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11 Settembre - 11 Ottobre 2001: I trenta giorni che hanno cambiato il mondo
Articolo di Giampietro Dedola del 20/12/2001 delle ore 18:05

20122001_01.jpgSi intitola così la mostra che si inaugureràil 5 dicembre a Milano a Palazzo Isimbardi, in cui saranno esposte oltre 100 fotografie di 46 fotografi delle migliori agenzie.
In questo modo Carolina Salguero, Dan Callister, Larry Downing, Gabe Palacio, ed altri ancora raccontano seguendo il filo cronologico, gli avvenimenti accaduti dal momento degli attentati terroristici, alla guerra in Afghanistan.

20122001_02.jpgLa mostra è dedicata alla memoria di Bill Biggart, fotografo dell'agenzia Sipa Press, caduto nel crollo della seconda torre, mentre scattava le immagini dei sopravvissuti e dei vigili del fuoco al lavoro.
Durante le operazioni di soccorso è stato possibile recuperare la sua attrezzatura dalla quale poi si sono ottenute alcune delle immagini che saranno esposte durante la mostra.
Il visitatore potrà seguire questi terribili eventi osservandoli con gli occhi dei protagonisti che li hanno vissuti veramente, il terrore dei momenti immediatamente successivi all'attacco del WTC, e le miserevoli condizioni di vita delle popolazioni Afgane, ancora una volta travolte dalla guerra, causata dai fondamentalisti talebani.
20122001_03.jpgAl termine dell'inaugurazione si terrà una serata di beneficenza, durante la quale si terrà anche un'asta, gestita da Finarte Casa d'aste, in cui verrano vendute le fotografie esposte alla mostra.
Le foto aggiudicate all'asta saranno poi donate al museo di fotografia di Cinisello Balsamo dove saranno esposte con riportato il nome di che l'avrà donata.
Il ricavato dell'asta sarà devoluto agli enti benefici September 11th Funded Emergency per sostenere sia le famiglie delle vittime degli attentati, che la popolazione Afgana.
La mostra, promossa dalla provincia di Milano, aprirà poi al pubblico dal 6 al 16 dicembre, sempre presso i locali di palazzo Isimbardi. Le immagini esposte saranno raccolte in un catalogo di 112 pagine, che verrà messo in vendita durante la manifestazione e il cui ricavato andrà agli enti benefici.

"11 Settembre- 11 Ottobre 2001: i trenta giorni che hanno cambiato il mondo"
Promossa dalla Provincia di Milano, prodotta e organizzata da Olympia Publifoto S.p.A.
Apertura della mostra: dal 6 al 16 dicembre 2001
Luogo della mostra : Palazzo Isimbardi, C.so Monforte 35, Milano
Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.30
Ingresso libero

5 Dicembre ore 18.00 - inaugurazione a inviti
5 Dicembre ore 20.45 - Charity Event (asta benefica ad inviti)

Giampietro Dedola


Una mostra fotografica per New York e l'Afghanistan
Articolo di Alessio Decina del 20/12/2001 delle ore 17:18

Il 6 dicembre ha ufficialmente aperto la mostra fotografica dove si ripercorrono i 30 giorni successivi al crollo delle due Torri Gemelle del World Trade Center. La redazione del NYC-Site ha partecipato, il giorno precedente, all'inaugurazione della manifestazione che vi ricordiamo si è conclusa il giorno 16 dicembre.
In poche righe vi riportiamo il nostro commento e la nostra impressione a questa iniziativa che ha riportato con testimonianze reali la situazione a solo un mese dagli attentati.

Un'allestimento essenziale e neutro che mette in evidenza solo le immagini, che con la loro forza non necessitano di commenti o note, di cui l'esposizione è priva.
Non possono lasciare indifferenti gli accostamenti, senza dubbio riusciti, tra gli scenari di guerra afgana alla New York dell'11 settembre. Infondo cambiano i soggetti, ma quello che tutte quelle foto urlano è una sola cosa, DOLORE, VOGLIA DI RICOMINCIARE,
Due piccole sale di esposizione per una grande iniziativa. Altre parole sarebbero sprecate, per descrivere immagini fatte per essere viste.

locandina.jpg

Alessio Decina


Tornare alla normalità a New York
Articolo di Giampietro Dedola del 17/12/2001 delle ore 17:56

17122001_1.jpgLa settimana scorsa sono tornato a New York per la quarta volta dall'11 Settembre.
Arrivare a Manhattan e' sempre stata una forte emozione, tutti quelli che ci tornano inevitabilmente ricordano - superando il Triboro Bridge o uscendo dall'oscurita' del Midtown o Holland Tunnel - la prima volta che arrivarono nella Grande Mela. Ora vado a New York per lavoro, dopo averci vissuto per quasi dieci anni. Vivendo in California, l'impatto della selva di grattacieli ed abitazioni residenziali e' forse quasi piu' forte e violento di quello provocato arrivando da una citta' europea.

E dopo l'11 settembre, ogni visita a New York diventa comunque un pellegrinaggio sulla localita' della tragedia, come le visite ai campi di battaglia della guerra civile, o a Redipuglia in Italia. Con piacere ho notato il progressivo rientro alla normalita', da fine settembre ad oggi i marciapiedi sono sempre piu' affollati, la metropolitana colma di passeggeri, ed i taxi sempre piu' impazienti. Questa volta, forse per l'effetto dello "shopping" e delle decorazioni natalizie, sarebbe stato molto difficile, anche per l'osservatore piu' attento, trovare segnali che ricordino la tragedia di pochi mesi fa. Con piacere ho notato che il tono ovattato e sottomesso di poche settimane fa e' stato quasi completamente dimenticato, e tutti - dai guidatori di taxi ai dirigenti negli uffici- hanno ripreso ad essere impazienti ed aggressivi, nella migliore tradizione newyorkese. Un "new york minute" ha nuovamente un significato, le inutili gentilizze sono considerate... inutili, la citta' sta completando il periodo di lutto, per completare la ricostruzione il piu' in fretta possibile. Sono contendo di poter essere andato a New York subito dopo gli eventi di settembre, e' stato sicuramente un'esperienza indimenticabile vedere un animale fiero e selvaggio come New York momentaneamente sottomesso e domato, per poi riprendersi velocemente e reclamere il proprio insostituibile ruolo di capitale del Mondo.

Giampietro Dedola


Domani è un altro giorno
Articolo di Giampietro Dedola del 9/12/2001 delle ore 17:42

12092001_1.jpgAncora la polvere sollevata dai crolli di ieri non si e' depositata del tutto e si stenta a credere che guardando in direzione di low manhattan non si veda più la sagoma svettante delle due torri più famose del mondo. Non sono ancora passate 24 ore dal momento in cui il primo aereo si è schiantato contro la prima torre, e già si parla di ricostruire.

12092001_2.jpgOggi le scuole e gli uffici a Manahattan sono chiusi, la polizia ha chiesto ai cittadini di non uscire di casa per agevolare in ogni modo l'opera dei soccorritori ed evitare altre situazioni pericolose. Intanto lunghe file di persone comuni si stanno formando davanti ai centri di raccolta del sangue, o davanti ai punti dove si danno le poche informazioni in possesso, a chi vuole avere notizie di familiari amici e conoscenti. Per chi ha conosciuto la città di New York in uno dei suoi giorni qualsiasi, leimmagini delle strade del centro, o di times square, completamente deserte, fanno sicuramente un effetto terribile. 12092001_3.jpgIntanto si sentono le prime storie dei sopravvissuti che raccontano le ore di terrore, si cerca di ricostruire l'accaduto, e soprattutto ci si chiede com'è stato possibile che la nazione più potente del mondo possa essere stata colpita nei sui simboli più noti in modo così semplice. E mentre tutti soccorritori continuano disperatamente a scavare, sperando di trovare ancora in vita chi da ieri notte continua a chiamare il 911 con i cellulari per chiedere di essere tirato fuori da quel groviglio di vetro e metallo, il resto del mondo rimane impotente a guardare. E intanto l'America dice: domani è un altro giorno.

Giampietro Dedola




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