| Un prete italo-americano a Brooklyn |
| di Peter Zullo | 19 Giu 2012 - 11:29 |

Un prete di frontiera. Leggendo il libro “Italiani di New York” di Maurizio Molinari, rimango colpito dal pezzo che riguarda Ronald Marino. Nel mio percorso per conoscere, e fotografare, le varie sfaccettature della New York italiana mi sembra proprio una persona che devo incontrare.
Prendo così appuntamento ed una mattina presto mi reco presso la chiesa di Santa Rosalia-Regina Pacis nel quartiere di Bensonhurst a Brooklyn. Quando arrivo sta per cominciare un funerale. E le facce che vedo in giro mi ricordano quelle dei Sopranos. Più tardi il reverendo Marino mi spiegherà che era il funerale di una persona di una famiglia di rilievo di italo-americani che avevano espressamente richiesto di celebrare la messa in italiano.
La chiesa è molto bella e curata. Non sembra di essere a New York. L’incontro è molto piacevole. Ma del resto tutti gli italo-americani amano parlare delle loro origini e della loro storia. Ronald Marino è figlio di siciliani (il padre di Corleone, la madre di Enna), nato a Brooklyn è da oltre quarant’anni è il prete in una zona ad alta densità di italo-americani. Da lui mi interessa sapere in particolare la situazione attuale. Il reverendo mi racconta che il senso di comunità è ancora presente tra gli italiani soprattutto in occasione delle celebrazioni religiose, in cui c’è ancora grande partecipazione dei giovani. Anche a Brooklyn però, così come nelle little Italy di Manhattan e del Bronx, le comunità di italiani si stanno rimpicciolendo e sono affiancate da altre comunità, come ad esempio quella cinese, che abitano le case e frequentano le parrocchie cattoliche soprattutto per i servizi di assistenza che offrono. Una tendenza sempre più marcata anche perché mentre i cinesi continuano a trasferirsi in America con la propria famiglia, gli italiani nuovi immigrati, sono invece per lo più singoli. Ragazzi giovani, che fanno una scelta di vita e che non portano più con loro valori e tradizioni, ma cercano di integrarsi il prima possibile disposti a tutto pur di farsi una vita nel nuovo continente. Tanto da diventare sempre più spesso illegali. Molto frequentemente infatti a lui si rivolgono ragazzi italiani in cerca di aiuto, perché non vogliono lasciare New York ma vivono alla giornata, con il permesso scaduto da mesi o da anni, facendo lavori in nero. Sono tanti di più di quelli che possiamo immaginare.
Queste foto ed incontri fanno parte di un mio personale progetto fotografico che porterò avanti nei prossimi mesi e anni e ringrazio NYC-Site.com per avermi dato spazio per cominciare a far conoscere il mio progetto. Per aggiornamenti e per sapere chi sono e cosa faccio potete visitare la mia pagina Facebook.
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