| La trascinante vocalità dei gospel di Harlem |
| 28 Lug 2011 | 10:47 |
New York. Ore 10 di una domenica mattina qualunque. Le strade si riempiono di eleganti signore di colore in abiti signorili sapientemente abbinati a regali cappelli dai raffinati toni pastello.
Una scena di “Via col Vento” o de “Il colore Viola”? No, qui siamo ad Harlem, affascinante centro culturale dall’autentico sapore afro-americano, dove ogni domenica le numerose congregazioni battiste assolvono con gioia la funzione religiosa mattutina scandita dalla trascinante vocalità dei cosiddetti black choirs: cori disciplinati e organizzati, amanti di arrangiamenti complessi e capaci di spingere il proprio virtuosismo e la propria forza vocale al di là delle colorate vetrate delle chiese battiste, giù, fino in strada.
Una tradizione che affonda le proprie radici nella gospel music degli anni '20: forma di devozione religiosa spontanea tipica delle “chiese dei santi” dove ogni devoto veniva chiamato a testimoniare la fede attraverso la propria voce o il suono di strumenti di derivazione jazz quali fiati e percussioni. La Harlem di oggi conta manciate di chiese dove ciascun fedele viene caldamente invitato a partecipare attivamente al rito domenicale e dove l’intrattenimento diventa parte fondante della funzione.
Purtroppo, i visitatori in cerca di emozioni vibranti vengono spesso mal veicolati da guide turistiche poco attendibili e finiscono col partecipare a rituali dal sapore non esattamente “originale”. Molte delle chiese della Harlem che amiamo si ispirano all’architettura dei teatri di inizio secolo con tanto di palchetti e di proscenio. La galleria, con sedute in legno destinate agli spettatori, si affaccia sull’ampia platea occupata dai banchi dei fedeli affezionati. È interessante assistere all’allestimento ed all’arrivo degli osservanti mentre sull’altare, o stage, prendono posto i coristi, nei loro abiti della domenica. Nel corso della celebrazione, l’alternarsi di voci soliste, brani corali e ritmici battiti di mani rendono l’immedesimazione quasi inevitabile così come è comune immedesimarsi e lasciarsi coinvolgere dal sermone del pastore che, con semplicità e naturalezza, celebra assieme ai presenti la domenica del Signore.
Al termine della celebrazione e dopo aver condiviso la lettura dei testi sacri la comunità si raduna per condividere il momento del brunch domenicale: un ricordo che arde in coloro che si lasciano inebriare dagli intensi profumi delle ricche pietanze. Tra i locali storici di Harlem divenuti popolari per il “soul food”, o cibo dell’anima, ci piace ricordare Sylvia’s, al 328 di Lenox Avenue, dove i colori del cospicuo buffet si mischiano a quelli indossati dagli elegantissimi fedeli, che, sorridenti ed affamati, attendono ora di assaporare i gustosi piatti della ricca tradizione afro-americana.
Uno spaccato di affascinante quotidianità per le strade di un quartiere per certi aspetti “difficile” ma capace di regalare anche ai più diffidenti, rarissime scene di inconsueta autenticità.
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