L'assedio delle zanzare: chiuso Central Park Articolo
di Giampietro Dedola
del 25/07/2000 delle
ore 16:57
Central Park blindato sotto una pioggia di pesticidi. Ansia e paura nel cuore di Manhattan, dove il sindaco Rudolph Giuliani ha ordinato la chiusura del grande polmone verde a causa di un virus proveniente dal Nilo Occidentale potenzialmente letale.
Trasmessa da zanzare e uccelli, la malattia provoca il rigonfiamento del cervello e l'estate scorsa ha provocato sette morti nella sola New York, infettando 2000 persone e propagandosi fino al Connecticut e al New Jersey, dove numerosi volatili sono stati uccisi dal virus. Per questo Central Park è stato chiuso e inondato di pesticidi. Il resto della Grande Mela verrà coperto di spray durante la settimana.
Centinaia di residenti si sono sottoposti ad analisi, anche se quest'anno sembra che nessuno sia stato ancora infettato. Le precauzioni adottate dai newyorkesi sono infatti molte: la gente cerca di non uscire di casa dopo il tramonto, usa insetticidi e indossa pantaloni lunghi. A provocare il morbo è la puntura di una particolare specie di zanzare, la Culex Pipens, il cui pungiglione causa l'encefalite. Prima dei casi registrati l'anno scorso a New York, il virus non era mai arrivato nell'emisfero occidentale. Esistono ben 65 specie di zanzara sul territorio della Grande Mela, ma nessuna di queste trasmette malattie. Quando il virus entra nel sangue, si localizza nel cervello provocandone l'infiammazione delle cellule. I globuli bianchi invadono i tessuti cerebrali che si gonfiano, distruggendo le cellule nervose e provocando emorragie interne. I sintomi sono febbre alta, mal di testa, vomito, fotofobia, confusione mentale fino alla follia e alla perdita di coscienza.
Le autorità newyorkesi sono dunque pronte al peggio. Il grande interrogativo riguarda infatti non solo i possibili effetti collaterali dei pesticidi, ma soprattutto se fra un paio di mesi, con le migrazioni autunnali degli uccelli, sarà ancora possibile prevenire il morbo.
Giampietro Dedola
I Grocery Store: il "sapore" della Grande Mela Articolo
di Manuela
del 15/07/2000 delle
ore 12:47
New York non è la città dell'hamburger. I newyorkesi D.O.C. storcono il naso solo a sentirlo nominare. Non è “healthy” (salutare), fa ingrassare e soprattutto è roba da poveri o, quantomeno, da bambini. Manhattan, isola felice e assolutamente a se’ stante rispetto al resto dell’”America vera”, ha fatto, negli ultimi anni, un vero e proprio culto del cibo. Ecco perché, se volete organizzare una cenetta tra amici o semplicemente portare a casa tutto il “sapore” della Grande Mela, non avete che l’imbarazzo della scelta.
Ma per scegliere bene, l’importante è non tuffarsi a capofitto nel primo grocery store che espone in vetrina una scatoletta di pomodori pelati importati dall’Italia. Si rischierebbe una grossa delusione. Innanzitutto è bene sapere che col termine “Grocery Store” si intende, a grandi linee, qualsiasi negozio di generi alimentari. Ma, tra questi, un’importante distinzione va fatta tra “Supermarket”, “Gourmet Emporium” e “Deli”.
Esistono svariate catene di SUPERMARKET, ma i migliori sono sicuramente D’Agostino (Italiano… neanche a dirlo) e Gristedes, entrambi presenti in tutte le zone residenziali della città. Molto simili ai supermercati italiani, si distinguono solo per la vastissima selezione di cibi precotti e surgelati, che creano una sorta di stridente contrapposizione con il bancone dei “fresh vegetables”, quasi una proiezione delle tante contraddizioni degli Stati Uniti d’America. Qui si trova un po’ di tutto, ma è meglio evitare tutto ciò che ricorda vagamente l’Italia. Se a scuola d’inglese avete imparato che “ham” significa “prosciutto”, è bene che cominciate ad aggiornare il vostro vocabolario. Nel frattempo comunque tenete le dovute distanze da quello che altro non sembra se non un frutto abominevole del riciclaggio della plastica: l’ham, appunto. Optate invece per i prodotti tipicamente americani, come, ad esempio, i mix per fare i pancakes (le famose “frittelle di nonna papera” ed il piatto più comune della colazione americana). Se ne trovano di tanti tipi, ma il migliore è l’Aunt Jemima. Lo riconoscerete subito dalla caratteristica scatola rossa con raffigurata una mamy di colore che ricorda quella di Via col Vento. Se decidete di comprarlo, non dimenticate però di prendere anche lo sciroppo d’acero. La scelta sarà tra quello puro, ma piuttosto costoso, o quello leggermente “tagliato”, ma altrettanto buono, come, ancora una volta, quello prodotto da Aunt Jemima (vorrei precisare che non siamo stati pagati per citarlo…).
Merita un’occhiata anche la scansia delle “soda”, ovvero delle bibite: una distesa sterminata di bottiglie e lattine dai nomi impronunciabili e dai contenuti non sempre identificabili. Coca Cola alla ciliegia, acque aromatizzate alla frutta, root beer (bevande analcoliche estratte dalle radici), ginger alle fosforescenti che si vedono anche al buio, acque toniche con palline di frutta colorata che fanno su e giù e quant’altro neppure le fantasie più fervide riuscirebbero ad immaginare. Comprate qualcosa solo se amate il rischio e siete fanatici dello zucchero in elevate quantità. Una volta riempito il carrello dirigetevi alla casa e rilassatevi: un inserviente impacchetterà la vostra spesa a regola d’arte e ve la consegnerà già pronta da portare a casa. Comodo, no?
I GOURMET EMPORIUM sono, al contrario dei supermarket, dei veri e propri paradisi terrestri per i palati più esigenti. Straripanti di prodotti alimentari importati dall’Italia, vendono prosciutto (quello vero, di Parma), stracchino, squaquerone, parmigiano, olive ascolane, sottaceti, pasta, olio d’oliva e le tante altre prelibatezze d’importazione, che, pagate a peso d’oro, diventano veri e propri status symbol sulle tavole dei newyorkesi più facoltosi. Eppure, strano ma vero, anche per un’italiano è difficile uscire a mani vuote da queste boutique della gastronomia. Visitate Balducci (www.balducci.com), 424 6th Avenue tra 9th e 10th Street o il suo diretto concorrente Zabar’s (www.zabars.com), 2245 Broadway e 80th Street, che recentemente ha ospitato anche il set di “C’è posta per te”, con Meg Ryan e Tom Hanks. Qui tutto è bello, fresco, elegante, profumato… un vero e proprio paese del bengodi, un’apoteosi alimentare che spazia dalla carne ai formaggi di tutti i tipi, dalle verdure ai piatti pronti, dal pane fresco fino ai cornetti e ai bagels (i tipici “panozzi” americani da mangiare col burro o qualsiasi altro alimento spalmabile ad alto contenuto calorico). Caratteristica di questi posti, oltre ai prezzi esorbitanti, sono le storpiature linguistiche che trasformano la rucola in “arugola” o le fettuccine in “fetucini”; eredità dei nostri immigrati del Sud, che hanno esportato, oltre alla loro abilità culinaria, anche il loro dialetto.
Infine, i DELI rappresentano la soluzione più comoda e a portata di mano per gli acquisti dell’ultimo minuto. Negozietti alimentari gestiti quasi esclusivamente da Coreani, sono ovunque, ad ogni angolo della città e vendono di tutto, dall’aspirina alla salsa di pomodoro. Queste caratteristiche botteghe “della porta accanto”, sono molto frequentate per la colazione della mattina, perché fanno il caffè “to go” e hanno un ottimo succo d’arancia appena spremuto, venduto in comode bottigliette di plastica trasparente. Ma il momento di punta, per i Deli della City, è sicuramente l’ora di pranzo. Qui infatti si trova sempre un vasto menù di cibi già pronti: basta prendere l’apposita vaschetta e riempire a piacimento. Si paga, a peso, alla cassa e si consuma rigorosamente “on the go”… almeno se volete sentivi veri newyorkesi.
Ma se nonostante tutto, il cibo di New York non vi ha soddisfatto appieno e l’Italia, con i suoi sapori, diventa un miraggio che si insinua come un tarlo ottenebrando la mente, aprite la vostra valigia, prendete quella confezione di spaghetti che tenevate in serbo per i “periodi di magra”, e cucinateli. Quando saranno lì davanti a voi, profumati e fumanti, sentirete subito una voce dentro che prende il sopravvento ed esclama: “Spaghetto, tu me provochi e io me te magno”.
Manuela
Dinosauri come non li avete mai visti prima! Articolo
di Giampietro Dedola
del 13/07/2000 delle
ore 16:51
Per tutti gli amanti del genere o per i più curiosi che vogliamo trascorrere una caldissima estate all'insegna dei lucertoloni più grandi che la storia possa ricordare, vi vogliamo presentare una mostra che resterà aperta fino al 29 ottobre 2000 all’American Museum of Natural History di New York (www.amnh.org) dedicata appunto ai dinosauri.
Infatti sono esposti al pubblico i trenta tra i più straordinari e scientificamente importanti dinosauri insieme a importanti reperti fossili provenienti dalla Mongolia e in particolare dal deserto meridionale del Gobi.
Nell’ esposizione c'è una sezione dedicata ai "dinosauri da combattimento": il ritrovamento da parte di scienziati mongoli e polacchi di un feroce Velociraptor carnivoro e di un Protoceratops dinosauro erbivoro che nella foga della lotta furono sotterrati da un’enorme duna di sabbia e preservati sotto forma di fossili per ottanta milioni di anni.
In questa esposizione vengono mostrate le ricerche e le scoperte del Museo e della Accademia Mongola delle Scienze Paleontologiche degli ultimi dieci anni, che hanno ribaltato vecchie teorie sulle caratteristiche dei dinosauri sul loro comportamento e sul legame evolutivo con gli uccelli come quella che definivano gli Oviraptor ladri di uova per via della loro presenza vicino ai nidi. Ora invece i paleontologi hanno rivisto il loro ruolo stabilendo che si sedevano sui nidi per covare le uova come gli uccelli attuali.
Alcune specie sono esposte in vetrine insieme ai modelli che ne ricostruiscono la forma originale, completi di carne e piume, e la cui realizzazione è stata resa possibile grazie ad alcune scoperte fatte in Cina solamente due anni fa.
Maggiori informazioni:
L’American Museum of Natural History si trova a Central Park West at 79th Street
Aperto dalla domenica al giovedì dalle 10:00 alle 17:45 pm, il venerdì e il sabato dalle 10:00 alle 18.45. Chiuso il giorno del Ringraziamento e il giorno di Natale.
Il prezzo del biglietto è di $15.00 per gli adulti, $11.00 per gli studenti and anziani, $9.00 per i bambini tra i 2 e i 12 anni, $7.50 per i membri.
Giampietro Dedola
Quartiere di Manhattan terrorizzato dai topi Articolo
di Giampietro Dedola
del 6/07/2000 delle
ore 16:49
Topi che la fanno da padroni, niente a che vedere con i timidi topini protagonisti di tanto cartoons per bambini. Divorano tutto ciò che capita loro sotto i denti, fili elettrici, legno, anche plastica. Sono aggressivi, i gatti scappano quando si trovano di fronte questi ratti che la vita della metropoli ha reso dei giganti.
Così un caseggiato di un quartiere di Manhattan è stato invaso da migliaia di topi, e gli inquilini terrorizzati lanciano l'allarme salute. Da qualche mese gli abitanti del Baruch Houses, un palazzone popolare del Lower East Side hanno cominciato a notare la presenza dei roditori ma da pochi giorni la situazione ha assunto i toni dell'emergenza.
"Sono enormi e ferocissimi e i gatti ne hanno paura", ha protestato Morris Spitzer, uno dei residenti. I topi sono arrivati alla spicciolata durante lavori di ripristino della rete fognaria e adesso fanno da padroni, scorrazzando ovunque in pieno giorno.
Ma il vero problema, stando agli inquilini, si presenta di notte: "Sono come vampiri che escono dai nascondigli non appena fa buio", ha dichiarato Spitzer. E Angela Laine, una maestra cresciuta nel quartiere, ha accusato l'assessorato all'edilizia popolare di non fare abbastanza per combattere l'invasione. "Farebbero meglio a sterminarli prima che qualcuno sia morso e muoia di rabbia", ha detto.
Gli inquilini hanno condiviso la sua frustrazione: "Parlare con il comune è come parlare con un muro", ha detto Spitzer. Intanto il giardino del complesso residenziale è punteggiato un po' dappertutto da buchi grandi come palle da baseball: sono le tane dei roditori le cui tracce, dirette verso i bidoni della spazzatura, sono chiaramente visibili sull'erba per la colazione prima dei giri di perlustrazione nel caseggiato.
Giampietro Dedola
Gli electronics store: come fare un affare senza cedere alle lusinghe dei commercianti più scaltri di New York Articolo
di Manuela
del 1/07/2000 delle
ore 12:07
Sfavillanti, luccicanti, stracolme di tutto ciò che l’uomo del terzo millennio possa desiderare, le vetrine degli “Electronics Store” di New York, attraggono i turisti come Scilla e Cariddi attiravano a se’ gli sprovveduti naviganti di omerica memoria. Ma varcare la loro soglia può pregiudicare il viaggio ed essere altrettanto pericoloso quanto cedere alle lusinghe delle due ninfe che decimarono i compagni di Ulisse.
Ecco perché è di vitale importanza imparare a destreggiarsi in questa jungla: solo imparando alcune regole di sopravvivenza riuscirete ad aggiudicarvi il vostro “trofeo” tecnologico senza lasciarci la pelle o, quantomeno, il portafogli.
Per chi voglia comprare videocamere, walkman, DVD player, macchine fotografiche e tutto ciò che la tecnologia più avanzata possa offrire, l’East Side di Manhattan è una vera e propria mecca. Gli “Electronics Store” sono tanti e facilmente riconoscibili: solitamente esibiscono tutto l’anno cartelli di SALDO, SVENDITA TOTALE, LIQUIDAZIONE PER CESSAZIONE ATTIVITÀ, TUTTO A METÀ PREZZO e quant’altro possa attirare nella loro rete il visitatore di primo pelo. Non di rado, poi, l’aspetto del negozio è volutamente “decadente”, tappezzato di giornali e cartone, per dare l’idea della chiusura imminente e ormai irrevocabile. I prezzi degli articoli in vendita sono variabili in misura direttamente proporzionale alla tipologia del cliente. Inutile dire che, di fronte al turista italiano, bello, firmato e soprattutto ingenuo, i prezzi, per una strana ragione della fisica, lievitano sopra ogni aspettativa. Che cosa fare, allora, in questi casi? Come fare per distinguere un vero “bargain” (affare) da una vera “sòla”? Esistono delle regole. Vediamo quali. Quando il negoziante, quasi sempre siriano e truffaldino, vi comunicherà il prezzo pompato per l’occasione esibendo un sorriso a 32 denti, la prima cosa da fare è rimanere imperturbati nello sguardo come una divinità greca e chiedere gentilmente di poter esaminare il prodotto. Solitamente l’etichetta del prezzo riporta anche un altro codice (oltre al prezzo…ovviamente!): è la cifra minima stabilita dal negozio per la vendita di quel prodotto. Tra quella cifra e il prezzo “di favore” che lo spergiuro vi ha fatto inizialmente «proprio-perché-gli-Italiani-sono-simpatici-e-tra-l’altro-mia-nonna-è-siciliana” esiste il vostro margine di contrattazione. I codici sono di due tipi. Il primo è una serie di numeri con un 9 all’inizio e uno alla fine. Se, ad esempio, un articolo riporta il codice 91009, eliminate i due 9 e dividete per due la cifra. In questo caso significa che il prezzo minimo a cui il negoziante può arrivare per la vendita del prodotto è di $50. Un altro tipo di codice è quello in cui ogni lettera corrisponde ad una cifra: A=0, B=1, C=2, D=3, E=4, F=5 e così via. Lo stesso prodotto quindi potrà recare il codice FA (=$50). A questo punto, non vi resta che tirare sul prezzo senza esclusione di colpi: dite che il negozio accanto vende lo stesso prodotto per la metà, che a quel prezzo lo trovate anche in Italia, che non è poi tutta questa meraviglia e, se questo non basta, arrivate platealmente ad imboccare la porta, minacciando di andarlo a comprare nel negozio accanto dove costa la metà. Se la vostra recitazione è buona, avrete fatto sicuramente un affare, il vostro primo “bargain”. Al momento dell’acquisto comunque chiedete sempre la garanzia internazionale (quella americana non ha alcun valore in Italia) e accertatevi dell’integrità della confezione (non di rado si rischia di comprare prodotti aggiustati e rimessi in vendita). Un ultimo consiglio: se la recitazione non è il vostro forte e quando dite una bugia vi si legge subito in fronte, evitate questo tipo di negozi e fate i vostri acquisti in un megastore. Per gli articoli elettronici, compresi computer, elettrodomestici, CD e DVD, provate J&R (www.jandr.com), 23 Park Row, di fronte al City Hall Park. I prezzi sono fissi, non si può contrattare, ma sono piuttosto onesti e la scelta è vastissima: il negozio occupa un intero isolato! Perché non ve l’ho detto prima? Certamente perché avere la meglio sul siriano truffaldino dell’Electronics Store è tanto, tanto più divertente e lascia nel profondo un sottile e piacevole senso di onnipotenza. Provare per credere.