| Sei nella Home - Oggi parliamo di... | |||
|
|
OGGI PARLIAMO DI... New York nel cuore
Ho giocato spesso a basket nei playground di Battery Park, nel cuore di Lower Manhattan, tra bande di cinesi malvestiti emuli di Yao Ming (cinesone di 2 metri e trenta approdato nella Nba lo scorso anno), colletti bianche appena usciti da Wall Street che come spogliatoio usavano le panchine dell’immenso parco, e gangs di neri dal palleggio ubriacante e dalle magliette cinque taglie più grandi di loro. Esattamente a lato dei campetti si erge la figura gigantesca e imponente del World Financial Center, una bazzecola però in confronto a quella struttura che si erigeva di fronte, dall’altra parte di West Street, e che sembrava "vegliare" sul World Financial Center, ovvero il World Trade Center. Oggi le Torri Gemelle non ci sono più, al loro posto c’è un gigantesco e surreale trapezio di vuoto profondo una decina di metri, un deserto nel cuore della metropoli, all’interno del quale la confusione delle trafficatissime West Street e Trinity Place che ne delimitano la base maggiore e minore si zittisce, catapultando chi ci si trova in un assordante silenzio composto da migliaia di lontanissime voci urlanti. L’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 ha nuociuto e nuoce ai newyorkesi ancora oggi oltremisura, in materia di libertà personale e di movimento, in una sorta di “Grande Fratello” orwelliano che in ogni angolo della strada, dei bus e del metrò, ti invita a denunciare al primo posto di Polizia una qualsiasi persona ritenuta “sospetta”. Ovunque ci sono piccole polizie private a guardia di parchi, supermercati e complessi edilizi, apparentemente in evidente sovrannumero in confronto alle reali necessità di sicurezza. In tutto ciò c’ è un controsenso di fondo: una Manhattan blindata per assicurare al mondo e ai turisti che nessuno corre pericolo a New York, al prezzo di quartieri come Brownsville a Brooklyn (quartiere che ha dato i natali a Mike Tyson) o Kingsbridge al Bronx ora più che mai terra di nessuno, senza l’ombra di una forza di sicurezza, né privata né ufficiale. Ci tengo a precisare che a New York ho girato a qualsiasi ora del giorno e della notte a Brooklyn, al Bronx e al Queens, per strada e in metropolitana, e non sono mai stato aggredito, derubato o importunato, anzi, sono sempre stato trattato civilmente e cordialmente dai newyorkesi, molto più che in Italia, quindi la mia è solo una analisi oggettiva dello status generale della Grande Mela. Daniele Vecchi |
| ||||
| utenti collegati: |
|
|
|
|
|