| New York: folgorante ispirazione tra genio e follia |
| 14 Giu 2011 | 11:09 |
Molto si è discusso, visto e scritto di New York e molti sono i maestri dell’arte che negli anni si sono lasciati ispirare dall’innegabile fascino di questo calderone etnico, avamposto del pensiero creativo e di espressioni artistiche in continua evoluzione.
Pensiamo al “Bacio a Times Square”, istantanea scattata il 14 agosto 1945 dal fotografo tedesco di origine americana Alfred Eisenstaedt e divenuta simbolo di speranza e di pace al tramonto di una guerra che aveva scosso il mondo. Pensiamo al romanzo “Neve a Manhattan” di Pier Antonio Quarantotti, alla popolare “Trilogia di New York” di Paul Auster o a “New York. Cronache della città selvaggia” di Charyn Jerome. Pensiamo ai numerosi pittori della scena newyorkese contemporanea, fautori di nuove correnti come lo "street punk", la "wild figuration" o la "new abstraction" o ai numerosi poeti e cantautori che hanno fatto di New York la loro musa, quasi trovassero in lei l’essenza della donna amata. Non stentiamo a comprenderne la ragione perché il ritratto della New York che tutti conosciamo non è lontano da quello di una donna moderna, seducente, portatrice di stimoli e ispirazione.
E’ complicata New York: un apparentemente ordinato reticolo di strade e viali numerati che a un tratto, nei pressi della 4th Street, cessano di essere tali e si trasformano in un groviglio di viuzze battezzate che nascono e muoiono nel giro di poche decine di metri. E’ loquace New York, chiacchierona. Lo è perché ne ha viste di cose e non può che raccontarle attraverso la voce di chi la abita o attraverso gli occhi parlanti di chi la vede per la prima volta e in quel momento decide se vale la pena di amarla (come la amano in molti) o di odiarla (come la odia chi si arrende al primo appuntamento). E’ ambiziosa New York, e fa delle sue ambizioni, del merito e delle sue stesse opportunità i tre ingredienti di una ricetta chiamata “sogno americano” che, a dispetto della crisi economica degli ultimi anni, brucia ancora nei cuori di chi in quel sogno ci crede eccome. E’ folle e trascinante New York, non lascia scampo, e se ci si abbandona tra le sue forti braccia veniamo strattonati per chilometri, da mattina a notte fonda, finché i piedi sanguinano e il cuore batte tanto forte da far male. E’ volubile e lunatica la New York che conosciamo: talvolta ci prende e ci maltratta facendoci sentire degli estranei, quando il più importante tra i desideri di chi se ne invaghisce sarebbe proprio quello di farne parte. Si prende gioco di noi, beffarda, ma quando meno ce lo aspettiamo, ci spalanca una porta e con essa il cassetto dove avevamo imprigionato i nostri sogni. E’ impaziente New York e quando quella porta si apre dobbiamo subito varcarne la soglia prima che una folata di vento ce la sbatta in faccia con la stessa irruenza con la quale si è aperta. Va veloce New York e non mancano i tempi in cui si rimane indietro, gli attimi in cui ci sentiamo esausti e quelli in cui ci chiediamo se mai riusciremo a stare al passo. E’ ROMANTICA New York, all’ora del tramonto, quando l’Hudson River prende il colore dell’oro e così fanno i titani che in esso si specchiano.
Ma c’è una cosa di New York, propria di ogni metropoli degna di questo nome e indice di incommensurabile valore: New York sa cambiare. A New York cambiano i gusti, le insegne luminose e i cantieri in città. Cambiano i manifesti pubblicitari, le mode, i locali di tendenza e perfino le abitudini alimentari. E i newyorkesi? Cambiano anche loro: cambiano stile di vita, lavoro, modello di iPhone o appartamento e lo fanno con abilità, padroni del loro destino, mai titubanti e privi di qualsiasi esitazione.
La città cambia e cambia anche chi dal suo fascino si lascia sedurre. Qui, milioni di storie, si sfiorano ogni giorno nei vagoni stipati della metro affollata: storie che altro non aspettano che essere narrate da un romanzo, immortalate da una foto, interpretate da attori appassionati, sempre in bilico tra palco e realtà.






