Abbiamo deciso di pubblicare la lettera della signora Angela Z. che vive a New York da anni e ci descrive le sue sensazioni, i suoi stati d'animo e come una città dall'aspetto così solido e indistruttibile, punto di forza degli Stati Uniti ma non solo, possa radicalmente cambiare a causa della pazzia della mente umana. Ricordiamo, tante persone sono cadute vittima di quest'odio... noi non vogliamo che ciò accada nuovamente e confidiamo nell'intelligenza del popolo americano che saprà sicuramente risollevarsi da questo orrendo momento.
"In questi giorni ognuno ha visto e sentito cose diverse a seconda di dove si trovava, e noi che stiamo downtown, cioè siamo più vicini alla zona, siamo per un verso i meno informati (almeno quelli come me che non prendono la TV via cavo): per due giorni siamo rimasti senza giornali, subito dopo che e' successo si vedeva solo il canale ispanico 41 che credo trasmetta da Miami, poi a un certo punto e' arrivata anche l'ABC.
Credo che le altre antenne trasmettessero dal tetto del WTC o comunque da tetti vicini che sono restati senza elettricità. Ancora adesso a casa prendo solo due reti. Quando e' successo e mi ha telefonato Anna da San Francisco per avvertirmi sono andata in bicicletta verso il WTC, le strade erano pienissime di gente avviata verso casa a piedi perché intanto avevano chiuso la metropolitana e bloccato tutto il traffico. Era anche una bellissima giornata con un sole smagliante, c'era un'atmosfera strana, questo corteo di persone a piedi molto serie, e un passaggio ininterrotto di ambulanze, macchine della polizia, pulmini d'emergenza, ecc. e ogni volta che si attraversava un'avenue cioè una strada che corre da sud a nord si vedeva questa grande nuvola di fumo, un po' grigia, un po' nera, e man mano che ci si avvicinava, si sentiva l'odore di bruciato.
Dopo aver visto l'organizzazione di protezione civile degli americani quel giorno e il giorno dopo, in una città intrinsecamente caotica come New York, io dubito che degli altri paesi, escluso forse quelli nordici e gli inglesi e magari gli svizzeri, se mai volessero, abbiano molte possibilità di vincerli. A pensare poi a quello che sarebbe successo in Italia... Quel giorno abbiamo capito razionalmente la notizia ma non cosa voleva veramente dire, penso che la maggior parte delle persone fosse come in uno stato di stupore, senza sentire niente. Era girata la voce che avevano bombardato Camp David, il Pentagono, la Casa Bianca, due di queste voci erano false naturalmente...
Sotto Canal poi non ti lasciavano più andare.
Si guardava giù dalla sesta avenue e non c'erano più le torri, ma solo fumo. Nel pomeriggio è crollato un terzo palazzo ma questo per fortuna era stato già completamente evacuato. Quel giorno però non si sapeva bene quante persone erano riuscite a scappare, quante erano rimaste dentro alle torri. Nel tardo pomeriggio sia al Beth Israel che al Saint Vincent non prendevano già più il sangue, perché era arrivata troppo gente, anche se per strada ho visto un'ambulanza che girava chiedendo a quelli con tipo O di andare uptown dalla Croce Rossa. Ma in realtà tutto queste donazioni di sangue si sono rivelate inutili.
Verso sera mi sono fermata davanti al Saint Vincent, c'erano tutti questi medici e infermieri pronti davanti con le barelle ma intanto si stava lì e non arrivava nessun'ambulanza e a poco a poco si è cominciato a sospettare che fossero tutti morti. Adesso quasi quasi speriamo che fossero veramente tutti morti, perché anche se nessuno lo dice stiamo tutti pensando a quelli che invece di morire sul colpo sono magari morti in due o tre giorni da soli al buio, in mezzo al fumo. O magari sono ancora vivi. Sotto le torri c'erano gli arrivi dei treni dal New Jersey e delle metropolitane e delle gallerie di negozi. Non si sa bene lì che cosa sia successo. Per questo nonostante tutti i pep-talk di Giuliani, che spronava la gente a andare al ristorante e a fare spese già il giorno dopo, e il fatto che la città adesso funziona quasi normalmente sopra Canal Street, la maggior parte delle persone non sono più come prima, e penso si sentono in colpa, e irrequiete, oltre che tristi. Sto parlando di quelli che non sono stati colpiti personalmente. Nei giorni successivi sono state salvate solo due o tre persone, e a poco a poco le speranze sono diminuite e in realtà il numero dei "missing" cioè dispersi ha continuato a salire. Anche mercoledì e giovedì era proibito circolare, downtown senza macchine era strana, c'erano i riservisti dell'esercito a dirigente il traffico, così quando c'era una macchina della polizia o una ruspa facevano sgomberare i passanti, mi e' sembrato di vedere una bara che veniva su dentro un pulmino diretta all'obitorio che è a Bellevue sulla trentesima. Anche adesso che è domenica e' difficile dimenticare anche per poco cosa e' successo, la città è tappezzata di manifestini, avete notizie di, con le facce dei "missing". Erano quasi tutti giovani, come è un po' la popolazione di New York, quella che lavora, quasi tutti sui venti o sui trent'anni, molti ritratti nelle fotografie con dei bambini piccoli. I parenti quando li intervistano in gran parte sono ancora convinti che c'è ancora la possibilità che siano vivi, vogliono notizie. Finora hanno trovato soltanto circa 200 corpi. Penso che quelli che almeno sanno già che sono morti siano i più fortunati. Adesso i parenti devono andare a portare i campioni per il Dna. Almeno nel mio quartiere in tutte le strade ci sono degli altari spontanei con le candele sul marciapiede, e poi veglie, messe, circoli del silenzio... Poesie, messaggi, dappertutto sui muri. Gli americani sono educati a esprimere i propri sentimenti. E poi dappertutto manifestini con le cose di cui hanno bisogno i volontari che scavano. Oggi e ieri per esempio le maschere per l'asbesto. Fra l'altro quelli che scavano e che naturalmente sono quasi tutti "blue collar" workers, pompieri o lavoratori edili, gruisti, elettricisti, saldatori, ecc. anche perché gli altri che non hanno un'expertise non li vogliono, in questi giorni subiscono imperterriti dei livelli di tossicità spaventosi, fumo che contiene residui plastici, silica, sembra anche asbesto, e anche solo l'enorme quantità di polvere che respirano.
Giovedì quando il vento soffiava verso il mio quartiere, era veramente tremendo, avevamo mal di testa e mal di gola e pensa che sono due, tre chilometri più a nord. Lì al sito la concentrazione era 10.000 volte più alta. Quindi ci saranno delle conseguenze sulla salute di moltissime delle persone che stanno lavorando per salvare eventuali superstiti. Però questi volontari sono forse l'unica cosa che ti porta ad avere simpatia per gli esseri umani."
Giampietro Dedola