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OGGI PARLIAMO DI... New York, un cuore che batte
Sono qui seduto alla postazione del pc e vorrei condividere con qualcuno le emozioni vissute in questi giorni trascorsi nella Grande mela. Ma mi sento poco adeguato, le parole che mi vengono alla mente sono poco adatte e imprecise: come si fa a raccontare una cuore che palpita? Si perché è di questo che si tratta, non di grattacieli o palazzi, non di vetrine luminose e grandi magazzini, non viali immensi e metropolitane affollate; quello che ricorderò per molto tempo è il grande cuore, la disponibilità e l'accoglienza dei newyorkesi. Mi hanno fatto sentire un signore, coccolato, apprezzato per il mio impegno sportivo, direi quasi viziato. L'organizzazione della competizione è perfetta, a partire dall'expo veramente fantastico, per passare dai mezzi di trasporto alla partenza, la gestione di una massa così imponente senza sbavature e con un dispiego di generi di comfort a far pensare addirittura ad uno spreco. Tutto organizzato e pensato mettendo al centro l'atleta e le sue esigenze. Poi tutto il resto. Il vero protagonista di questa maratona poi è la gente! Ti accompagna con i suoi auguri di "good luck" prima della gara appena ti riconoscono dalla borsa o da qualche gadget distribuito all'expo, che ti ferma per strada e canticchia con te qualche canzone se ti riconosce come italiano, che ti spinge, letteralmente, con i suoi incitamenti sulle salite e lungo i viali della maratona. Non riesco a spiegare le sensazioni e le emozioni provate, in alcuni momenti ho sentito il cuore esplodere per le pulsazioni, salite alle stelle seguendo l'onda impazzita dell'incitamento, ma mi sono ritrovato ad essere incapace di rallentare: come si fa a deludere chi è lì per te dalla mattina presto e che incita tutti, sempre, con lo stesso entusiasmo, chiamandoti per nome, dandoti (comprati con i propri soldi) frutta, acqua, caramelle, a volte persino i sali? Il loro entusiasmo ti avvolge, ti coccola; con la loro voce, con i loro applausi e canti, condividono la tua fatica. E' una città in festa e tutto ti fa capire che sei il benvenuto, che sari apprezzato qualsiasi cosa farai. La mia corsa è iniziata da bravo secchione, avevo un compito da eseguire e tutta l'intenzione di farlo al meglio. Ma dopo il ponte di Verrazzano i miei propositi sono naufragati miseramente: non potevo tradire questo grande pubblico! Allora ho corso con e per loro. Le gambe correvano sull'asfalto alla ricerca del passo che il "tuo" pubblico dettava. Ho impiegato quasi 5 miglia per capire che ero destinato ad esplodere se proseguivo a questo ritmo. Ma le gambe non rispondevano più, dopo ogni curva migliaia di persone ti facevano volare e sui falsopiani un vento leggero ti spingeva verso il prossimo miglio. All'ottavo miglio una curva a gomito e una salitona interminabile, di nuovo il proposito di darsi una calmata, di tirare il freno a mano... ma le due ali di folla, assiepate lungo il percorso, erano talmente vicine che sentivo il loro cuore battere. Ancora questo grande cuore: aiuto come faccio a fermarmi!! Scendere dal Queensboro Bridge mi da il colpo di grazia: le pulsazioni salgono a mille, cresce dentro un'emozione fortissima: non credevo possibile essere così emotivamente provati per una corsa! Il lungo vialone è pieno di insidie, un continuo saliscendi, le gambe rispondono bene e la testa non sente fatica. Ragionare in miglia ora aiuta molto e qui ti sembra di essere alla fine del tuo sforzo. L'entrata nel parco mi presenta il conto salato per aver corso con il cuore e non con la testa, ma al 24° miglio ho moglie, figlia e un amico ad aspettare: non posso cedere proprio adesso. Rallento e sento che stanno facendo capolino i crampi; il coach mi picchierà ma oggi va così si corre per il cuore e il cuore non tiene conto del cronometro, dei muscoli, della fatica, il cuore è il cuore e mi sono divertito tantissimo!!!! Chiudo in 3h16' contentissimo per la bellissima esperienza. Ci saranno altre maratone per tempi migliori... ma questa è per il cuore che batte, per il cuore della Grande Mela. E va bene così! Una nota tecnica: questa maratona e difficile dal primo km fino all'ultimo. Tutta saliscendi per 26 miglia con diversi ponti ostici, i chilometri finali sono duri solo perchè quelli prima sono tremendi. Permettetemi un ringraziamento speciale per un amico che mi ha permesso di vivere questa esperienza, Jacopo senza di lui difficilmente avrei provato queste emozioni e trascorso questi incredibili giorni. Grazie, grazie di cuore. Paolo Cova |
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