| 05 Mag 2011 | 10:11 |
Modaiola e al passo con i tempi, New York non perde occasione per ricordare, celebrare e promuovere eventi dedicati al fashion design più in voga al momento.
Al Metropolitan Museum, dal 4 maggio al 31 luglio 2011, sarà in scena "Savage Beauty" l’esposizione di moda del defunto Alexander Mac Queen, ad un anno dal suo suicidio e mai come ora sulla bocca di tutti: l’evento dell’anno, ovvero il matrimonio reale inglese avvenuto il 29 aprile scorso, aveva come protagonista un abito da sposa realizzato dalla stilista Sarah Burton, della scuderia McQueen.
I riflettori sono più che mai puntati su questa casa di moda, voce trasgressiva e quanto mai attuale delle passerelle degli ultimi tempi. La parola chiave della mostra al Met sarà “Romanticismo”, nel senso byroniano del termine. La wilderness, tanto amata e decantata dagli scrittori romantici inglesi, ha da sempre ispirato la maison McQueen nella creazione di abiti e accessori: questa indovinata tendenza verrà illustrata grazie ai 100 modelli attorno a cui ruota l’intera esibizione. Notoriamente, il romanticismo di Lord Byron non include solamente la devozione alla natura selvaggia e incondizionata dall’uomo, ma anche lo sviluppo di sentimenti forti intercorrenti in questa contemplazione. Come un poeta moderno, McQueen ha realizzato una giungla di colori e modelli da stoffe e chiffon, abbinando elementi classici a contenuti innovativi e di design. Non solo, lo stilista ha anche introdotto l’elemento “esotico”, anch’esso caro ai romantici ottocenteschi: celebri, infatti, sono le giacche a kimono e i drappeggi in stile giapponese che ricorrono frequentemente nelle sfilate dello stilista.
L’attività di McQueen ha riguardato campi differenti, dall’alta moda alle calzature sportive fino ad arrivare alla fragranza di un profumo. Un brand a tutto tondo, quindi, che non cessa di esistere ma acquista di prestigio in absentia. Nei suoi 19 anni di carriera, lo stilista ha collaborato con diverse maison tra cui Givenchy e Gucci, inaugurando diversi stores nelle capitali della moda ovvero Londra, Milano e, ovviamente, New York. Isabelle Blow, mentore di McQueen, riconobbe il genio del suo pupillo e precorse la triste fine del suicidio, tre anni prima. Forse è stata proprio la fine prematura di Alexander a conferire alle sue creazioni un’aura misteriosa e tormentata, che rende così particolari le sue collezioni e avvolge altresì l’arte dei suoi successori.
Tenendo bene a mente le parole di Vogue riguardo questo evento, non resta che sperimentarlo appieno nei prossimi mesi, assaporando le note artistiche selvagge e tremendamente chic della maison McQueen.
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