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Tutta l'emozione del jazz a New York

10 Mar 2011 | 11:11

blue-note-with-tessa-souterIl jazz, come molti sanno, è un genere musicale che nasce a New Orleans. Verso gli anni '20 approdò ad Harlem ed è proprio in questo quartiere che emersero molti grandi artisti che diventarono i portavoce di un nuovo genere che si stava diffondendo a New York. Uno tra tutti Louis Armstrong, trombettista e cantante, uno tra i più famosi musicisti di jazz del XX secolo.

Per chi ama questo genere, a New York, città che non si fa mancare nulla, potrà trovare vecchie e nuove tendenze. Così, approfittando della permanenza di una mia cugina in città che oltre ad essere appassionata di musica assieme al marito è anche una cantante professionista, mi lascio trasportare dalla loro esperienza, e decidiamo di andare al "Blue Note", il jazz club più esclusivo di New York con ristorante annesso.

Prenotiamo subito i biglietti e tra l'elenco degli artisti del momento che si esibiscono, scegliamo Tesse Souter, una delle più grandi vocalist in voga.

Il locale si trova nel Greenwich Village al 131 della West 3rd Street ed essendo distante dalla nostra abitazione decidiamo di andarci in auto, scelta che più tardi si rivelò pessima, dato che i garage privati in quella zona sono salatissimi. Avremmo dovuto fare come i newyorkesi, prendere un taxi!

Entriamo nel locale e anche se in un primo momento ci è sembrato piccolo per i nostri standard, resta in ogni caso un luogo privilegiato in quanto si ha un contatto ravvicinato con l'artista che rende l'ambiente più confidenziale. Tanto che al termine della performance si può facilmente entrare nel camerino dell'artista per chiedere l'autografo. La disponibilità e la simpatia di questi artisti è davvero incredibile.

Ci sediamo al nostro tavolo e mentre ordiniamo e attendiamo di essere serviti, ascoltiamo i jazzisti riscaldare gli strumenti. Stasera c'è tantissima gente, anche le cameriere fanno fatica a passare tra un tavolo e l'altro. E così nel frattempo che sgranocchiamo i nostri ribs al pomodoro e beviamo rosso californiano, entra la cantante.

All'improvviso, come per magia, cala il silenzio in sala. Tutti cessano di fare ogni attività e si concentrano solo su di lei. La voce è vellutata, calda, supportata da grande esperienza vocale e accompagnata da una straordinaria raffinatezza musicale. Dopo qualche minuto, riprendiamo a mangiare, badando a non fare rumore.

Anche se in sala le luci sono diffuse, è possibile scrutare l'ambiente circostante. Vicino a noi, per esempio, c'è un tavolo di giapponesi, forse di passaggio in città, che seguono il ritmo battendo il piede per terra ma rimanendo composti allo stesso tempo. Poco più avanti ci sono alcune persone con il tipico copricapo ebreo, lo Yarmulke, mentre alla nostra sinistra alcuni uomini con la barba lunga, forse Amish. Insomma la sala è davvero multiculturale.

Così mentre mi guardo intorno incuriosita, tirando un sospiro di compiacimento dico: "Sì, è proprio questa la New York che ho sempre immaginato!".