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La scena americana

06 Ott 2003 | 01:00

New York, la città terribile, come lo stesso James la definisce, è al centro di alcuni capitoli della sua grande opera che ci accingiamo a presentarvi. Pur essendo un libro di quasi un secolo fa, si può leggere fra le righe un passato poi non così sconosciuto. Anche se la Grande Mela è senza dubbi una città in continua crescita e metamorfosi, nasconde in questa sua smania di cambiamento radici profonde: se la molteplicità culturale è data dalla triste storia iniziata da quegli emigranti che passavano per Ellis Island, così i palazzoni sono diventati gli arcinoti grattacieli di New York. Non è retorica quindi sostenere che per capire il presente occorre informarsi sul passato e questo “diario di viaggio emozionale” offre uno dei migliori strumenti possibili. La città passa sotto lo sguardo attento e curioso di un nativo rientrato in patria dopo lunghe escursioni nel Vecchio Continente. Inevitabile quindi il confronto, anche se subito risulta essere inutile, data l’enorme differenza dei due mondi. Il viaggio iniziato nel New England protende inesorabile verso la città natale anche se l’autore di “Ritratto di Signora” sembra frenato da un miscuglio di sensazioni contrastanti, niente potrebbe descriverlo meglio dei semplici versi catulliani di “Odio et amo…”. James ama New York per la sua grandezza, ricchezza, per i suoi luoghi sconosciuti ed affascinanti, per la sua capacità di far proprie le culture d’oltre oceano; allo stesso tempo la odia per la sua folle corsa ad edificare, ad espandersi, a cancellare il passato. Per quanto lontano, non è riuscito negli anni a cancellare il ricordo di questa città, del suo clima, della sua gente. Passeggiando per le strade che sono state palcoscenico della vita del grande scrittore, si conosce una New York diversa, alternativa, più reale, forse perché spogliata dell’illusoria beltà degli sguardi dei turisti o della recriminante nostalgia di alcuni suoi abitanti. L’opera non si conclude con l’omaggio alla città del Central Park, lo scrittore fa un lungo viaggio per tutti gli Stati Uniti, ma la vera protagonista rimane, indiscussa, New York. Unica pecca, per così dire, è lo stile un po’ contorto: dai vari studi sulla scrittura dei primi del ‘900 è sicuramente nato il nostro stile attuale e soprattutto il nostro gusto, ma per arrivare a tanto siamo passati attraverso esperimenti complessi e non sempre accessibili ad ogni “palato”. All’apparenza le tappe del viaggio sono riconoscibilissime in una normale cartina degli U.S.A., ma l’autore non descrive mai o quasi il viaggio in sé, il suo percorso è segnato da polaroid di particolari piccoli ma dai colori sgargianti. E’ difficile quindi ritrovare un filo conduttore, spesso le frasi in sé sembrano prive di logica, alcune vittime di una punteggiatura esagerata, altre quasi prive, come se fossero le emozioni il vero motore dell’opera, non la storia o ciò che appare agli occhi del critico. Allo stesso tempo l’opera è oggi rivalutata per la sua originalità di stile: mai un paese potrà vantare un atto di ossequio più poetico di quanto sia riuscito a fare Henry James per gli Stati Uniti e per New York in particolare.

Si ringrazia la Mondadori Editore per la concessione del libro per la recensione

recensione a cura di Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. del 6/10/03

Autore: Henry James
Edizioni: Mondadori Editore - 2001
Prezzo: Lit. 18.000 - Euro 9.30
512 pagine

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