La parola a chi il disastro l'ha vissuto in prima persona Articolo
di Giampietro Dedola
del 19/09/2001 delle
ore 17:59
Abbiamo deciso di pubblicare la lettera della signora Angela Z. che vive a New York da anni e ci descrive le sue sensazioni, i suoi stati d'animo e come una città dall'aspetto così solido e indistruttibile, punto di forza degli Stati Uniti ma non solo, possa radicalmente cambiare a causa della pazzia della mente umana. Ricordiamo, tante persone sono cadute vittima di quest'odio... noi non vogliamo che ciò accada nuovamente e confidiamo nell'intelligenza del popolo americano che saprà sicuramente risollevarsi da questo orrendo momento.
"In questi giorni ognuno ha visto e sentito cose diverse a seconda di dove si trovava, e noi che stiamo downtown, cioè siamo più vicini alla zona, siamo per un verso i meno informati (almeno quelli come me che non prendono la TV via cavo): per due giorni siamo rimasti senza giornali, subito dopo che e' successo si vedeva solo il canale ispanico 41 che credo trasmetta da Miami, poi a un certo punto e' arrivata anche l'ABC. Credo che le altre antenne trasmettessero dal tetto del WTC o comunque da tetti vicini che sono restati senza elettricità. Ancora adesso a casa prendo solo due reti. Quando e' successo e mi ha telefonato Anna da San Francisco per avvertirmi sono andata in bicicletta verso il WTC, le strade erano pienissime di gente avviata verso casa a piedi perché intanto avevano chiuso la metropolitana e bloccato tutto il traffico. Era anche una bellissima giornata con un sole smagliante, c'era un'atmosfera strana, questo corteo di persone a piedi molto serie, e un passaggio ininterrotto di ambulanze, macchine della polizia, pulmini d'emergenza, ecc. e ogni volta che si attraversava un'avenue cioè una strada che corre da sud a nord si vedeva questa grande nuvola di fumo, un po' grigia, un po' nera, e man mano che ci si avvicinava, si sentiva l'odore di bruciato.
Dopo aver visto l'organizzazione di protezione civile degli americani quel giorno e il giorno dopo, in una città intrinsecamente caotica come New York, io dubito che degli altri paesi, escluso forse quelli nordici e gli inglesi e magari gli svizzeri, se mai volessero, abbiano molte possibilità di vincerli. A pensare poi a quello che sarebbe successo in Italia... Quel giorno abbiamo capito razionalmente la notizia ma non cosa voleva veramente dire, penso che la maggior parte delle persone fosse come in uno stato di stupore, senza sentire niente. Era girata la voce che avevano bombardato Camp David, il Pentagono, la Casa Bianca, due di queste voci erano false naturalmente...
Sotto Canal poi non ti lasciavano più andare.
Si guardava giù dalla sesta avenue e non c'erano più le torri, ma solo fumo. Nel pomeriggio è crollato un terzo palazzo ma questo per fortuna era stato già completamente evacuato. Quel giorno però non si sapeva bene quante persone erano riuscite a scappare, quante erano rimaste dentro alle torri. Nel tardo pomeriggio sia al Beth Israel che al Saint Vincent non prendevano già più il sangue, perché era arrivata troppo gente, anche se per strada ho visto un'ambulanza che girava chiedendo a quelli con tipo O di andare uptown dalla Croce Rossa. Ma in realtà tutto queste donazioni di sangue si sono rivelate inutili. Verso sera mi sono fermata davanti al Saint Vincent, c'erano tutti questi medici e infermieri pronti davanti con le barelle ma intanto si stava lì e non arrivava nessun'ambulanza e a poco a poco si è cominciato a sospettare che fossero tutti morti. Adesso quasi quasi speriamo che fossero veramente tutti morti, perché anche se nessuno lo dice stiamo tutti pensando a quelli che invece di morire sul colpo sono magari morti in due o tre giorni da soli al buio, in mezzo al fumo. O magari sono ancora vivi. Sotto le torri c'erano gli arrivi dei treni dal New Jersey e delle metropolitane e delle gallerie di negozi. Non si sa bene lì che cosa sia successo. Per questo nonostante tutti i pep-talk di Giuliani, che spronava la gente a andare al ristorante e a fare spese già il giorno dopo, e il fatto che la città adesso funziona quasi normalmente sopra Canal Street, la maggior parte delle persone non sono più come prima, e penso si sentono in colpa, e irrequiete, oltre che tristi. Sto parlando di quelli che non sono stati colpiti personalmente. Nei giorni successivi sono state salvate solo due o tre persone, e a poco a poco le speranze sono diminuite e in realtà il numero dei "missing" cioè dispersi ha continuato a salire. Anche mercoledì e giovedì era proibito circolare, downtown senza macchine era strana, c'erano i riservisti dell'esercito a dirigente il traffico, così quando c'era una macchina della polizia o una ruspa facevano sgomberare i passanti, mi e' sembrato di vedere una bara che veniva su dentro un pulmino diretta all'obitorio che è a Bellevue sulla trentesima. Anche adesso che è domenica e' difficile dimenticare anche per poco cosa e' successo, la città è tappezzata di manifestini, avete notizie di, con le facce dei "missing". Erano quasi tutti giovani, come è un po' la popolazione di New York, quella che lavora, quasi tutti sui venti o sui trent'anni, molti ritratti nelle fotografie con dei bambini piccoli. I parenti quando li intervistano in gran parte sono ancora convinti che c'è ancora la possibilità che siano vivi, vogliono notizie. Finora hanno trovato soltanto circa 200 corpi. Penso che quelli che almeno sanno già che sono morti siano i più fortunati. Adesso i parenti devono andare a portare i campioni per il Dna. Almeno nel mio quartiere in tutte le strade ci sono degli altari spontanei con le candele sul marciapiede, e poi veglie, messe, circoli del silenzio... Poesie, messaggi, dappertutto sui muri. Gli americani sono educati a esprimere i propri sentimenti. E poi dappertutto manifestini con le cose di cui hanno bisogno i volontari che scavano. Oggi e ieri per esempio le maschere per l'asbesto. Fra l'altro quelli che scavano e che naturalmente sono quasi tutti "blue collar" workers, pompieri o lavoratori edili, gruisti, elettricisti, saldatori, ecc. anche perché gli altri che non hanno un'expertise non li vogliono, in questi giorni subiscono imperterriti dei livelli di tossicità spaventosi, fumo che contiene residui plastici, silica, sembra anche asbesto, e anche solo l'enorme quantità di polvere che respirano.
Giovedì quando il vento soffiava verso il mio quartiere, era veramente tremendo, avevamo mal di testa e mal di gola e pensa che sono due, tre chilometri più a nord. Lì al sito la concentrazione era 10.000 volte più alta. Quindi ci saranno delle conseguenze sulla salute di moltissime delle persone che stanno lavorando per salvare eventuali superstiti. Però questi volontari sono forse l'unica cosa che ti porta ad avere simpatia per gli esseri umani."
Giampietro Dedola
Tutti insieme per farci forza a vicenda Articolo
di Giampietro Dedola
del 13/09/2001 delle
ore 17:50
In questi ultimi due giorni il mondo è stato scosso. Tutte le immagini che vediamo ogni giorno in televisione o sui giornali ci lasciano increduli. Non sta accadendo! Ormai quelle immagini viste e riviste un milione di volte sanno davvero di un film, un film che purtroppo non vincerà mai nessun Oscar.
E' agghiacciante ciò che siamo costretti a vedere.
Ringraziamo tutte quelle persone che in questi ultimi due giorni si sono fatti sentire con le loro e-mail, esprimendo tutti i loro pensieri, per scaricare quella rabbia che si ha dentro e in qualche modo deve essere sfogata.
Tutto questo senso di impotenza per quello che accade lì ci atterra. Noi rigiriamo tutte le e-mail ricevute a quelle famiglie, gli amici, di coloro che purtroppo se ne sono andati insieme ad uno dei simboli della potenza di una nazione. Noi della redazione siamo tutti vicini a voi e soprattutto a quelle persone che sono ancora lì, sotto le macerie. Ci auguriamo che resistano e che abbiano la forza di continuare a vivere, perchè ci sono un sacco di persone che stanno lavorando da ore ininterrottamente, rischiando la propria vita, per portarle in salvo. Non perdete la speranza, e rivolgiamo una preghiera affinchè queste vite non vengano spezzate.
Come molti di voi già fanno, oggi abbiamo aperto all'interno del nostro forum una sezione dedicata esclusivamente al disastro. Ci sembrava giusto dare la possibilità a chi volesse esprimersi, di farlo in qualche modo. Forse nessuno americano leggerà mai quello che verrà scritto, ma il gesto di farlo è un punto d'appoggio per milioni di persone.
Chi lo desiderasse abbiamo messo a disposizione una segreteria telefonica che raccoglie le vostre testimonianze, i vostri pensieri.
Se volte potete farlo telefonando al numero: 178/6022371
Giampietro Dedola
Un incubo da cui non ci si può svegliare Articolo
di Giampietro Dedola
del 11/09/2001 delle
ore 17:38
Questo è forse l'articolo più triste che potessimo pensare di scrivere e soprattutto che mai avremmo voluto scrivere...
E' un crescendo che neppure 'Indipendence Day' è riuscita a rendere con tutto l'orrore delle immagini che oggi, 11 settembre 2001, abbiamo tutti visto in TV.
Le prime notizie danno una delle torri gemelle in fiamme. I telegiornali danno in diretta le immagini della torre più alta, quella con la grossa antenna sul suo tetto, da cui si sprigiona una tetra e densa nuvola di fumo. Notizie confuse parlano di un attentato e più precisamente di un aereo che è andato a schiantarsi.
Passano solo 18 minuti, dalla parte destra dello schermo appare un aereo che, in virata, punta deciso verso la seconda torre, quella che ospita nel suo ultimo piano il belvedere.
Adesso è veramente un incubo.
L'aereo centra la torre che sino a quel momento era rimasta integra.
Dalla fiancata della torre opposta allo schianto si sprigiona una palla di fuoco, metallo, cemento, vetro.
Le colonne di fumo ora sono due, si alzano lugubri sul cielo di New York.
Ormai le TV hanno agguantato la preda che darà picchi di ascolto e trasmettono telegiornali speciali non stop, anche perché NYC non è sola, anche Washington ha da piangere i suoi morti, perché un terzo aereo ha scelto di schiantarsi sul pentagono, simbolo assoluto del potere militare Americano.
Ma il destino incalza, la prima delle due sorelle cede. I piani centrati dalla bomba volante cedono, il grattacielo collassa sotto il suo stesso peso e scompare in una grande nuvola di polvere. L'incubo non è terminato, perché passano solo poche decine di minuti prima che le immagini della seconda torre, come la prima, cede e scompare. Le immagini mostrano un'onda grigio scuro che cala verso terra, sullo sfondo si vede la struttura luccicante del Chrysler Building che impassibile assiste alla tragedia.
Le Twin Tower ora non esistono più, al loro posto c'è solo un cumulo di macerie, distruzione, morte. Si parla di 10.000 morti. Perl Harbor ha visto 3.000 morti.
L'America è stata colpita. Il simbolo della potenza econimica degli Stati Uniti è stata colpita. Le torri gemelle, che giornalmente non solo sono un'attrazione per turisti ma il luogo dove risiedono oltre 500 società, sono state distrutte. Lo skyline di New York, il classico profilo che noi tutti conosciamo non sarà mai più lo stesso. Per chi ha avuto la fortuna di visitare il terrazzo della torre n. 2 è difficile da accettare. La vista di tutto questa distruzione ci fa tornare su quella terrazza da cui si domina Manhattan, la memoria ci riporta davanti agli occhi l'immagine dell'altra torre con la sua grande antenna che sta proprio lì, di fronte a noi. Il commento che noi abbiamo fatto è stato solo: "Vedi, quella torre sull'ultimo piano ha una terrazza panoramica... anzi, no, sto sbagliando, aveva...".
Il nostro pensiero va a tutti i familiari e amici delle vittime, a tutte quelle vite che si sono perse in questo sonno dell'intelligenza che ha generato un terribile mostro.