| New York - Pisa: neve e ritardi che fanno la differenza |
| 21 Dic 2010 | 11:45 |
La rete dei trasporti e dei collegamenti italiani, si sa, è relegata drammaticamente all’età del Medioevo. Ma nei momenti di crisi si torna addirittura all’era Preistorica, dove, in realtà, non c’era nessun mezzo di trasporto.
In prima persona ho vissuto un momento di crisi a New York e a Pisa, tornata a casa, e direi che la differenza di gestione della situazione tra noi e i nostri cugini americani è senza dubbio abissale.
Ecco quello che è successo a New York: tempesta sulla città, nessun aereo in partenza o in arrivo. Alle 13, chiara comunicazione: nessuno partirà fino alle 19:00. Viene comunicato un punto informazioni al quale chiedere come ri-prenotare un nuovo volo oppure chiederne il rimborso. Al momento in cui si forma un bel pò di coda, ordinata, il personale dell’aeroporto passa tra le persone distribuendo il numero del call center per poter ri-prenotare il volo. Io decido di cancellare il volo e prendere un treno. Con la metro vado alla stazione, prendo il treno, in tre ore arrivo alla mia destinazione.
Ecco quello che è successo in Italia: nevica e senza alcuna comunicazione ufficiale iniziano ad essere cancellati un volo dopo l’altro. Dopo due ore viene comunicato un gate dove vengono fornite informazioni in cui confluiscono tutte le persone, in maniera disordinata, di 4 voli che sarebbero dovute partire. L’informazione che ci viene fornita al gate, dopo aver aspettato circa mezz’ora in fila, è la seguente: dovete prenotare un nuovo volo sul sito della compagnia aerea oppure chiamare il call center, al quale però non risponde nessuno. Dopo aver aspettato circa 5 ore e due bollettini meteo senza che nessuno desse indicazioni precise decido di tornare a casa. L’aeroporto era quello di Pisa, che dista da casa mia circa mezz’ora in macchina e un’ora in treno. Vado alla stazione, nel quale ovviamente nessuno sa darmi informazioni su orari e sulla percorrenza dei treni, ma si vedono soltanto inquietanti ritardi sui cartelloni delle partenze che vanno da un minimo di 70 minuti ad alcuni treni con ritardo “indeterminato”. Dopo un’altra attesa di tre ore, e tre false partenze, ho deciso di rimanere a dormire a Pisa. Sono arrivata a casa alle quattro del pomeriggio successivo.
C’è da dire che la compagnia in Italia era una low cost e che la situazione meteo era senz’altro peggiore di quella di New York, ma non c’è dubbio che la mancanza di comunicazione, informazione e organizzazione italiana sia stata la causa di tutti questi disagi che si sono moltiplicati esponenzialmente in tutte le vie di comunicazione.
Eppoi mi chiedono perché voglio andare a vivere in America.






