la il tempo passa e dopo qualche minuti di riscaldamento e stretching ci si ritrova pronti alla partenza con un solo minuto di ritardo sulle ore 11 come da programma pronti per gli 11,800 previsti dal circuito
Parto dalle retrovie. Siamo in tanti per la strada sterrata che percorriamo. Saprò poi che per la competitiva gareggiavano 160 atleti più un numero imprecisato ma non ridotto per la non competitiva. Iniziano i sorpassi e lo slalom per guadagnare qualche posizione. Il primo tratto è una leggera discesa che porta ad una discesa più ripida, poi una salita che contribuisce a far allungare e diradare il gruppo. Sarà così per tutto il percorso: un alternarsi di salite e discese che metterà a dura prova tutti gli atleti abituati ad allenarsi in piano, me compreso.
Il primo tratto probabilmente è quello dove ho sofferto di più. Sento le gambe pesanti che stentano a recuperare una settimana in cui sono andato in debito di sonno e i venti chilometri fatti sabato per allenamento.
Gli alberi si diradano la prima volta per mostrare il lago di acqua salata che dal mare penetra in profondità nella pineta. La seconda volta per lasciare lo spazio prima alle dune di sabbia e al ginepro e poi alla spiaggia di sabbia bianca e fine ed al mare azzurro e cristallino.
L’arrivo in spiaggia è stupendo, ma correrci un po’ meno. Temevo che il tratto di sabbia mi avrebbe rallentato e fatto faticare molto, invece così non è stato, ed anzi ho potuto sorpassare diverse persone che invece pativano il fondo.
La spiaggia ha segnato più o meno la metà del percorso, ora so che ci saranno più salite che discese.
Ho trovato il mio passo. Supero alcuni e vengo superato da altri. Questo va avanti sino a quando, intorno all’ottavo chilometro vedo il mio amico Carlo. Mi aveva superato poco dopo il secondo chilometro ed aveva aumentato il distacco lentamente ma costantemente sino a quando era scomparso dalla mia vista. E’ in evidente crisi e basta un altro chilometro perché lo raggiunga ed in salita lo superi. Ha uno scatto d’orgoglio che lo porta a ricuperarmi alla prima discesa seguita da un falsopiano. Attendo, so che prima del rettilineo d’arrivo, in legger salita, c’è un’altra salita più ripida. E così è. Lo supero di nuovo e lo stacco. Terminata la parte più ripida della salita non mi volto ma sento che cerca di lanciare l’ultimo attacco allo sprint finale. Sono stanco ma parto anch’io in progressione che mi farà passare la linea del traguardo il 1h04’35, una manciata di secondi prima di Carlo.
Qui inizia la seconda parte della giornata. Al ristoro post gara ci sono liquidi e frutta per tutti. Dopo un veloce sistemata ed un ricompattarsi del gruppo si torna in spiaggia. L’acqua è fresca ma bellissima. E’ bellissimo poter fare il bagno in mare il primo di ottobre in un posto ed in una giornata così.
Si torna alla caserma della forestale per il pranzo. I dieci minuti di coda per arrivare ad essere serviti vengono leniti dalle bibite offerte dai ragazzi dell’Amatori Nuori. Gnocchetti e pecora bollita con patate sono le portate forti. La giornata di sport si trasforma in un ritrovo di amici in mezzo alla natura.
Intorno alle 16 mi preparo a rientrare a Cagliari, non prima aver salutato e ringraziato gli organizzatori per la scelta del posto, per l’organizzazione della gara e per la piacevole giornata.
E’ stata veramente una piacevole tappa di allenamento per la via che porta a NYC.
9/28/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|19:48|:|Domenica di mezza maratona|:||:|1159465714|:|Periodo di gare e garette. Sono reduce dalla mia prima mezza maratona corsa domenica scorsa a Cabras, vicino ad Oristano.
La distanza dei venti chilometri la si copre in allenamento ogni settimana da giugno, ma non mi ero ancora misurato in una gara ufficiale.
Un ora di viaggio da Cagliari, il tempo di salutare qualche amico, registrarsi, fare un po’ di riscaldamento e si è pronti a partire puntuali per le 9.30.
La gara si articola in quattro giri di un anello di 5 chilometri e qualcosa per arrivare alla fine alla distanza di 21,097 della mezza.
Primo giro. Parto dalla retroguardia. Mi sento un buon passo, quindi inizio a superare dove posso. Faccio il primo chilometro a 5’10”, il secondo e il terzo a 5’. Calo di poco nei chilometri successivi. Metterei volentieri la firma a mantenere questo ritmo per il resto della gara. So che calerò in seguito, ma provarci non costa nulla.
Il secondo giro credo di viaggiare a 5’10” circa. Al termine incomincio a sentire la fatica. C’è caldo e nel percorso c’è un tratto di due chilometri circa che è completamente al sole ed a favore di vento. E’ una bella giornata ed il caldo si fa sentire.
Il terzo giro mi fa sentire la fatica. A metà approfitto della necessità di fare un pipì-stop per riprendere fiato.
Inizio il terzo in affanno. Pago l’allegria dei primi due giri. La testa mi dice di fermarmi. Mi concentro sulla respirazione, sul ritmo ripetitivo del passo, mi guardo intorno, ma non c’è nulla da fare, intorno al 19mo chilometro mi fermo. Cammino per circa un minuto, sino a quando vengo superato da un atleta che avevo passato qualche chilometro prima. Gli ultimi chilometri sono pesanti ma si fanno.
Termino la gara in 1h53’. Volevo riuscire a chiudere sotto le due ore. Pensavo di arrivare intorno a 1h58’, quindi è andata più che bene. Devo imparare ad amministrarmi meglio, tenermi a freno durante la prima metà della gara per avere energie per la seconda metà.
Sabato mattina è previsto il lungo al Poetto. Domenica gara di 12 chilometri nell’oasi di Bidderosa. 9/22/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|20:23|:|Piccole ansie crescono|:||:|1158949391|:|La data della maratona si avvicina e una leggera ansia si fa strada nella mia mente. I motivi sono molteplici.
In primo luogo qualche problema fisico: i muscoli delle gambe dolgono più del solito e un fastidioso colpo della strega blocca la schiena per svariati giorni ed ha la poca sensibilità di ripresentarsi dopo due settimane.
In secondo luogo gli impegni di lavoro non tengono conto che è ormai da febbraio che programmo il debutto sui 42,195 chilometri. Da questa settimana a seguire per non so di preciso quanti mesi sarò dal lunedì al venerdi a Padova in prima istanza e per il resto d’Italia a seguire. E’ una nuova sfida professionale che mi si presenta, che richiede anch’essa impegno mentale e fisico. Sto iniziando ad organizzarmi gli allenarmi anche quando sarò fuori. Di interessante ho avuto scoperto di avere un collega, che lavora in sede, maratoneta da 3h15’ (invidia!!!).
Sono rimasto quasi una settimana fermo a causa della schiena ed ora è tempo di recuperare. Domani medio di almeno 13 chilometri e domenica, a meno di imprevisti, la mezza maratona di Cabras.
Nessuna distrazione, mancano 44 giorni dallo start di Staten Island.
9/11/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|22:47|:|Riassunto delle puntate precedenti|:||:|1158007646|:|Il rientro dalle ferie causa sempre un piccolo trauma. Dopo un intera settimana lavorativa ed un fine settimana dedicato al podismo, raccolgo le forze per scrivere un nuovo messaggio nel blog.
Per evitare di parlare a Pasqua di quello che è successo a Natale, farò un piccolo riassunto degli argomenti che mi premeva inserire.
Corsette mattutine per Central Park. Nei miei cinque giorni newyorkesi per ben tre volte sono riuscito a uscire a scorrere.
La prima uscita è stata fatta lungo il West River, ovvero lungo la sponda ovest di Manhattan, dove qualche giorno dopo sarebbe passata la mezza maratona. L’unico neo è stato quello di essere molto prossimi alla strada e quindi di respirare una buona dose di idrocarburi incombusti.
Le altre due invece hanno avuto come teatro Central Park. Ho fatto il giro lungo la strada che forma l’anello più largo al suo interno, coprendolo tutto. Le mappe lo danno lungo sei miglia, 9,6 chilometri circa. Solita magia di correre nella capitale del mondo come se si fosse fuori. Quando lasci le strade esterne e ti inoltri all’interno del parco, il rumore del traffico diminuisce drasticamente e il verde diventa protagonista. Oltre la cima degli alberi la cima dei grattacieli. Affascinante.
Shopping. Anche se mi dovevo limitare, mi sono dato da fare. Un negozio su tutti: Paragon. Sulla Broadway, all’angolo con la 18th street. A ridosso di Union Square. Ho trovato particolarmente convenienti le scarpe, complice anche il cambio euro/dollaro. Qualsiasi cosa comprata in dollari corrispondeva al prezzo in euro meno il 25%. 100 dollari equivalevano, al cambio, a 75 euro.
Oltre a Paragon hanno visto la mia carta di credito il Nike Town, sulla 5 avenue, alla base della Trump Tower, e l’Adidas Store alòl’incrocio tra la Broadway e la Houston street.
Ho portato in Italia un nuovo paio di scarpette, dei calzoncini, delle magliette e delle maglie invernali tecniche.
Torniamo in Sardegna. Ieri ho corso la Gazzetta Running di Cagliari. Mi sono divertito, più per le persone con cui sono stato che per la manifestazione e la sua organizzazione.
Ho corso la 10 chilometri, che alla prova dei fatti non era più lunga di 8,300 chilometri.
Partenza annunciata da volantino alle 10.00. Voci di corridoio la danno spostata alle 12.00. Ultimo orario comunicato le 11.00. Partenza reale 10.50.
Il percorso bloccava la circolazione automobilistica di viale Poetto, cioè del viale che dalla città porta al mare. Abbiamo potuto assaggiare quello che altri atleti raccontano della maratona di Milano: automobilisti inferociti che fermi per quasi un’ora al sole si attaccano al clacson e iniziano al maledire i podisti.
Otto chilometri al caldo, senza neanche un ristoro, un punto dove ti offrissero un bicchier d’acqua.
I lati positivi sono stati gli amici incontrati e il tempo finale: 40’29”. La prestazione deve molto a Pier Paolo, maratoneta nuorese con prestazioni sotto le 3 ore, che ha corso (ma forse e meglio dire passeggiato) sempre una falcata davanti a me e che non ha smesso un attimo di incitarmi e stimolarmi per dare il massimo.
Solo 54 giorni all’alba del 5 novembre. Non lasciare riposare le scarpette!
9/02/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|22:08|:|NYC Marathon Official Handbook|:||:|1157227724|:|Spulciando sul sito della maratona di New York ho trovato il manuale ufficiale della gara.
Questo è il link: http://www.nycmarathon.org/entrantinfo/pdf/official_handbook.pdf.
E' interamente in inglese. Gli ho dato una veloce scorsa. Per una più comoda lettura l'ho stampato.
Se trovo qualcosa di particolare o curioso, al di là delle notizie basilari. vi farò sapere.
Ciao, alla prossima.
9/01/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|18:13|:|NYC Half Marathon|:||:|1157127232|:|Ritorno dopo cinque giorni passati a New York. Il meteo non mi ha aiutato dato che per una buona metà del tempo è piovuto.
Più o meno forte ma è piovuto. Questo non ha frenato gli obiettivi che mi ero prefisso.
Il principale obiettivo era assistere e documentare la prima NYC Half Marathon. La partenza programmata della gara era fissata per domenica 27 agosto alle ore 7.00 del mattino da Central Park, lato est all'altezza della 86th street.
Il prologo è stato visitare l’expo della manifestazione che si svolgeva nei pressi del Nike Town, il negozio Nike di Manhattan, sulla 5th avenue. Tanta gente ordinatamente in fila per il ritiro del pettorale. Gli atleti sponsorizzati dalla nota marca, sponsor anche della gara, che firmavano autografi e si facevano fotografare con infinita pazienza. Tra le altre cose, la possibilità di farsi stampare sulla maglietta regalata nel pacco gara una qualsiasi frase o farsi assemblare una mega spilla tonda su scritto quello che ti passava per la mente.
La mattina sveglia per me e mia moglie, che mi accompagnava, prima dell'alba per raggiungere la linea dello start ed assistere alla partenza. Alloggiavo abbastanza vicino, sulla 73th street west a due isolati da Central Park.
Si va a piedi. Fuori dall'appartamento alle 6.30. Non siamo soli, perchè ci uniamo una processione di ragazzi e ragazze che si stanno recando anche loro alla partenza, ma nelle vesti di concorrenti, in calzoncini e maglietta e pettorale già fissato. Central Park è percorso solo dai fantasmi dei partecipanti alla gara.
Arriviamo che sono le 6.55, giusto per ascoltare le note finali dell'immancabile inno americano e attendere lo sparo della partenza. Il cielo è pesantemente coperto e quindi non c'è tanta luce, tanto che le foto della partenza presenteranno, per gli atleti ripresi in primo piano, uno strano effetto mosso, quasi un effetto fantasma.
Dopo aver fatto sfilare un bel po' di atleti, via di corsa alla metropolitana sul lato est del parco per raggiungere Time Square.
Qui l'effetto è decisamente bello. Le strade della piazza più caotica del mondo sono vuote, interdette al traffico automobilistico, interamente dedicate ai corridori, che sfilano sotto le enormi insegne luminose pubblicitarie. C'è un palco su cui canta una robusta ragazza di colore con una gran voce. Il pubblico, non tantissimo per la verità, incita con forza tutti quelli che passano, siano nel gruppo di testa che quelli posizionati ben più indietro senza lesinare applausi ed incitamenti.
Altro spostamento ed altra metropolitana. Questa volta andiamo nei pressi dell'arrivo, sull'ultimo miglio di gara. Si costeggia la recinzione che circonda il cratere di Ground Zero per arrivare sulla linea del traguardo a Battery Park, l’estremo sud dell’isola di Manhattan.
Usciamo dalla metropolitana che piove fitto e fastidioso. Naturalmente, nella fretta di uscire di casa, non ci siamo portati l'ombrello. Prendiamo anche noi, assieme agli atleti, un bel po' d'acqua, sino a quando non troviamo una comoda collocazione sotto un cavalcavia pedonale. Ci uniamo ad un folto gruppo di persone che non si risparmiano nel fare il tifo. In particolare una ragazza che non smette un attimo di applaudire e che ha una parola per tutti quanti. Incita a resistere ancora, gli dice di non mollare e che ormai manca veramente poco al traguardo.
La pioggia diminuisce, allora ci si sposta verso il traguardo. Assistiamo agli arrivi dell’ 1h50’. Dopo la linea di arrivo ci sono una schiera di volontari che distribuiscono medaglie, bottigliette d’acqua e di integratori.
L’ultima tappa è allo Starbucks li vicino per bere un cappuccino, visto che la colazione fatta all’appartamento è stata volutamente leggera. Facciamo giusto in tempo a prendere le nostre ordinazioni che si forma una fila lunga e ordinata di podisti reduci della gara che hanno avuto la nostra stessa idea e che approfittano del locale per cambiarsi o almeno darsi una buona asciugata, dopo l’acquazzone.
La mia impressione finale è stata quella di assistere ad una bella gara, corsa per le strade di una città tra le più spettacolari al mondo. La partenza di Central Park, il passaggio a Time Square, l’arrivo a Battery Park hanno un loro particolare fascino. Non si toccano tutti e cinque i quartieri, come accade nella maratona, ma si rimane interamente a Manhattan, il quartiere che si visita e si conosce maggiormente. Avendo la possibilità, per l’anno prossimo un mezzo pensierino lo farò.
8/26/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|16:54|:|Ma chi me lo ha fatto fare?|:||:|1156604094|:|Credo che a tutti i podisti della domenica, schiera a cui fieramente appartengo, e no, siano giunti ad un punto della loro preparazione in cui dicono: “Ma chi cavolo me lo ha fatto fare?”.
Questo momento credo che arrivi quando ci si ritrova più o meno nelle condizioni in cui mi trovo io. Vado ad elencare: muscoli e tendini delle gambe che a turno, i maniera più o meno casuale, iniziano a fare male e nella stessa casuale maniera, dopo giorni o settimane, smettono di fare male; occhiaie che iniziano ad essere fuori controllo dopo l’ennesima alzata all’alba per poter svolgere quanto stabilito dalla tabella di preparazione; fiducia in calo sulle possibilità di chiudere la maratona secondo quanto messo a programma. Ci sarebbe anche altro, ma evito.
Solitamente questi momenti di crisi arrivano dopo il lunghissimo. E’ lui il banco di prova del lavoro svolto in precedenza.
Nel mio caso specifico, sabato scorso mi sono finalmente deciso a fare quello che per problemi climatici di estremo caldo avevo rimandato settimana dopo settimana. Il bilancio finale dei 28 chilometri corsi in 2h50’ è stato tutto sommato positivo. L’ultimo lunghissimo fatto oltre un mese e mezzo prima si era interrotto a poco meno di 24 chilometri. In quel caso il caldo aveva giocato un ruolo significativo. Quest’ultima volta, invece, benché il clima non sia stato tra i migliori, è stata probabilmente la sete a giocare un ruolo significativo sulle condizioni finali della prova.
Ho sofferto di un discreto indolenzimento muscolare i giorni a seguire. Ma se vogliamo il fatto più curioso è che sono scomparsi vecchi dolori e ne sono comparsi di nuovo. Era da quasi due settimane che sentivo un discreto fastidio al un tendine del retrocoscia. Niente che mi impedisse di svolgere i miei allenamenti, ma un qualcosa che non voleva sentirne di passare e che soprattutto ad inizio allenamento si faceva apprezzare e che, pian pianino, con i minuti di corsa diminuiva anche se non scompariva del tutto. Come da copione il dolore si è fatto sentire soprattutto all’inizio per poi decrescere e rimanere presente ma mai invadente. Non so di preciso quando, ma probabilmente una volta superate le due ore, mi sono reso conto che non sentivo più alcun fastidio al tendine. Il dolore era del tutto scomparso, come se non fosse mai esistito. Naturalmente è stato sostituito da altri localizzati in altri punti della gamba destra, la gamba che ha deciso di non passare inosservata e di attirare costantemente la mia attenzione.
Ma per tornare al “Chi me lo ha fatto fare”, un po’ di preoccupazione arriva dalla paura di non farcela, che il tempo non basti per arrivare ad una preparazione tale che mi permetta di andare a New York e di non crollare miseramente ben prima del traguardo. Per questo ogni lunghissimo è un banco di prova non solo fisico ma anche psicologico per me aspirante maratoneta.
Da qui al 5 novembre i lunghissimi in programma sono 2: uno a metà settembre ed uno a metà ottobre. Quindi il lavoro da svolgere ancora non è poco.
Mentre scrivo sono in aereo, a metà strada tra l’Italia e gli Stati Uniti. Starò a New York per cinque giorni. Assisterò e soprattutto fotograferò la prima mezza maratona della città per poi riferirvi.
Farò sicuramente shopping per i negozi di attrezzatura sportiva favorito da un cambio euro dollaro sempre molto favorevole. Oggi acquistare negli Usa è come avere sempre tra il 25% ed il 30% di sconto grazie al cambio.
Mi è stato indicato come particolarmente conveniente Paragon, sulla Broadway all’angolo della 18ma street, qualche isolato più su di Union Square.
Al mio ritorno saprò riferirvi sulla mezza maratona e, soprattutto, sullo shopping.
8/15/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|20:50|:|Volando sulla Maratona|:||:|1155667859|:|
Sono in ferie, finalmente. Dal settembre scorso ho trascorso un anno abbastanza faticoso. Ora finalmente posso far riposare un po’ il cervello.
Se riposa il cervello non riposano i muscoli delle gambe. Siamo a quattro allenamenti alla settimana. Il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica con il lungo.
Il cervello riposa ma non ozia, semplicemente si concede il lusso di sfarfallare un po’ di qui ed un po’ di la.
Sfarfalla sfarfalla ho trovato un nuovo giochino da fare con Google Earth. Già in questo post precedente avevo spiegato, per chi ne avesse avuto bisogno, come usare le mappe satellitari per visualizzare il percorso della maratona. Ma la mia testa non del tutto normale (altrimenti non avrebbe deciso di correre una maratona) e ha trovato una variante al gioco.
Prendete Google Earth, caricate il percorso della maratona, usando i pulsanti contrassegnati nell’immagine con i cerchi rossi 1 e 2. Se fosse necessario basta ciccare sull’immagine per averla ingrandita. Orientate la linea rossa che parte da Staten Island e che percorre il ponte di Verrazzano verticale sul vostro monitor. A questo punto, usando il pulsante contrassegnato dal cerchio 3, inclinate l’angolazione della visuale, sino a quando si possa avere la sensazione di volare bassi sul percorso di gara.
Immaginate di sentire il colpo di cannone che annuncia la partenza della gara e tramite mouse e lo strumento manina, trascinate verso di voi il percorso. Ad ogni curva, curvate anche voi con i pulsanti 1 e 2.
Buon divertimento.
8/03/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|18:56|:|Correre a Central Park|:||:|1154624163|:|Se vi dovesse capitare di andare a New York, un’esperienza da non perdere e quella di andare a correre a Central Park.
Per informazioni sui percorsi dedicati ai podisti potete consultare la mappa messa a disposizione sul sito dedicato al parco.
Ma al dilà delle mappe e di quanto già detto in un mio articolo precedente, quello che colpisce particolarmente è il rispetto delle persone e delle attività che esse possono portare avanti all’interno del parco da parte dell’amministrazione cittadina. Una serie di strade attraversano il parco da est ad ovest e da nord a sud, ma in ognuna di queste esiste la corsia “preferenziale” per i podisti e per i ciclisti. Il sabato, la domenica e i giorni festivi nell’area del parco è interdetta alla circolazione.
Costantemente vengono organizzate gare e competizioni, non è difficile incrociarne qualcuna.
Anche il rapporto della cittadinanza con il parco e l’attività fisica è particolare. In qualsiasi giorno dell’anno ci sarà sempre qualcuno che andrà a correre a piedi o in bicicletta.
Personalmente mi è capitato alcuni anni fa di essere a New York a dicembre. Faceva un gran freddo. La temperatura media delle giornate si attestava intorno ai -10/-15 gradi centigradi. Attraversando Central Park a piedi, coperto all’inverosimile, cercando di non scivolare sulle lastre di ghiaccio dei sentieri, sono riuscito ad incrociare più di un podista che, fascetta intorno alle orecchie (altrimenti si sarebbero staccate dal freddo) correva come se niente fosse.
A fine agosto sarò a New York per il nyc-site, porterò con me la mia fida macchina fotografica per fotografare la mezza maratona che si svolgerà in quei giorni e avrò con me le scarpette ed i calzoncini per godermi qualche uscita e qualche ora di corsa per il parco.
7/24/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|10:39|:|Una piccola tregua|:||:|1153730356|:|L’allenamento per la maratona di New York continua a dispetto della fatica aumentata dal caldo. Gambe pesanti e gran sforzo sono i compagni delle mie uscite mattutine. Anche alle 7.30 o le 8.00 del mattino la temperatura si fa già sentire.
Ha fatto eccezione l’uscita fatta quest’ultimo martedì, alle 7.30 di sera dopo un breve temporale che ha rinfrescato l’aria di Cagliari quel poco che è bastato a rendere la corsa piacevole.
Sono uscito da casa che il cielo si era già liberato dalle nuvole che sino a tre quarti d’ora prima l’avevano occupato. C’era nuovamente il sole a fare da padrone, ma non c’era più la cappa soffocante di afa che aveva dominato la giornata sin dal mattino.
Non ho preso la macchina e da casa, di corsa, mi sono diretto verso il Poetto. Già dai primi minuti mi son reso conto che le gambe stavano girando in modo diverso rispetto alle altre uscite, andavano meglio.
Sotto le mie scarpette il viale Poetto e passato che era un piacere. Dopo il viale sono arrivato a Marina Piccola ed al lungo mare. Da qui di seguito: ospedale Marino, Saline con i soliti gabbiani e fenicotteri a farmi da contorno. C’è pochissimo vento, praticamente nulla. Le vasche delle saline sono degli specchi che riflettono il paesaggio che le circonda. Mentre corro lungo uno dei sentieri che le tagliano, alla mia destra c’è il nastro trasportatore che serve ad accumulare il sale raccolto e dietro di lui il sole che sta tramontando. La Sella del diavolo ha un suo doppione capovolto, speculare alla base. Porcaccia, avrei voluto avere con me la macchina fotografica!
Le gambe, con un po’ di mia meraviglia, tengono bene e se anche inizio a sentire un pelo di stanchezza non mi sento fiaccato.
Esco dalle saline ed in successione, per rientrare a casa, passo il retro dello stadio Amsicora, costeggio per poco meno di un chilometro l’Asse Mediano, giro intorno alla base del parco di Monte Urpinu dal lato dei depositi dell’aeronautica, via Cagna, via Curie. Qui è salita, non ripidissima ma costante, per circa 300 metri. Temevo di soffrire sulla salita invece, benché senta ormai le gambe un po’ pesanti, sono in grado di aumentare il ritmo quando sento di rallentare.
Arrivo a casa dopo pochi minuti, contento del giro fatto, ma soprattutto rinfrancato dal fatto di non sentire quella spossatezza che mi ha accompagnato le settimane precedenti.
Oggi ho bucato l’allenamento. La sveglia non ha funzionato. Ma forse è meglio così perché ho da recuperare un bel po’ di stanchezza accumulata in settimana.
Domani mi aspettano i soliti caldi, caldissimi 20 chilometri domenicali.
7/11/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|16:52|:|Temperatura ieri e oggi|:||:|1152629520|:|La strada continua a scorrere sotto le mie scarpe da running. A giugno siamo arrivati a quota 206 chilometri corsi in 19h43’.
In questi primi giorni di luglio siamo già a quota 96 chilometri.
Quali considerazioni fare?
Più aumenta il caldo e più si allunga il tempo medio per chilometro. L’ho già scritto e ora lo confermo: il caldo appesantisce le gambe e le inchioda all’asfalto.
A questo punto, se il clima fa la differenza, andiamo a vedere cosa è avvenuto durante la maratona di New York gli scorsi anni:
2005 – anno terribile. Alla partenza 20 gradi con un’umidità che sfiora il 90%
2004 – 13 gradi alla partenza, 18 all’arrivo. Umidità sotto il 70%. Tutto sommato non male.
2003 – 15 gradi alla partenza, 18 all’arrivo. Umidità pressoché identica all’anno precedente.
Onestamente metterei la firma per avere una situazione climatica come quella del 2004 o del 2003. Bisogna però sempre fare i conti con quella che noi in Italia chiamiamo l’estate di San Martino e oltre oceano chiamano “Estate Indiana”, ovvero con alcuni giorni che segnano una tregua nell’avanzata dell’autunno e in cui la temperatura può risalire di svariati gradi.
La vera speranza è che assieme agli indiani e alla loro estate non arrivi la danza della pioggia.
P.S.
Normalmente non porto sfortuna, ma anche se dovesse piovere, declino qualsivoglia responsabilità!
6/29/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|14:41|:|Dalle stelle alle stalle A/R|:||:|1151584871|:|Il caldo questa settimana si è fatto sentire in tutta Italia e non solo.
Correre con uno zaino pieno di sassi, o meglio, correre come dentro una vasca d'acqua. Queste sono state le sensazioni provate nelle due uscite di sabato e domenica.
Il ritmo è sceso ed i tempi si sono allungati. Domenica per i soliti 20 km ho accumulato un +8 minuti rispetto all'uscita della domenica precedente.
Il caldo e l'umidità mi hanno spezzato le gambe e ridotto la resistenza in maniera sensibile.
Le cose si sono invece risollevate martedi e giovedi, cioè oggi. Il caldo non è diminuito ma l'umidità si.
I tempi sono tornati nella norma.
Proprio oggi ho fatto un test: mi sono pesato prima di uscire e mi sono pesato quando sono rientrato.
Per 13 chilometri persorsi la differenza è stata di 600 grammi, più di mezzo chilo. Credo che il 90% fosse sudore, ovvero acqua persa.
Ultima annotazione. Con oggi sono arrivato a 205 chilometri corsi nel mese di giugno. 6/23/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|16:52|:|Come in una sauna|:||:|1151074346|:|Come era prevedibile, la settimana lavorativa non ha concesso molti spazi all'allenamento. Non solo gli impegni, però, hanno reso ardua l'applicazione del programma, anche il caldo afoso ha messo lo zampino.
Mercoledi sera, dopo le 8, sono riuscito a correre per 45 minuti. Il ritmo è stato lento ed il sudore più che abbondante. Mi trovavo a Pesaro per due giornate, mercoledi e giovedi. La situazione meteo è stata costante: caldo afoso ed opprimente senza soluzione di continuità.
Avevo l'hotel a Fano, a pochi chilometri da Pesaro. La sera, una volta rientrato, mi sono cambiato: calzoncini, maglietta, scarpette e via. Prima ho vagato un pò a caso, poi finalmente ho trovato la via di accesso al lungo mare. Come ho già detto, ritmo lento, gambe un poco pesanti, caldo ed umidità appena sopportabili.
E' venerdi mattina, sono sull'aereo che mi sta riportando a Cagliari. Sotto di me in questo momento c'è l'Isola d'Elba. Mi attendono i 13 chilometri di sabato ed i 20 di domenica, caldo permettendo.
6/21/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|15:51|:|Settimana non facile|:||:|1150897910|:|Settimana che si prospetta lunga e con qualche difficoltà per la costanza degli allenamenti.
Sarò martedì a Livorno, per poi spostarmi mercoledì e giovedì a Pesaro. Venerdi mattina rientrerò a Cagliari partendo la mattina da Bologna.
Credo che l’unica occasione concreta di fare un poco di corsetta sia la sera di mercoledì a Pesaro.
Per il resto, continuo a mantenere quanto mi ero programmato, ovvero di fare un lungo di 20 chilometri una volta la settimana e di continuare a fare, per quanto mi è possibile, una o due uscite infrasettimanali di 12/13 chilometri.
Il test del lunghissimo di fine mese si avvicina inesorabilmente. Sono curioso di sapere se questa volta riuscirò ad infrangere il muro dei 26 chilometri e delle 2h40’.
6/13/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|11:38|:|Simulare la maratona|:||:|1150191495|:|Navigando per internet alla ricerca di informazioni riguardanti la maratona di New York si trovano anche alcune curiosità.
Di alcune già ho avuto modo di scrivere, ma ultimamente mi sono divertito giocando a questo simulatore di maratona che si può trovare a questo indirizzo: http://www.ingnycmarathon.org/training/simulation.php
Il meccanismo è abbastanza semplice e può essere utilizzato in due modalità.
La prima è indirizzata a chi ha già corso la maratona. Nel box presente nella parte alta della maschera si può inserire il nome e cognome della persona che ha corso la gara e l'anno della stessa. Questa apparirà, dopo la conferma, come una dei quattro soggetti che prenderanno parte alla simulazione.
Allo start un punto colorato inizierà a percorrere i due tracciati presenti nella pagina. Il primo rappresenta il percorso, visto dall'alto, il secondo il grafico altimetrico.
La pagine web però può essere utilizzata anche come simulatore di condotta di gara. Se nella sezione 'advanced' inseriamo quello che vorremmo fosse il nostro tempo finale di arrivo, il pallino colorato si sposterà lungo il percorso a velocità costante permettendoci di rilevare tutti gli intermedi che ci possono tornare utili come riferimenti per la nostra condotta di corsa.
Volendo possiamo anche organizzare delle sfide, visto che si possono impostare sino a quattro 'concorrenti', non importa se veri o virtuali. Io l'ho fatto inserendo il nome di una persona che ha veramente corso la gara è ha terminato in circa 4h10' e inserendo un atleta virtuale che invece chiude la maratona in 4h precise.
Al via il concorrente reale parte veloce ed impone un distacco via via sempre più grande al concorrente virtuale siano a circa il 18^ miglio, quando inizia ad avere delle difficoltà ed un calo di prestazione, tanto che il virtuale lentamente ma inesorabilmente lo riprende, raggiunge, supera, arrivando per primo al traguardo.
Buon divertimento.
5/31/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|19:40|:|L'allenamento prosegue|:||:|1149097206|:|Oggi è l'ultimo giorno del mese, quindi posso procedere con i consuntivi per quanto concerne la mia preparazione per la New York City Marathon.
Quella che segue è la tabella che riepiloga un po' di dati da gennaio a maggio:
MESE | CHILOMETRI | TEMPO (h:m:s) | MIN/KM |
| GENNAIO | 60,61 | 6.12.00 | 0.06.08 |
| FEBBRAIO | 148,18 | 14.45.33 | 0.05.59 |
| MARZO | 120,68 | 11.50.27 | 0.05.53 |
| APRILE | 171,95 | 16.35.49 | 0.05.47 |
| MAGGIO | 195,10 | 18.40.14 | 0.05.45 |
Sia ad aprile, come già scritto, che a maggio ho dedicato un'uscita ad una lunga distanza. A maggio ho percorso 25 chilometri in 2h35'. Di positivo c'è da notare che al termine della seduta non ho sofferto come la volta precedente, di negativo invece c'è da notare che sto patendo il caldo. Durante la seduta mi sono dovuto fermare più volte per bere e per rinfrescarmi.
La speranza è che con lo stabilizzarsi della bella stagione il mio fisico si abbitui un po' di più alla temperatura e mi faccia soffrire meno.
Ora l'obiettivo per giugno è mantenere le distanze percorse o possibilmente aumentarle e correre un lungo o lunghissimo a fine mese come test di controllo e verifica. L'ideale sarebbe comunque aumentare i chilometri della domenica, che attualmente sono intorno ai 13, e portarli più vicino ai 20. In pratica inserire una seduta settimanale più lunga ed impegnativa e renderla costante.
5/27/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|19:34|:|Correndo per gli Stati Uniti|:||:|1148751287|:|Sei negli Stati Uniti, a New York ma non solo, ed hai voglia di farti qualche chilometro, o meglio qualche miglio, di corsa ma non sai ne dove andare ne quale distanza potresti coprire?
Nessun problema, c'è America's Running Routes che ti viene in aiuto. In questo sito si trovano percorsi che coprono l'intero stato nord americano.
Nel mio specifico caso ho cercato qualche percorso per Central Park senza tralasciare di vedere cosa mi veniva proposto più genericamente per la città di New York City.
Per Central Park ho trovato questo percorso abbastanza interessante, clicca qui per vederlo.
Per la città più in generale invece questi tracciati, clicca qui per vederli.
5/25/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|22:44|:|Non tutti i mali vengono per nuocere|:||:|1148589877|:|Quale occasione migliore c’è di fare shopping se non quando uno è fuori e si è dimenticato a casa qualcosa che gli serve. E’ già successo un paio di mesi fa con i calzoncini, questi giorni scorsi con le scarpette. Lunedì mattina preparo la valigia per la settimana in giro per l’Italia, metto i calzoncini, le magliette, le calze, il tutto oltre all’abbigliamento serie (certo non vado in calzoncini per aziende ); la busta con le scarpette è sulla cassettiera, pronta ad essere sistemata per ultima. Purtroppo li, sulla cassettiera, è rimasta. Pazienza, la corsetta a Padova il martedì mattina è saltata.
Le mie Adidas Supernova, comprate a New York a luglio scorso, incominciavano ad avere sulla suola un bel po’ di chilometri e già da qualche settimana corteggiavo l’idea di fare il nuovo acquisto. Colgo l’occasione a Prato e mercoledì sera acquisto un paio di Asics Cumulus VII.
Questa sera, a Senigallia, sul lungomare Dante Alighieri la prova su strada. La sensazione generale è positiva dopo circa otto chilometri fatti ad un buon ritmo. Mi posso considerare soddisfatto dell’acquisto.
5/18/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|11:59|:|Battiamo la fiacca|:||:|1147946392|:|Mancano 171 giorni alla maratona e la settimana è trascorso fiacca. Vuoi per gli impegni personali e per quelli di lavoro, ma il fine settimana non ha brillato (ho corsicchiato domenica mattina per 6/7 chilometri) e il resto della settimana che sta quasi per finire non è andato meglio.
Solo questa mattina siamo riusciti a macinare un discreto numero di chilometri, 13,5 per la precisione.
Le sensazioni non sono state tra le migliori: caviglia destra con un lieve fastidio, polpaccio destro a fine corsa un po’ dolorante, ma soprattutto testa non troppo convinta. Probabilmente soprattutto la testa non ha funzionato bene. Credo che anche il caldo stia giocando un brutto scherzo, la temperatura ormai da settimane è in costante aumento e se tre settimane fa la mattina alle 7 c’erano 14 gradi, oggi non c’erano meno di 18/20 per poi andare a salire.
Conto di macinare utili minuti di corsa tra sabato e domenica per riportarmi a regime. 5/08/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|21:38|:|Bere: come, quando, perchè|:||:|1147117125|:|Con la bella stagione si ripropone un problema a cui non ho ancora trovato soluzione. Quando aumenta il caldo aumenta anche la sudorazione. Se l’allenamento non supera l’ora si può tranquillamente non bere sino alla fine, ma se invece si superano i sessanta minuti il bisogno di reidratarsi diventa necessità.
Ora, se corressi su pista il problema sarebbe relativo, basterebbe organizzarsi una o più bottigliette a bordo pista da adoperare quando si sente la necessità, ma dato che non corro su pista ma per la città o per il lungomare la via non è praticabile.
L’estate scorsa uscivo con la bottiglietta da mezzo litro di integratore isotonico che consumavo durante il percorso. Risolvevo il problema dell’idratazione ma vi assicuro che correre con la zavorra della bottiglietta in una mano è molto fastidioso. Infatti dopo un primo periodo e dato che allora difficilmente superavo l’ora di corsa, lasciavo la bottiglietta a casa e bevevo una volta che mi fermavo.
Quest’inverno mia moglie mi ha regalato una borraccia che con l’apposita custodia a marsupio si fissa in vita, prodotto della tecnologia Nike. Nella teoria le mani rimangono libere e la bottiglia è sempre a portata di mano.
Due uscite fatte con l’attrezzo però hanno rivelato il suo limite: ad ogni falcata la fascia con la bottiglietta sobbalza tanto che dopo i primi 300 metri uno ha già le scatole piene della cosa e ha la tentazione di staccarla e lanciarla lontano.
Sabato scorso ho fatto il secondo test: dopo il primi chilometri che costantemente mi aggiustavo il marsupio un po’ più su, un po’ più giù, un po’ più stretto, la bottiglia ha deciso di uscire e cadere per terra. Il resto dell’allenamento l’ho fatto con la bottiglia in mano, insomma sono tornato al passato.
La questione rimane aperta e di urgente soluzione perché il caldo aumenta e le uscite che arrivano alle 2 ore sono sempre più comuni.
4/29/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|15:39|:|Settimana intensa|:||:|1146317962|:|Aproffittando del ponte festivo di questa settimana mi sono dato da fare. Ecco in breve il riepilogo delle giornate e dei chilometri percorsi:
Martedì 25 aprile 25,7 chilometri.
Giovedì 27 aprile 16,1 chilometri.
Venerdi 28 aprile 6,6 chilometri.
Sabato 29 aprile 20,0 chilometri.
Ho percorso in totale più di 68 chilometri (e le mie gambe oggi li sentono tutti!) ma soprattutto ho fatto dei test ed ho ottenuto delle risposte.
Il primo dato l’ho ottenuto dai quasi 26 chilometri di martedì. E’ stato il mio primo lunghissimo. Più volte avevo superato i 20 chilometri, arrivando a poco meno di 22, ma non avevo testato sino a che punto, con la preparazione attuale, sarei arrivato.
Il percorso, se l’avessi concluso tutto, era di circa 28 chilometri per un tempo che stimavo intorno alle 2h50’ ore, 3h ore. Le mi gambette mi hanno portato a sfiorare i 26 in 2h40’ e poi hanno detto basta.
In positivo si può dire che ho recuperato bene, riuscendo dopo solo un giorno di riposo a macinare altra bella strada.
In negativo c’è che per una buona ora dopo che ho staccato i muscoli delle gambe mi hanno fatto male e non mi sembrava dovuto all’acido lattico.
Come già detto, giovedì 16, venerdi per non forzare 6, ed oggi altri 20 chilometri in meno di 2 ore (record per il momento sulla distanza). Ora, causa altri impegni, domenica e lunedi non correrò ma farò riposare un poco i muscoli.
Prossimo lunghissimo in programma tra poco più di un mese, diciamo all’incirca a fine maggio, primi di giugno. Questa volta devo assolutamente arrivare ai 30 chilometri ed alle 3 ore. 4/26/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|18:43|:|Passatempo per i giorni di ferie|:||:|1146069806|:|Se avete già corso almeno una volta la maratona di New York sarà per voi un semplice gioco, invece per chi ha programmato la gara per il 2006, come me, o conta di farlo gli anni a venire, propongo una semplice animazione in flash che vi permette di fare un virtual tour dell'intero percorso, miglia per miglia, corredato di foto, schema altimetrico, mappa.
Un clic qui per iniziare e buon divertimento.
4/19/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|17:01|:|Corsetta di Pasquetta|:||:|1145458863|:|Di andare fuori per Pasquetta quest’anno non se ne parla, troppe cose da fare a casa (trasloco in corso…), quindi sveglia alle 7,30 e uscita da casa 8,30.
L’atmosfera in città è molto strana, il cielo è uniformemente grigio e pesante, le strade sono deserte, corro sui marciapiedi ma potrei correre in mezzo alla strada che non farebbe grande differenza (però non lo faccio!).
Dopo qualche chilometro abbandono la civiltà ed entro nelle saline. Qui mi fanno compagnia gabbiani e fenicotteri, qualche raro podista e il riflesso a specchio della città sulle vasche di essiccazione. Il caldo incomincia a compiere il suo lavoro, tanto che in alcune di loro inizia ad affiorare il sale.
Incrociare qualcuno lungo i sentieri delle saline ed è un po’ diverso che incrociarlo da un’altra parte, per esempio lungo il viale Poetto. Qui se il fiato lo permette ci si saluta, altrimenti basta un cenno della mano; è come se si appartenesse una elite di persone fortunate, più disposte verso gli altri.
Esco dalle saline e mi ritrovo sul lungomare del Poetto. Trovo più persone di quanto pensassi: probabilmente l’avvicinarsi dell’estate e i sensi di colpa da pranzo pasquale portano l’essere umano medio a cercare di bruciare calorie. L’ennesima battaglia della guerra ai rotolini di grasso ed alle maniglie, o intere ringhiere, dell’amore
Passata Marina Piccola termina del tutto la pace: il traffico automobilistico incomincia ad essere sostenuto e fastidioso. Da qui inizia l’avvicinamento a casa: via Poetto, viale Diaz, via Dante, via Pessina. Incrocio i gruppi di amici e le famiglie che stanno terminando di caricare l’auto per la gita, anche se spesso gli occhi di queste persone vanno al cielo che non promette niente di buono.
Chiudo la mia corsa dopo 1h35’ e 16 chilometri. Ora mi aspetta una mattinata di trasbordo di scatole e scatolette!
4/12/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|20:18|:|La maratona vista dal satellite|:||:|1144865936|:|Se la mappa del percorso della maratona di New York presente sul sito non vi basta e volete di più, se navigare per il globo terrestre grazie al Google Earth ed grazie alle sue immagini satellitari non vi spaventa, potete scaricare il file nyc_marathon.kmz con tutto il percorso della maratona dal ponte di Verrazzano a Central Park passando per i 5 quartieri della Grande Mela.
Per chi, invece, non avesse ancora sperimentato l’esperienza di Google Earth, ecco poche e facili indicazioni per provarci.
Per prima cosa scaricate ed installate il programma rilasciato gratuitamente da Google a questo indirizzo: http://earth.google.com/tour/thanks-win.html
Per seconda cosa scaricare il file nyc_marathon.kmz presente sul nostro sito.
Una volta che l’avete sul vostro PC con un doppio clic potere mandalo in esecuzione. Verrà avviato Google Earth e con un progressivo ingrandimento passerete dalla visualizzazione dell’intero globo terrestre a vedere la città di New York e il percorso della maratona evidenziato da una linea gialla che attraversa le avenue e le street della città.
Buon divertimento.
4/03/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|20:29|:|Prima gara|:||:|1144088990|:|
Come ho già detto in precedenza, i miei inizi come podista risalgono a poco più di un anno fa e ieri per la prima volta ho corso una competizione ufficiale, una in cui ci si accalca sulla linea dello start, tutti con la mano sul proprio cronometro, pronti a farlo partire al momento dello start del direttore di gara.
Per farla breve ho corso il Vivi Città che si è svolto a Cagliari e che ha avuto come teatro una porzione del Lungomare Poetto.
Il percorso della gara, quella competitiva, era di 12 chilometri, corsa lungo un anello di 6 chilometri da percorrere 2 volte: dalla piazzetta di Marina Piccola sino all’altezza dell’ospedale Marino e ritorno.
Il mio finale è stato 1h03’29”. Sicuramente non un tempone per la distanza, ma in compenso dai calcoli fatti viene fuori che ho corso alla media di 5,17 minuti per chilometro. Un record per le mie prestazioni che raggiungo in allenamento, con questi tempi potrei chiudere una maratona in meno di 3h45’. Una prestazione insperata e onestamente non realistica.
E’ stata una grande giornata di sole, si superavano ampiamente i 20 gradi alle 10.30 (l’ora della partenza) con un poco di vento di maestrale che invece di essere di disturbo ha aiutato a sopportare il gran caldo.
Forse perché è stata la prima volta, ma l’attesa dello sparo del via in mezzo a tanti altri podisti, l’iniziare a muoversi del massa, prima lentamente, poi sempre più veloce sino a quando ognuno ha trovato la sua andatura mi ha dato un’emozione che non avevo provato prima.
Non mi era ancora capitato di correre tra diverse decine di altre persone e sentire il clap clap delle scarpette che scivolano sull’asfalto in un incedere quasi ipnotico. Molto bello.
Mi è venuto naturale provare a fare la proiezione di questa esperienza con quella che andrò a fare a Novembre a New York e il risultato è per certi versi esaltante.
A presto.
3/30/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|13:31|:|I miei obiettivi|:||:|1143721864|:|Facciamo prima alcune considerazioni: ho iniziato a correre da poco più di un anno, non ho alcuna velleità cronometrica, corro perché mi piace e mi fa sentire bene. Quindi, il primo dei miei obiettivi e quello di riuscire a correre ininterrottamente per tutti e 42,195 chilometri, considerando che oggi arrivo a farne 22.
Mi piacerebbe arrivare con un tempo compreso tra le 4h ore e le 4h30’, cosa non difficile se riuscissi a mantenere per tutta la gara la mia media di 6’ a chilometro, ma anche se questo non mi riuscisse mi sentirei pienamente soddisfatto se riuscissi a terminare in meno di 5 ore.
Onestamente non so se considerare questi obiettivi ambiziosi o meno. A prima vista non sembrerebbe, ma a renderli non facili c’è il percorso della maratona, perché anche se New York è una città di pianura non è per niente una città piana. Le avenue difficilmente sono in piano, molto più spesso hanno una pendenza facilmente percepibile. Tra la partenza e l’arrivo si attraversano svariati ponti, quindi rampa che sale e rampa che scende. L’ultimo tratto, quello che costeggia ed attraversa Central Park, è un susseguirsi di salitine e discesine. Insomma il percorso di questa maratona è uno di quelli che provano le gambe di un podista. Anche un maratoneta del livello di Stefano Baldini ad oggi non è riuscito a figurare bene in questa competizione.
Ma anche con queste premesse mi sento ottimista. Cerco, per quanto il mio lavoro me lo permette, di macinare sempre un buon numero di chilometri ogni settimana e di pensare positivo anche quando le gambe incominciano ad accusare la fatica. L’allenamento che cerco di portare avanti mira soprattutto ad aumentare la resistenza mentre cura molto meno della velocità. Da qui alla maratona ci sono poco più di sette mesi ed i margini di crescita ci sono: l’anno scorso in questo stesso periodo riuscivo a correre per 5 chilometri o per mezz’ora di continuo.
3/21/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|19:19|:|Maratone, ali e Baldini|:||:|1142965194|:|In settimana ho letto il libro di Stefano Baldini “Con le ali ai piedi” edito da Mondadori, regalatomi per il compleanno da buon Giampietro della redazione del nyc-site.
Si legge velocemente e piacevolmente, è un poco la favola della vita del vincitore della medaglia d’oro nella maratona alle ultime olimpiadi di Atene.
Qua e la ci sono un po’ di pillole di tecnica: il buon Stefano ci regala un paio di tabelle per prepararci a correre anche noi la maratona (sicuramente non con i suoi tempi).
3/12/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|11:07|:|Progressivo a Senigallia|:||:|1142158032|:|La svegli suona alle 6.15 del mattino. Mi ero ripromesso di uscire a correre o la sera o la mattina successiva, la sera ho fatto tardi, quindi rimaneva la mattina.
La sera ho fatto tardi perché dovevo fare un piccolo acquisto. Partito da Cagliari lunedi mattina, destinazione Senigallia, mi ero preparato con cura la valigia: oltre a la biancheria, le camicie e le cravatte avevo messo scarpette, calze, magliette e felpa per andare a correre. Peccato che abbia omesso di mettere i calzoncini!
Mercoledì all’ora di pranzo sopralluogo per Senigallia e dintorni per cercare un centro commerciale che facesse al caso mio. Trovato il centro commerciale e trovato il negozio che vende abbigliamento sportivo non ho potuto procedere con gli acquisti perché chiuso in pausa pranzo. La sera all’uscita dal lavoro torno e faccio l’acquisto, ma tra il trasferimento la scelta del capo e il ritorno in albergo si fa tardi, quindi niente uscita, se ne parla la mattina.
Alla fine sono per strada alle 7. Sono a poche centinaia di metri dal lungomare Dante Alighieri, in pochi minuti lo raggiungo. La giornata è nuvolosa ma non troppo fredda e fortunatamente non tira il vento di qualche giorno prima. Tranne qualche signore anziano che porta a passeggio il cane o due ragazze che attendono alla fermata del pullman non incrocio praticamente nessuno.
Si corre bene, il marciapiede e uniforme senza interruzioni per attraversamenti. Alla mia sinistra ho il mare a non più di 100 metri. I primi 25 minuti il ritmo e tranquillo, poi, nel momento in cui inverto il senso di marcia per tornare in albergo, aumento il ritmo che tengo per circa 15 minuti per poi ancora aumentare per altri 5. Gli ultimi 5 sono di defatigamento.
Chiudo soddisfatto ripagato della fatica d’essermi alzato presto.
3/07/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|14:38|:|20 un po’ difficili|:||:|1141738729|:|Non tutte le settimane scorrono come si vorrebbe, in questa, per esempio, sono a Senigallia. Mi sono portato anche il necessario per uscire a correre e questa mattino ho anche visto dove (c’è un lungo e tranquillo marciapiede sul lungomare che sembra fatto apposta), l’unico inconveniente è che ho lasciato i calzoncini a casa. Medito di andarli ad acquistare nel primo negozio di sport che trovo da queste parti.
La scorsa settimana sono riuscito a macinare 41 chilometri in 3 uscite (i parziali sono 9 + 12 + 20). I 20 chilometri di domenica mattina sul lungomare di Cagliari non sono stati “facili” come quelli di due settimane prima, probabilmente non avevo ancora smaltito i 12 di venerdi sera fatti dentro Cagliari. Il percorso di venerdi era composto da 3 giri intorno ad un colle con varie pendenze per andarsi a concludere con una bella e robusta salita di 700 metri.
Questa prossima domenica continuerò a stare fuori casa, quindi salterà il lungo. Spero di non infiacchirmi troppo. 2/27/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|20:12|:|Settimana fiacca|:||:|1141067560|:|Non sono riuscito a correre durate la settimana ed ho recuperato con una doppia uscita il weekend: 25 chilometri corsi tra sabato e domenica.
Uno dei luoghi più frequentati dai runner di Cagliari è il lungomare del Poetto che ha due fondamentali caratteristiche: la prima è che costeggia la spiaggia, la seconda e che per buona parte è chiuso al traffico e nei brevi tratti in cui è permessa la circolazione questa è molto scarsa.
Per chi avesse un minimo di dimestichezza con Google Earth queste sono le coordinate geografiche da inserire nel box di ricerca per visualizzare dalle immagini satellitari il percorso:
partenza da Marina Piccola 39°11'38.78"N, 9° 9'26.28"E
fontanella da cui si torna indietro 39°13'41.21"N, 9°12'43.58"E
Misurando la distanza tra i due punti sempre tramite Google Earth si arriva a totalizzare 6,300 chilometri per andare ed altrettanti per tornare.
La prima volta, questa estate, che mi sono misurato su questa distanza sono schiattato poco dopo un’ora di corsa. Al secondo tentativo ho chiuso a 1 ora e 30. Oggi riesco a farlo in 1 ora e 10 minuti.
Di positivo c’è da considerare che domenica, anche se le gambe stavano ancora smaltendo l’acido lattico di sabato, non mi hanno tradito ed ho chiuso un po’ stanco ma con la sensazione di poter correre ancora per qualche altro chilometro.
Speriamo di poter far meglio questa settimana.
2/21/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|14:28|:|Meno 226 giorni|:||:|1140528528|:|Sono contento di questa settimana di allenamento. Sono riuscito ad andare a correre martedi, venerdi e domenica. Il risultato migliore l’ho ottenuto domenica, ho corso 2h12’ per un totale di 20km terminando senza maledire il mondo.
Avevo già fatto tempo fa altri due lunghi di 20km, l’ultimo i primi di dicembre, ma in entrambi i casi avevo strisciato per tutto l’ultimo tratto con un certo senso di scoramento. “Se chiudo i 20km in queste condizioni, come caspita posso pensare di farne 42?”, era il pensiero dominante. Ieri, invece, ho chiuso normalmente stanco ma con le gambe ancora buone che mi hanno permesso di concedermi un ultimo scatto di 200m prima di terminare e con la sensazione di poter correre ancora ancora dei chilometri.
La 42,195 ora è un po’ più vicina.
2/17/06|:|Paolo|:|paolo@nyc-site.com|:|20:17|:|Mi faccio un regalo|:||:|1140203837|:|Oggi 17 febbraio 2006 decido di farmi un regalo: mi iscrivo alla maratona di New York.
Ho 42 anni e dopo un passato molto lontano di giocatore di basket, ho smesso che avevo poco più di vent’anni, non ho fatto quasi nessun’altra attività sportiva. Qualche partita a calcetto con gli amici, non più di 3 o 4 l’anno, qualche lungo trekking ma niente di più. Aggiungiamo anche che dall’età di 19 anni sino a quella di 33 ero anche un buon fumatore. Smettere di fumare è stato un grandissimo traguardo che però ha lasciato svariati chiletti in più attorno al mio girovita.
Per farla breve, dopo anni che mi ripromettevo di fare un poco di attività fisica, circa 12 mesi fa ho iniziato ad uscire a correre. Le prime volte è stata dura, dopo neanche 10 minuti ero già senza fiato, ma uscita dopo uscita le cose sono migliorate sino ad arrivare ad oggi che vanto il record di oltre due ore di corsa continua senza interruzioni.
La maratona è dura. La maratona sono 42,195 chilometri. Corsa con i miei ritmi non si fa in meno di 4 ore e 15. Non basta, New York è tra le maratone una di quelle difficili: continui sali e scendi della strada, ponti più o meno lunghi da superare, curve strette lungo il tracciato, insomma dura, dura, dura.
Allora perché New York?
New York perché la sua è La Maratona, perché chiunque l’abbia corsa vi dirà che si vive un’atmosfera splendida, perché su tutto il suo tracciato c’è sempre un pubblico che ti incita e sostiene anche se non sei nel gruppo di testa, perché la corri a New York.
Questo luglio passato, nell’ultimo mio soggiorno, mi sono portato scarpette e calzoncini per correre a Central Park. Uscivo la mattina poco più tardi delle 7,30 dagli appartamenti sulla 73 street, pochi isolati per scaldarsi sino all’ingresso east sulla 72 street, poi il silenzio. Il rumore del traffico dell 5 Ave scompariva, rimaneva il rumore degli uccelli, le tue suole sull’asfalto o sul sentiero e il tuo stesso fiato che cadenzava la corsa. La parte più divertente delle uscite era curiosare tra le facce degli altri podisti che avevano scelto la tua stessa ora per uscire a correre. Tante persone e quanto mai varie: signore e i signori un poco appesantiti di mezza età, bellissime ragazze alte e longilinee, fustacci che sembravano essere appena usciti da una copertina di Mens Healt, anziani che non avresti mai scommesso potessero abbandonare il loro bastone e che invece tutti storti inesorabilmente portavano un piede davanti all’altro in una comica ma ammirevole e squinternata corsetta. Insomma, si incontra quanta più varia umanità si possa pensare (ed io con loro).
Quindi, ora che ho lanciato la sfida stabilendo la prova non mi rimane che pormi un obiettivo e lavorare per raggiungerlo.
Diciamo che mi riterrei soddisfatto se chiudessi la gara entro le 5 ore e sarei molto soddisfatto di me stesso se rientrassi tra le 4:15 e le 4:30.
La strada da percorrere è ancora tanta, devo migliorare ancora molto la mia resistenza e la mia forza e forse perdere ancora qualche chilo. Il tempo per farlo c’è, non rimane che mettersi al lavoro, settimana dopo settimana, sudore sopra il sudore, per arrivare al 5 novembre in forma e motivato.