| N.Y. 11 settembre - Diario di guerra |
| 19 Gen 2002 | 01:00 | di
Giorgia
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Tante parole sono state usate (sprecate) per la sciagura dell’11 settembre. In molti si sono sentiti in dovere o in diritto di dire la loro su un evento che, persino gli antiamericani non possono negare, cambierà il corso della società moderna. Chi non ha sfogliato, soprattutto nelle prime settimane, le pagine dei quotidiani che riportavano cronache attente e difficilmente distaccate? Una volta tanto infatti persino il giornalismo non è riuscito a rimanere insensibile e cronista meccanico della tragedia. Il segno questo che l’attentato alle Torri Gemelle ha cambiato realmente la nostra visione della vita quotidiana e del nostro futuro. Con queste premesse il giornalista Gianni Riotta fa una semplice analisi da italiano ospite in America, dove da anni lavora come inviato per molte testate del nostro paese. Con intelligenza è riuscito a cogliere diversi aspetti che si legano inesorabilmente e che hanno nel disastro solo l’apice: economia, sicurezza, razzismo, religione, cultura e passato. La sua penna si lascia per una volta contagiare dalle storie semplici delle 6000 vittime, si stupisce favorevolmente della solidarietà risvegliata in questo “strano” popolo, s’incupisce per il cinismo dimostrato da troppe persone, guarda al futuro con speranza (come quella all’apparenza puerile di ricostruire i due grattacieli), fiducia di riscossa e crescita comune. Tutti elementi che difficilmente possono entrare in una cronaca di guerra. Anche Riotta infatti non tarda a definire quanto succede una vera e propria guerra, senza cercare di trovare una risposta alla grande domanda “giusta o sbagliata?”, ma cercando di capire come è possibile difendere le proprie vite da un nemico invisibile come la paura. Si studia il binomio libertà/sicurezza, come per coglierne le percentuali corrette che risolverebbero ogni problema. La realtà è che l’11 settembre 2001, 4 aerei di linea hanno subito dei sabotaggi: i primi due aerei kamikaze rimarranno famosi nella storia anche per le immagini che ogni tv del mondo ha trasmesso, come in un gioco virtuale in cui si deve abbattere dalla propria consolle i grattacieli di una città cibernetica, così i due aerei hanno colpito la torre nord e la torre sud, ovvero sia le Twin Towers, gioiello e simbolo del WTC, World Trade Center; un terzo aereo si è fatto beffe del colosso americano colpendo il cuore del suo sistema militare, il Pentagono; l’ultimo volo è stato definito quello degli eroi, i passeggeri che coscienti della fine che li attendeva decidono di sfidare la sorte sacrificandosi e solo per questo è risparmiato l’altro bersaglio, forse la stessa Casa Bianca. Il Presidente degli Stati Uniti, George Bush junior, viene sballottato da un paese ad un altro con l’Air Force One, per paura che il vero obiettivo sia colpire lo Stato nel suo centro, togliendogli il fulcro decisionale; la città più aperta del mondo chiusa all’esterno; la grande energia dei Vigili del Fuoco e della Polizia; il coraggio del sindaco uscente, Rudolph Giuliani; l’appello alla Nato per l’intervento militare; Osama Bin Laden e il Mullah Omar ricercati numero 1 per la strage; il cordoglio degli altri paesi; la psicosi dell’untore per le buste con l’antrace che colpiscono postini indifesi sino al Senato e infine la Guerra, quella con la G maiuscola, con le bombe, i feriti e soprattutto altre vittime. Tutto ciò è solo la minima parte di quello che è successo in un mese in cui tutto il mondo è rimasto col fiato sospeso. Nelle pagine di questo libro, Riotta prende nettamente le difese della città che ha accolto lui e la sua famiglia come una seconda casa, New York; una cronaca quasi in diretta, le considerazioni di chi non sa spiegarsi e non può spiegare agli altri, perché.
Si ringrazia la Einaudi Editore per la concessione del libro per la recensione
recensione a cura di Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. del 1/19/02
Autore: Gianni Riotta
Edizioni: Einaudi - 2001
Prezzo: Lit. 16.000 - Euro 8.26
139 pagine






