| Una diversa New York per turisti e newyorkesi |
| 23 Set 2011 | 12:07 |
Nel lontano ‘79, un Frank Sinatra in abito scuro cantava per la prima volta la sua “New York - New York”, intonando con voce fiera la strofa “If I can make it there, I'll make it anywhere” (se posso farcela là, ce la farò ovunque).
Oggi, a più di 30 anni di distanza, la Grande Mela si ripropone come una realtà unica e complessa, talvolta generosa e ospitale, talvolta spietata e crudele, sia nei confronti dei newyorkesi che vi abitano da sempre, sia con i turisti che, tormentati da un’alienante routine quotidiana, abbandonano le proprie case (anche solo per pochi giorni), per rincorrere emozioni esaltanti sulle vette dei grattacieli o nel verde di Central Park: spiriti liberi venuti da ogni dove, ossessionati dal “sogno americano” e affascinati dalla metropoli che si sveglia all’alba, dopo una notte insonne scandita dai suoni delle sirene impazzite e dagli schiamazzi nervosi dei pazzi di quartiere.
La chiamano la città che non dorme mai e non è difficile comprenderne il perché, se si pensa che alle quattro del mattino di un comune giorno, si possono trovare supermercati aperti, ristoranti sempre pronti a servire pietanze di cui diffidare, locali straboccanti di gente e vagoni metro che sfrecciano sui binari sino al giorno successivo. Quando spunta il sole a New York, quegli stessi vagoni ospitano esaltanti scene di vita quotidiana: studenti in ritardo che consumano la colazione in piedi, aggrappati alla giacca del vicino; signore in tailleur che si truccano tentando di specchiarsi sul vetro; uomini d’affari con ventiquattrore al seguito, che sfogliano le pagine dell’ingombrante Wall Street Journal e sfoggiano fieri l’ultimo modello iPd; sostenitori del motto “il tempo è denaro” che stringono una bevanda di Starbucks con la sinistra e un pettinino con la destra, sfogliando con un soffio il quotidiano appoggiato sulle ginocchia. Sullo sfondo, l’immancabile tiritera di chi, giorno dopo giorno, si guadagna da vivere intonando versioni inedite e molto rivisitate di vecchi classici americani.
Fa sorridere come il turista rimanga affascinato e colpito dall’organizzazione capillare del sistema metropolitano e come, al contrario, il newyorkese non perda l’occasione di lamentarsene, utilizzando, quasi in ogni caso, le seguenti argomentazioni:
- un newyorkese in attesa della metro nell’ora di punta non manca di consultare ripetutamente l’orologio chiedendosi se il treno che sta attendendo arriverà o meno, mentre il turista distratto non fa che immergere la testa nella mappa della metro, ignorando il tempo che passa e l’inquietudine di chi lo circonda;
- il newyorkese che al secondo tentativo si aggiudica un meritatissimo posto all’interno del vagone affollato, viene spesso esortato da una voce fuori campo a mantenere la pazienza: "be patient, traffic ahead of us", mentre il turista annuisce con serenità fingendo di aver compreso ciò che la voce suggerisce;
- quando tutto sembra andare per il verso giusto la linea Express si trasforma magicamente in Local e le tre stazioni che avrebbero dovuto separare il malcapitato newyorkese dalla destinazione bramata diventano, altrettanto magicamente, tredici. Per il turista questo non costituisce un problema: in fondo, una volta in vacanza, il motto “il tempo è denaro” perde di significato;
- se il newyorkese vive a nord di Manhattan, le sue disavventure potrebbero non essere concluse perché la possibilità che il treno cambi il suo tragitto imboccando il lato sbagliato del parco, diciamo all’altezza della 149th, non è affatto remota. Il turista medio che gode di Manhattan solo per pochi giorni, sceglierà quasi sicuramente di non alloggiare a nord della 149th;
- a questo punto allo sventurato newyorkese non resterà che cambiare treno e tuffarsi a capofitto in una nuova avventura, mentre il turista farà forse lo stesso, immortalando il momento, a suo avviso divertente, con una videocamera di ultima generazione acquistata da B&H durante lo stesso soggiorno.
Quando finalmente le porte del vagone si aprono la gente si precipita fuori ed inizia a correre sul marciapiede a testa bassa. Leggenda metropolitana vuole che, in alcune zone della città, un’ordinanza cittadina vieti ai pedoni di soffermarsi sul marciapiede per evitare di intralciare il percorso di centinaia di newyorkesi che tentano di raggiungere l’ufficio; al contrario, ci fa sorridere l’immagine del turista ignaro che, intento a consultare la mappa stradale, viene multato perché momentaneamente in sosta sul marciapiede!
Ebbene, tutto questo accade a New York.
La New York dei newyorkesi e quella dei turisti; la New York multietnica di Chinatown, Little Italy e Corea Town; la New York dei locali gay e delle gallerie d’arte; quella degli show di Broadway e degli spettacoli di break dance che si consumano nei cunicoli della metro; la New York dei canti gospel nelle chiese di Harlem e quella della musica techno ballata senza sosta sino alle sette del mattino; la New York dello shopping “compulsivo” sulla Quinta e quella dell’aperitivo sorseggiato nei locali di Chelsea o dell’East Village. La vita notturna di questa città brulica di taxi e limousine, di giovani in fila fuori dai locali e di ragazze svestite anche con le più rigide temperature invernali. E se le turiste in inverno non fanno che coprirsi dalla testa ai piedi, le ragazze newyorkesi gettano via anche i collant: in fondo bastano un paio di sandali Jimmy Choo o Manolo Blahnik da centinaia di dollari!!! Una volta a New York, che voi siate turisti o newyorkesi, potrete comunque decidere di restare semplicemente voi stessi, o di indossare quello che non avreste mai osato indossare prima: nessuno baderà a voi e vi sentirete liberi di girovagare per strada, liberi di perdervi e di ritrovarvi.
Poi, con lo sguardo rivolto verso le slanciate vette dei grattacieli di vetro, vi sentirete piccoli come gnomi: milioni di Gulliver felici nel paese dei giganti.






