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I Grocery Store: il "sapore" della Grande Mela
Articolo di Manuela
del 15/07/2000 delle ore 12:47

hum.jpgNew York non è la città dell'hamburger. I newyorkesi D.O.C. storcono il naso solo a sentirlo nominare. Non è “healthy” (salutare), fa ingrassare e soprattutto è roba da poveri o, quantomeno, da bambini. Manhattan, isola felice e assolutamente a se’ stante rispetto al resto dell’”America vera”, ha fatto, negli ultimi anni, un vero e proprio culto del cibo. Ecco perché, se volete organizzare una cenetta tra amici o semplicemente portare a casa tutto il “sapore” della Grande Mela, non avete che l’imbarazzo della scelta.

Ma per scegliere bene, l’importante è non tuffarsi a capofitto nel primo grocery store che espone in vetrina una scatoletta di pomodori pelati importati dall’Italia. Si rischierebbe una grossa delusione. Innanzitutto è bene sapere che col termine “Grocery Store” si intende, a grandi linee, qualsiasi negozio di generi alimentari. Ma, tra questi, un’importante distinzione va fatta tra “Supermarket”, “Gourmet Emporium” e “Deli”.
Esistono svariate catene di SUPERMARKET, ma i migliori sono sicuramente D’Agostino (Italiano… neanche a dirlo) e Gristedes, entrambi presenti in tutte le zone residenziali della città. Molto simili ai supermercati italiani, si distinguono solo per la vastissima selezione di cibi precotti e surgelati, che creano una sorta di stridente contrapposizione con il bancone dei “fresh vegetables”, quasi una proiezione delle tante contraddizioni degli Stati Uniti d’America. Qui si trova un po’ di tutto, ma è meglio evitare tutto ciò che ricorda vagamente l’Italia. Se a scuola d’inglese avete imparato che “ham” significa “prosciutto”, è bene che cominciate ad aggiornare il vostro vocabolario. Nel frattempo comunque tenete le dovute distanze da quello che altro non sembra se non un frutto abominevole del riciclaggio della plastica: l’ham, appunto. Optate invece per i prodotti tipicamente americani, come, ad esempio, i mix per fare i pancakes (le famose “frittelle di nonna papera” ed il piatto più comune della colazione americana). Se ne trovano di tanti tipi, ma il migliore è l’Aunt Jemima. aunt.jpgLo riconoscerete subito dalla caratteristica scatola rossa con raffigurata una mamy di colore che ricorda quella di Via col Vento. Se decidete di comprarlo, non dimenticate però di prendere anche lo sciroppo d’acero. La scelta sarà tra quello puro, ma piuttosto costoso, o quello leggermente “tagliato”, ma altrettanto buono, come, ancora una volta, quello prodotto da Aunt Jemima (vorrei precisare che non siamo stati pagati per citarlo…).
Merita un’occhiata anche la scansia delle “soda”, ovvero delle bibite: una distesa sterminata di bottiglie e lattine dai nomi impronunciabili e dai contenuti non sempre identificabili. Coca Cola alla ciliegia, acque aromatizzate alla frutta, root beer (bevande analcoliche estratte dalle radici), ginger alle fosforescenti che si vedono anche al buio, acque toniche con palline di frutta colorata che fanno su e giù e quant’altro neppure le fantasie più fervide riuscirebbero ad immaginare. Comprate qualcosa solo se amate il rischio e siete fanatici dello zucchero in elevate quantità. Una volta riempito il carrello dirigetevi alla casa e rilassatevi: un inserviente impacchetterà la vostra spesa a regola d’arte e ve la consegnerà già pronta da portare a casa. Comodo, no?
I GOURMET EMPORIUM sono, al contrario dei supermarket, dei veri e propri paradisi terrestri per i palati più esigenti. Straripanti di prodotti alimentari importati dall’Italia, vendono prosciutto (quello vero, di Parma), stracchino, squaquerone, parmigiano, olive ascolane, sottaceti, pasta, olio d’oliva e le tante altre prelibatezze d’importazione, che, pagate a peso d’oro, diventano veri e propri status symbol sulle tavole dei newyorkesi più facoltosi. Eppure, strano ma vero, anche per un’italiano è difficile uscire a mani vuote da queste boutique della gastronomia. balducci.jpgVisitate Balducci (www.balducci.com), 424 6th Avenue tra 9th e 10th Street o il suo diretto concorrente Zabar’s (www.zabars.com), 2245 Broadway e 80th Street, che recentemente ha ospitato anche il set di “C’è posta per te”, con Meg Ryan e Tom Hanks. zabars.jpgQui tutto è bello, fresco, elegante, profumato… un vero e proprio paese del bengodi, un’apoteosi alimentare che spazia dalla carne ai formaggi di tutti i tipi, dalle verdure ai piatti pronti, dal pane fresco fino ai cornetti e ai bagels (i tipici “panozzi” americani da mangiare col burro o qualsiasi altro alimento spalmabile ad alto contenuto calorico). Caratteristica di questi posti, oltre ai prezzi esorbitanti, sono le storpiature linguistiche che trasformano la rucola in “arugola” o le fettuccine in “fetucini”; eredità dei nostri immigrati del Sud, che hanno esportato, oltre alla loro abilità culinaria, anche il loro dialetto.
Infine, i DELI rappresentano la soluzione più comoda e a portata di mano per gli acquisti dell’ultimo minuto. Negozietti alimentari gestiti quasi esclusivamente da Coreani, sono ovunque, ad ogni angolo della città e vendono di tutto, dall’aspirina alla salsa di pomodoro. Queste caratteristiche botteghe “della porta accanto”, sono molto frequentate per la colazione della mattina, perché fanno il caffè “to go” e hanno un ottimo succo d’arancia appena spremuto, venduto in comode bottigliette di plastica trasparente. Ma il momento di punta, per i Deli della City, è sicuramente l’ora di pranzo. spaghe.jpgQui infatti si trova sempre un vasto menù di cibi già pronti: basta prendere l’apposita vaschetta e riempire a piacimento. Si paga, a peso, alla cassa e si consuma rigorosamente “on the go”… almeno se volete sentivi veri newyorkesi.
Ma se nonostante tutto, il cibo di New York non vi ha soddisfatto appieno e l’Italia, con i suoi sapori, diventa un miraggio che si insinua come un tarlo ottenebrando la mente, aprite la vostra valigia, prendete quella confezione di spaghetti che tenevate in serbo per i “periodi di magra”, e cucinateli. Quando saranno lì davanti a voi, profumati e fumanti, sentirete subito una voce dentro che prende il sopravvento ed esclama: “Spaghetto, tu me provochi e io me te magno”.

Manuela




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