| Conservare o no gli interni degli edifici storici di New York? |
| 22 Dic 2010 | 16:31 |
L’indignazione per la demolizione della stazione originale di Pennsylvania Station nel 1963, ha provocato la nascita a New York nel 1965, della commissione per la conservazione degli edifici storici.
Dopo quarantacinque anni l’elenco degli edifici "intoccabili" registra 1266 costruzioni, ma quello degli interni da salvaguardare ne elenca solo 110. New York è solitamente visitata dall’esterno, camminando per le strade e l’immagine della sua grandiosità nella storia è data proprio dai primi grandi edifici di fine ottocento o inizio novecento. Non si pensa però che la vita della città, della gente che ci lavora e abita, si svolge all’interno, e in onore di questa frenetica attività a molti sembrerebbe doveroso salvare anche gli spazi interni degli edifici più significativi, architettonicamente o storicamente.
Ma è proprio la stessa vita della città, in vorticoso cambiamento, che ha portato alla continua trasformazione d'uso di questi spazi. D’altra parte per essere classificati come "landmark" bisogna essere luoghi a uso pubblico ed essere mantenuti intatti da almeno trent'anni, una cosa praticamente impossiblie a New York. Un quarto di questi interni da salvaguardare sono i teatri di Broadway dei primi anni venti, segue poi qualche "lobby" di qualche edificio per uffici, qualche ristorante e solo un negozio, l'ex libreria Scribner ora occupata dal negozio di prodotti di bellezza Sephora.
Ecco allora scatenearsi il dibattito tra i membri della commissione, imprenditori, architetti, giornalisti, conservazionisti, tramandare la memoria di New York o lasciare che la città segua il suo destino di città che non dorme mai e si rinnova e rigenera sempre?






