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Lo strano equilibrio
Articolo di Max Giordan
del 14/05/2004 delle ore 11:55

Due pari. I Nets monetizzano al massimo il vantaggio del fattore campo e impattano la serie. Fattore campo che vuole dire avere Beyoncè e Jay Z a bordo campo tra l’altro, mica cosa da ridere….

“At the 40/40 club, ESPN on the screen”. Ma lo spettacolo l’altra notte non era nel suo locale ma nel vicino New Jersey.

GIASONE, NON SEI PIU’ UNA TRAGEDIA
E’ noto come Jason Kidd fosse entrato di recente in uno slump dei livelli preoccupanti di un Derek Jeter. Ma in gara 4 è tornato a fare qualcosa il cui nome è stato spesso associato : tripla doppia. Le nude cifre arabe : 22 punti, 11 assist e 10 rimbalzi. La settima in carriera nei playoff.

Nella speciale classifica Magic Johnson è ancora lontano ma non il suo antico rivale Larry Bird. Kidd lo ha infatti raggiunto al quarto posto a quota 59. Il primo ? Dai, non scherziamo. Ovviamente Oscar Robertson (181), ragazzo dell’Indiana che un anno la tripla doppia la fece…di media in stagione !

BLOWOUT
Questa tra Nets e Pistons è una serie strana. Allora, Detroit stravince le prime due e poi ? Facile, è New Jersey che stravince le due successive. Eppure sono due squadre simili, con una grande difesa (certo più Detroit) e con gioco ragionato e ben distribuito in attacco.

Nella storia dei playoff NBA soltanto una serie tra gli stessi Pistons contro gli Atlanta Hawks nel 1999 ebbe le prime quattro partite con almeno 15 punti di scarto tra le squadre. Scordatevi le partite punto a punto. Vi ucciderà o la difesa dei Pistons o il contropiede dei Nets.

DURA LA VITA EH ?
Larry Brown ha detto precisamente che “qualsiasi persona avrebbe portato i Nets ai playoff dopo il lavoro del coach precedente”. Frank, ex volontario ad Indiana University per il santone Bob Knight, incassa e del resto poco altro può fare. La faccia e gli anni di esperienza non parlano a suo favore.

Ma nella polemica allenatori della NBA (si dice che fare oggi l’head coach nella Eastern sia più effimero dello) si inserisce anche Stan Van Gundy, coach di Miami ora impegnato in un bel 2-2 contro Indiana.

“Sono stanco di leggere tutte quelle storie che dicono che i coach NBA lavorino per 20 ore al giorno, che non sono mai in casa e credono che il loro sia il lavoro più duro del mondo. Se un coach NBA lavorasse dal vero 24 ore al giorno e per 52 settimane all’anno dovrebbe prendere più di 200 dollari all’ora”.

Che Van Gundy sia una lavoratore assiduo, non c’è dubbio. Qui però si riferisce più che altro a Lawrence Frank e a suo fratello Jeff, vero maniaco di ogni dettaglio che pure non può essere chiamato “tecnico”.

Per gara 5 si torna a Detroit venerdì notte. Si direbbe 3-2 Detroit, seguendo il vantaggio del campo. Ma questa è una serie strana, io vi ho avvertiti.

Max Giordan






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