Ancora la polvere sollevata dai crolli di ieri non si e' depositata del tutto e si stenta a credere che guardando in direzione di low manhattan non si veda più la sagoma svettante delle due torri più famose del mondo. Non sono ancora passate 24 ore dal momento in cui il primo aereo si è schiantato contro la prima torre, e già si parla di ricostruire.
Oggi le scuole e gli uffici a Manahattan sono chiusi, la polizia ha chiesto ai cittadini di non uscire di casa per agevolare in ogni modo l'opera dei soccorritori ed evitare altre situazioni pericolose. Intanto lunghe file di persone comuni si stanno formando davanti ai centri di raccolta del sangue, o davanti ai punti dove si danno le poche informazioni in possesso, a chi vuole avere notizie di familiari amici e conoscenti. Per chi ha conosciuto la città di New York in uno dei suoi giorni qualsiasi, leimmagini delle strade del centro, o di times square, completamente deserte, fanno sicuramente un effetto terribile.
Intanto si sentono le prime storie dei sopravvissuti che raccontano le ore di terrore, si cerca di ricostruire l'accaduto, e soprattutto ci si chiede com'è stato possibile che la nazione più potente del mondo possa essere stata colpita nei sui simboli più noti in modo così semplice. E mentre tutti soccorritori continuano disperatamente a scavare, sperando di trovare ancora in vita chi da ieri notte continua a chiamare il 911 con i cellulari per chiedere di essere tirato fuori da quel groviglio di vetro e metallo, il resto del mondo rimane impotente a guardare. E intanto l'America dice: domani è un altro giorno.
Giampietro Dedola