Articolo di Alberto F. del 30/08/2003 delle ore 22:28
Dopo una stagione assolutamente positiva, terminata nella Bay Area ad Oakland nella semifinale di Conference, i New York Jets stanno lavorando per preparare una nuova stagione, e soprattutto, per regalare le stesse emozioni dell’anno scorso ai suoi tifosi. Si sa, mantenere la continuità nella NFL è una cosa non propriamente facile. I Denver Broncos dopo i due titoli vinti consecutivamente non centrarono l’anno seguente i playoffs; li raggiunsero però nel 2001, ma facendo una pessima figura a Baltimora, perdendo 21-3 contro i Ravens di Ray Lewis. I Jets nel ’99 arrivarono alla finale di Conference, persa proprio contro i Broncos di John Elway al Mile High Stadium; mancarono la post season nel 2000 ma la ottennero nei due anni successivi. Tornando alla scorsa stagione, a New York – sponda biancoverde – si sono viste cose molto, molto interessanti...
CHAD PENNINGTON – Il ragazzo, classe ’76, prodotto di Marshall, ha dimostrato di saper distribuire la pillola in un modo quasi eccellente. Ma non è tanto quello ciò che ha colpito: più che altro è stata la maturità con la quale ha affrontato ogni singola partita, se ci aggiungiamo il fatto che si è dovuto far carico di un cognome piuttosto ingombrante, quale quello di Vinny Testaverde. Il # 10 ha concluso con 3525 yds, 26 td pass e 8 intercetti, arrivando secondo come rating (100.3), dietro a Marc Bulger (101.5). Pennington ha diretto l’attacco in un modo molto efficace, inanellando una serie di vittorie che hanno portato New York ai playoffs, sorpassando le più accreditate Miami e New England. E in queste calde sessioni di allenamento di preseason, Chad sta provando anche ad aver più fiducia in sé stesso riguardo il deep pass. “Sto tentando di sforzarmi a credere di più nei ricevitori. … I quarterback vogliono sempre completare ogni pallone, ma quando stai lanciando una palla profonda sai che la possibilità di successo non è alta come altre routes”. Infatti le difese, non ignorando le intenzioni di un quarterback di lanciare profondo, si allungano maggiormente, consentendo a ricevitori come Wayne Chrebet e Curtis Conway di ricevere palloni non molto profondi. Comunque, sotto il monitoraggio di un attento Herman Edwards, Pennington testerà i passaggi profondi più di ogni altro passaggio nelle partite di preseason. “Non abbiamo intenzione di andare in campo e lanciare dei missili” ha aggiunto l’head coach “è’ un’arma che dobbiamo avere nel nostro arsenale, dato che siamo consapevoli di avere giocatori che possono correre tante yards e ricevere la palla”. Proprio quest’ultimo è entrato a far parte della grande famiglia Jets, evidenziando la strategia dello staff tecnico di puntare su un veterano (Conway ha 11 anni di NFL sulle spalle) e un rookie futuribile che potesse aiutare concretamente la squadra. Infatti i la franchigia bianco-verde ha pescato con la scelta # 4 il defensive tackle Dewayne Robertson, prodotto di Kentucky, che ha firmato il 20 luglio un contratto di 6 anni, in accordo col G.M. Terry Bradway. I Jets sono andati su un uomo di linea, considerando anche il fatto che Josh Evans, il DT che partiva titolare la stagione scorsa, è stato sospeso a tempo indeterminato dalla lega. Robertson, quindi, partirà titolare. “Sapevo che mancare un paio di giorni di training camp significava iniziare col piede sbagliato” ha detto Robertson, motivo per il quale si è affrettato a firmare. Il ragazzo non nasconde neanche le sue ambizioni: “Voglio aiutare questa squadra a raggiungere il Super Bowl e spero anche di disputare il Pro Bowl come rookie”. La dirigenza, nel reparto offensivo, ha puntato anche sul ventiquattrenne Santana Moss, un ricevitore di 5 piedi e 10, uscito 3 fa dall’università di Miami. Moss è buonissimo ricevitore, che potrà diventare ottimo addirittura dalla prossima stagione, contando anche la “convivenza” in campo con due veterani, Curtis Conway, appunto, e Wayne Chrebet. Ma a metà agosto tutto lo staff tecnico si è trovato di fronte ad un altro problema non da sottovalutare: il ritiro di Tom Nutten, guardia destra ex St.Louis Rams. Nutten aveva firmato in marzo per rimpiazzare il free agent partente Randy Thomas (un’altra perdita importante, che firmerà poi coi Redskins). “L’ha fatto con classe” ha detto il coach Herman Edwards, incaricato di annunciare il ritiro ai media. “Ha detto che questa è la decisione migliore per lui e la sua famiglia, e quando la famiglia è coinvolta è difficile denigrare una persona”. La guardia titolare adesso è Brent Smith, 29 anni, ex Dolphins.
IL MERCATO – Partiti Chad Morton, Randy Thomas, Matt Turk, John Hall ma soprattutto uno dei prossimi migliori ricevitori della lega, Laveranues Coles, i Jets si sono trovati davanti una brutta gatta da pelare. Coles, scaricato dai Jets per avere più spazio nel salary cap in un futuro immediato, ha firmato un contratto di 7 anni per 35 milioni di $ coi Washington Redskins, e trovare un sostituto alla sua altezza non è stato certo semplice. Dalla sua stagione da rookie (22 catches, 1 td) alle sue due seguenti stagioni (59 e 89 catches, condite rispettivamente da 7 e 5 tds) ha avuto un netto miglioramento, per non parlare del lato atletico dove eccelle senza ombra di dubbio. A marzo, nella grande mela si era parlato di contattare alcuni ricevitori free agent come Tai Streets, Antonio Freeman e Curtis Conway.
LA PRESEASON – I Jets nella prima settimana di preseason hanno battuto i Bengals al Giants Stadium 28-13. Buonissime le prove di tutta la difesa, in particolare delle secondarie (2 intercetti). Sabato 16 agosto invece sono stati sconfitti dai New Orleans Saints. Chad Pennington ha passato per 141 yds completando 14 lanci su 20. Buone le prove dei ricevitori, soprattutto di Curtis Conway (30 yds, 1 td) e Santana Moss (30 yds).
Alberto F.
Articolo di Ale del 28/08/2003 delle ore 11:40
Completato il primo turno all'Open degli Stati Uniti, uno dei quattro tornei più importanti del circuito tennistico mondiale, nello splendido impianto di Flushing Meadows. Nel tabellone maschile avanzano tutti i favoriti: André Agassi, numero uno del mondo e vincitore qui a New York nel 1994 e nel 1999, si è facilmente sbarazzato dell'ormai decaduto Alex Corretja, con il severo punteggio di 6-1 6-2 6-2, senza lasciare mai allo spagnolo due volte finalista del Roland Garros la possibilità di entrare in partita.
Facile vittoria anche per l'australiano Lleyton Hewitt, che nella sessione serale sul campo centrale intitolato ad Arthur Ashe ha sconfitto il rumeno Victor Hanescu con un secco 6-3 6-2 6-2. Vittoria in notturna anche per il giovane fenomeno statunitense Andy Roddick, che accompagnato e sospinto dai 25.000 spettatori del centrale ha superato un altro giocatore in crisi di risultati, il britannico Tim Henman. Primo turno difficile per il 20enne già idolo del pubblico newyorkese, contro un giocatore offensivo che già lo aveva battuto, unico a riuscire in quest'impresa da Wimbledon in poi, nel torneo di Washington. Vinto il primo set con il punteggio di 6-3, Roddick si è trovato indietro nel secondo, ma è riuscito a recuperare e a vincerlo al tie-break. Si distraggono un set Roger Federer e Juan Carlos Ferrero rispettivamente contro Acasuso e Vacek ma alla fine controllano la partita e passano il turno senza particolari problemi. Nel tabellone femminile, allineato per metà già al secondo turno, poche le sorprese, come accade quasi sempre nei primi turni. Unica testa di serie importante a tornare a casa è stata la statunitense Chanda Rubin, sconfitta in due set dalla regolarista venezuelana Maria Vento. Le favorite hanno invece passeggiato lasciando le briciole alle avversarie. Per adesso non ci sono stati risultati inaspettati, ma con il torneo che entra nel vivo le sorprese sono all'ordine del giorno.
Facile poi la conclusione nel terzo ancora con il punteggio di 6-3.
Già al terzo turno infatti la numero uno del tabellone Kim Clijsters, la statunitense Lindsay Davenport e la speranza di Francia Amelie Mauresmo.
Ale
Articolo di Ale del 25/08/2003 delle ore 12:45
25 Agosto: da oggi, per le prossime 2 settimane, New York sarà il teatro che accoglierà il grande tennis, ospitando come ogni anno il quarto ed ultimo torneo del Grande Slam, probabilmente il più affascinante dopo Wimbledon. Nel favoloso impianto di Flushing Meadows, situato a pochi minuti dall'aereoporto JFK e molto vicino allo Shea Stadium, si sfideranno tutti i migliori tennisti del circuito, anche se quest'anno non mancheranno alcune defezioni eccellenti.
Per cominciare, evento molto raro, non si presenteranno al via i due campioni uscenti dei tabelloni maschile e femminile, rispettivamente Pete Sampras e Serena Williams. Per il primo, 5 volte vincitore allo US Open, la motivazione è quella del ritiro dalle competizioni agonistiche, già da tempo annunciato e che si concretizzerà in una cerimonia sicuramente molto emozionante nella giornata di apertura. Per la più piccola delle sorelle Williams invece il problema è di natura fisica: non si è ancora ripresa infatti da un'operazione al ginocchio che l'ha tenuta lontano dai campi dal torneo di Wimbledon, vinto, in poi, facendole perdere anche la vetta della classifica mondiale a favore della belga Kim Clijsters. Ma altri sono i forfait eccellenti, soprattutto nel settore maschile: Marat Safin, trionfatore a Flushing Meadows nel 2000 in finale su Pete Sampras, non riesce a risolvere i problemi al polso destro che lo hanno bersagliato sin dall'inizio della stagione, costringendolo ad un riposo forzato lungo mesi, e non sarà in tabellone. Stesso problema al polso destro anche per Guillermo Canas, lottatore argentino a suo agio anche sul cemento, che appare ancora lontano dal rientro dopo l'operazione. A questo punto nel tabellone maschile la cerchi dei favoriti si restringe a 3/4 nomi: l'immarcescibile André Agassi, attuale numero 1 del mondo e prima testa di serie del torneo, il vincitore di Wimbledon Roger Federer, finalmente al livello del suo immenso talento, Juan Carlos Ferrero, spagnolo specialista della terra battuta ma molto migliorato anche sul veloce grazie ad un servizio molto più penetrante, ma soprattutto Andy Roddick. E' infatti lui, 20enne nativo del Nebraska, il giocatore più caldo del momento, reduce da 3 vittorie nei tornei dell'estate americana e pressochè imbattibile quando può azionare il suo terrificante schema servizio-dritto. Possibili sorprese potrebbero venire dall'ex numero 2 del mondo e vincitore qui nel 2001 Lleyton Hewitt, che sta però attraversando un periodo difficile, e dal finalista di Wimbledon Mark Philippoussis, dotato di un gioco potentissimo ma anche di ginocchia di vetro. Nel tabellone femminile, orfano delle due sorelle Williams, anche Venus ha infatti dato forfait, il pronostico sembra chiuso alle due giovani belghe Kim Clijsters e Justine Henin, già protagoniste della finale del Roland Garros vinta dalla Henin. Attenti però alla beniamina di casa Jennifer Capriati e alla potente Lindsay Davenport, grandissima colpitrice. Quello che è assicurato è lo spettacolo, favorito anche dalla splendida cornice dello stadio Arthur Ashe, il più grande del mondo per il tennis.
Ale
Articolo di Ale del 24/08/2003 delle ore 21:48
Temevamo fosse la stagione più difficile della sua carriera, e probabilmente lo è stata, ma soprattutto temevamo fosse l'inizio di un lento ed inesorabile declino dovuto all'età, alla crisi della squadra e agli infortuni sempre più frequenti. Invece Mike Piazza, dopo aver pasato quasi 3 mesi in lista infortunati, non solo è tornato in campo, ma ha contribuito in modo determinante alla serie aperta di 6 vittorie consecutive dei suoi Mets. Tutto era iniziato il 16 maggio in quel di San Francisco, dove il 34enne catcher di New York si era procurato uno strappo all'inguine che lo aveva costretto ad un riposo forzato di circa 3 mesi. I maligni dissero che questo lungo stop poteva addirittura essere un bene per la squadra visti i problemi, soprattutto difensivi, che Piazza aveva evidenziato in stagione.
Ma l'agonia di Piazza era destinata a finire, prima o poi, e il destino ha voluto che terminasse in maniera del tutto speciale: infatti il ritorno in campo dell'uomo simbolo della squadra del Queen's è avvenuto nel "suo" stadio, lo Shea Stadium, e, ironia della sorte, proprio contro i Giants. Ad accoglierlo 31759 tifosi dei Mets che aspettavano solo lui, per ritrovare non tanto speranze di playoff ma piuttosto il loro idolo, la loro bandiera. E il momento che tutti aspettavano,e che tutti allo Shea Stadium sognavano,è arrivato nel terzo inning: Piazza al piatto contro Jerome Williams, con un uomo in base. Giro di mazza spaventoso e pallina che vola via in campo opposto per un HR da 2 punti, l'ottavo della sua stagione. Inutile cercare di descrivere l'esplosione dello Shea Stadium,un frastuono assordante che accompagna Piazza durante il giro delle basi. "E' come se un peso di mille libbre si fosse levato dalle mie spalle,mentre osservavo la pallina uscire dal diamante". Queste le prime parole di Mike Piazza al termine della sua partita d'esordio dopo il serio infortunio. Partita che i Mets hanno facilmente vinto,in un ambiente euforico,con il punteggio di 9-2, e nella quale Piazza ha chiuso con 3 su 5 e ben 5 RBI. Prima del match però era lo stesso catcher, parlando con i giornalisti,a mettere in guardia tifosi ed addetti ai lavori sulle sue prime prestazioni, chiedendo di non mettergli troppa pressione addosso perché dopo uno stop così lungo ci sarebbe voluto del tempo prima di rivederlo in forma. Probabilmente quindi neanche nelle sue più ottimistiche previsioni c'era un risultato del genere: prima partita, già decisivo. Forse chi se lo aspettava, e sicuramente lo sperava più di chiunque altro, era il suo manager Art Howe, che dopo la partita commenta così la sua scelta,criticata da molti, di inserirlo subito come clean-up: "E' un fenomeno, un uomo di impatto devastante nel mezzo del line-up. Prima della partita era molto esitante, me ne sono accorto, ma alla fine è stato straordinario". E lo stesso Piazza ha affermato di essere piuttosto nervoso durante il batting practice,ma di avere un buona sensazione sulla palla,anche se alcuni lanci gli apparivano più veloci di quanto si ricordasse. Evidentemente in partita l'adrenalina proveniente dagli spalti gremiti e la voglia di rivincita lo hanno sbloccato,ed è di colpo tornato quello di un tempo,per la felicità della comunià italiana di New York, di cui Piazza è fiero rappresentante, che proprio in quei giorni era nel mezzo di celebrazioni. Anche perché nelle successive partite non si è fermato,battendo .340 di media, con 9 RBI ed un altro HR, trascinando i suoi Mets ad altre 4 convincenti vittorie. Ora non resta che aspettare per vedere se la bandiera dei Mets riuscirà a mantenere questi ritmi e a ritrovare una forma costante, perché i tifosi di New York possano sognare un 2004 all'altezza del loro blasone.
E allora le lunghe settimane trascorse fuori dal campo saranno sembrate interminabili per il più volte All-Star di origini italiane,che osservava i suoi Mets colare a picco in fondo alla NL East.
Ale
Articolo di Andrea M. del 17/08/2003 delle ore 22:53
Parliamo di Basket ed entriamo nel fantastico mondo della National Basketball Association, la lega professionistica cestistica più importante e famosa al mondo. No, fermi tutti, non pensate subito al Madison Square Garden, teatro di tantissime e memorabili partite di Basket e destinato ormai all’Olimpo dei palazzetti, perché il nostro obiettivo è quello di portarvi ad Ovest del fiume Hudson, a pochi chilometri da New York, per farvi conoscere una squadra di basket a dir poco singolare. Fermate di nuovo i vostri pensieri, non fate confusione, non stiamo parlando dei mitici e blasonati New York Knicks; come già anticipato siamo in periferia, nel New Jersey, in un posto chiamato East Rutherford, sede dei New Jersey Nets.
Who are the Nets? Il capo dei Riffs, la banda più tosta di New York nel cult movie “I Guerrieri della Notte”, dopo l’uccisione del leader Cyrus si chiedeva: “Who are the Warriors?”, “Chi è sta banda di disgraziati da Coney Island?” I Nets non sono di Coney, sono famosi solo da poco ma sono, anzi, erano sicuramente una franchigia talmente disgraziata da essere considerata la barzelletta della NBA. Nel 1967, l’ormai defunta lega “minore” ABA (American Basketball Association) desiderava fortemente annoverare tra le proprie fila una squadra con sede nella Big Apple, ma trovare un campo da gioco nelle immediate vicinanze di Manhattan fu impresa praticamente impossibile. Si rese necessario quindi ripiegare nel New Jersey, dagli Americans, una formazione così scalcagnata che non aveva nemmeno un campo da gioco fisso ma che, in base alle disponibilità, vagabondava in ben sei centri nella zona attorno a New York. Dopo i primi anni di cinema comico assoluto, durante i quali, nonostante la trasformazione da Americans a Nets, si narra addirittura di partite vinte grazie a referti contraffatti proprio dall’allenatore degli Americans, tale Zaslofsky, i nostri eroi ingaggiano un personaggio con in testa un afro da far paura e la canottiera numero 32: Julius “Doctor J” Erving III. Il Dottore, che a pallacanestro sapeva giocare, porta, a suon di schiacciate e acrobazie inimmaginabili per quell’epoca, i Nets alla conquista di due titoli della ABA nel giro di tre anni (1974 e 1976). Il 1976 è anche l’ultima stagione della ABA, assorbita dal colosso NBA, l’ultima stagione di Doctor J (ceduto a Philadelphia) e l’inizio di un nuovo declino per i Nets. Da allora è stato il buio più totale, condito dalla dabbenaggine di alcuni giocatori che sulle scarpe si facevano stampare “Trade Me” (cedetemi) e illuminato solo negli anni novanta da un paio di apparizione ai playoff e da un brevissimo lampo dal nome di Drazen Petrovic, sicuramente uno dei più grandi giocatori europei di tutti i tempi, scomparso però tragicamente in un incidente stradale nel 1993. Restando sempre in tema di citazioni cinematografiche, ne “il Corvo” Brendon Lee diceva: “…non può piovere per sempre…”, e per l’appunto sul New Jersey e sui Nets, nell’estate del 2001 torna a splendere il sole. E proprio dai “Soli” di Phoenix arriva l’uomo del destino, colui che avrebbe poi trasformato i Nets in una squadra vincente: Jason Kidd. Kidd, è un All Star, un All America, medaglia d’oro olimpica a Sydney, tre volte leader della classifica degli assist e miglior giocatore in attività per triple doppie realizzate. Ha l’incredibile caratteristica di saper migliorare con il suo altruismo tutti quelli che gli stanno attorno, è insomma uno degli ultimi playmaker puri rimasti nella lega. Qualcuno lo critica e gli fa pesare la sua scarsa propensione a fare punti. In effetti è vero, Jason non tira bene, non gli piace e nemmeno gli serve e a sottolineare questa caratteristica interviene il suo idolo di gioventù, Earvin “Magic” Johnson che descrive il playmaker dei Suns come “l’unico giocatore che può dominare una partita senza segnare nemmeno un punto”. Il nostro eroe, nonostante tutte queste abilità, si ritrova sul mercato a causa di un piccolo incidente domestico, che gli costò il crollo psicologico e di immagine a Phoenix e del quale vi parleremo prossimamente. L’astuto presidente dei Nets, Rod Thorn ne approfitta subito per organizzare uno scambio che avrebbe portato il buon Giasone nel New Jersey e spedito in Arizona il playmaker dei Nets Stephon Marbury, talentuoso ma scomodo e anche lui con la passione per le scarpe personalizzate (sulle sue si poteva leggere “all alone”, letteralmente “devo fare tutto da solo”). Kidd non ci mette molto ad ambientarsi e, con un gruppo di giovani talenti desiderosi di mettersi in mostra, arricchisce fin da subito i Nets di un gioco spettacolare e di tante vittorie. L’interesse attorno alla franchigia del New Jersey inizia a crescere e gli addetti ai lavori parlano di rinascita e di Showtime (ingeneroso, ma non troppo, paragone con il gioco dei Lakers degli anni ‘80), ribattezzandolo Flying Circus o più semplicemente “The Excitement”. Nel 2002 i Nets chiudono la stagione regolare con un record di 52 vittorie, approdano ai playoff e, con Kidd in costante crescita arrivano addirittura in finale, perdendola contro gli impossibili Los Angeles Lakers di Shaquille O’Neal e Kobe Bryant. La storia si ripete e ad ottobre i Nets ripartono da dove si eraro fermati: vincendo. La regular season 2002-2003 è meno brillante della precedente, ma un Kidd in versione anche capocannoniere permette ai nostri beniamini di dominare i playoff dell’est e di ripresentarsi in finale, a giugno, questa volta contro i San Antonio Spurs di Tim Duncan. New Jersey ne esce ancora sconfitta, ma a testa alta, dimostrando che ormai ad est la squadra da battere sono loro. Il pubblico sta tornando ad essere numeroso, i risultati sono più che convincenti e i dollaroni hanno ripreso a girare. Se consideriamo, inoltre, che durante il mese di luglio sono state apportate altre importanti migliorie, possiamo dire che East Rutherford si è guadagnata pienamente un posto di prima fila nella cartina geografica del basket americano. Il campionato NBA è attualmente fermo, e le squadre sono intente a valutari i loro nuovi giovani talenti impegnati nelle Summer League. Se siete a New York nel periodo di ferragosto vale la pena spendere qualche ora il giorno 15, al Madison Square Garden per ammirare la “nazionale” americana impegnata in una gara di qualificazione all’Olimpiade 2004 contro Puerto Rico. Avrete così la possibilità di ammirare Jason Kidd in azione, e vederlo armare le mani di tutte le altre stelle della NBA. Per vedere i nostri Nets, invece, come già anticipato, sarà necessaria una piccola trasferta nel New Jersey. Il campo di gioco è la Continetal Airlines Arena, nel mega complesso delle Meadowlands, a East Rutherford. Se volete andarci in macchina, da Manhattan dovete attraversare il George Washington Bridge o affrontare il Lincoln Tunnel. Una volta approdati nel New Jersey prendete la statale 95, l’uscita per lo Sport Complex è la 16W. Per chi preferisce farsi scarrozzare c’è un servizio di pullman in partenza dal terminal di Manhattan tra la 41a strada e la Eight Avenue. La durata del viaggio è di circa 20 minuti e il costo per un round-trip è di sette dollari. Buon divertimento!!
La svolta
Quando e dove
Il training camp (il corrispettivo del ritiro nel nostro campionato di calcio) si terrà a settembre, culminerà nella pre season di ottobre per poi arrivare, ai primi di novembre, all’inizio della regular season.
Andrea M.
Articolo di Max Giordan del 13/08/2003 delle ore 23:03
Mentre il mondo NBA sembra sonnecchiare intanto che si prepara alla nuova stagione, ed in attesa degli ultimi grandi colpi di mercato (indiziati principali: Odom e Martin), una dozzina di ragazzi suda e si diverte correndo su e giù per la palestra del John Jay College di midtown Manhattan. Stiamo parlando ovviamente del Team USA, che sotto la guida fidata di un maestro come Larry Brown prepara il primo atto di una rivincita che tutti aspettano per l'estate prossima, ad Atene.
Grande è l'attesa comunque già per quest'anno, per l'impegno nel torneo di qualificazione alle Olimpiadi che si terrà a Portorico a partire dal 20 di agosto. 10 giorni: pochi per conoscersi e creare gli automatismi necessari ad una squadra vincente, sufficienti tuttavia per eccitara la curiosità del pubblico e stimolare lo spirito competitivo e patriottico dei giocatori. Il clima è di assoluta serietà, concentrazione e rispetto degli avversari: il sesto posto ai Mondiali dello scorso anno a qualcosa è servito. Non mancano comunque gli spunti divertenti, con i più giovani che scherzosamente portano l'acqua e cedono il posto a sedere al quarantenne Malone, e i cuginetti Carter e McGrady a prendersi in giro e a mettere in mezzo Allen Iverson, l'eterno ribelle che considera la convocazione in nazionale il punto più alto della sua già gloriosa carriera... Serietà, rispetto, divertimento: le 3 cose che erano mancate all'ultima, pessima, versione della nazionale americana. Con queste premesse, crederete mica ancora che 10 giorni di ritiro non basteranno?
Max Giordan
Articolo di Ale del 7/08/2003 delle ore 21:23
Non si può certo dire che questa sia una stagione positiva per i New York Mets, sotto tutti i punti di vista. Se guardiamo ai risultati, la classifica della squadra del Queens è sconfortante:ultimo posto nella East Division della National League a ben 26 partite di distanza dagli Atlanta Braves, team con il quale,secondo le aspettative di inizio stagione, i Mets avrebbero dovuto lottare per il titolo di Division. Considerando poi che uno degli acquisti fondamenali del mercato di New York, il lanciatore mancino Tom Glavine, è stato "strappato" proprio ai Braves, il bilancio di questa regular season non può che essere negativo. Anche perché l'ingaggio del blasonato pitcher non é stato l'unico colpo messo a segno dalla squadra della Grande Mela durante la off-season.
La ricostruzione è partita dal manager, il vincente Art Howe proveniente da Oakland, ed è proseguita con Cliff Floyd, potente battitore ex-Florida Marlins, e con Tony Clark, prima base di ottimo livello proveniente dai Boston Red Sox. Tutto questo si è andato ad aggiungere ad un roster di primissimo piano già a disposizione dei Mets, che però hanno profondamente deluso i loro tifosi sin dalle prime partite della stagione. Infatti i grandi nomi presenti in squadra o non si sono integrati, vedi Tony Clark, oppure non hanno trovato le motivazioni giuste per esprimersi al meglio anche allo Shea Stadium. Se si aggiunge che neppure l'età gioca a favore di queste super-star, i lanciatori Glavine e Leiter hanno 37 anni, Mo Vaughn e Mike Piazza 35, il prossimo futuro di New York sponda "non-Yankees" non si prospetta dei più rosei. Le difficoltà incontrate quest'anno dai Mets possono trovare una spiegazione, e se si vuole una giustificazione, negli infortuni più o meno gravi che durante tutta la stagione hanno flagellato la squadra. Piccoli guai per Al Leiter, lanciatore veterano e già protagonista delle world series contro gli Yankees, e per Pedro Astacio, altro pitcher partente e nei piani della dirigenza punto fermo della rotazione. Guai più grossi invece per Mo Vaughn, ormai lontano dalla forma migliore e per il capitano e bandiera della franchigia newyorkese Mike Piazza, in crisi anche tecnica ed in procinto di cambiare ruolo (da ricevitore a prima base). Dicevamo il futuro.Il General Manager (ad interim) Jim Duquette già a stagione in corso ha cercato di ritoccare la squadra ringiovanendola e liberandola di contratti onerosi forse troppo frettolasamente offerti a giocatori in parabola discendente. Il mese più caldo, e non solo per ovvie ragioni metereologiche, è stato proprio Luglio. Inizialmente i Mets hanno scambiato con i Chicago White Sox Roberto Alomar, plurivincitore del guanto d'oro (premio assegnato ai migliori difensori della lega), ottenendo in cambio tre giocatori di Minor League. Poi hanno "spedito" il deludente esterno Jeromy Burnitz al sole della California, ai Los Angeles Dodgers, in cambio di altri tre giovani giocatori delle leghe minori. Infine, trade forse più sorprendente, hanno concluso con i "cugini" Yankees lo scambio che ha portato nel Bronx l'incostante ma sempre valido lanciatore Armando Benitez e nel Queens i lanciatori Jason Anderson, Ryan Bicondoa e Anderson Garcia. A conclusione di tutti questi movimenti di mercato cosa resta ai Mets: sicuramente un monte salari alleggerito, ma anche parecchio talento in meno. Talento che però, vedi i casi Alomar e Burnitz, non si era (quasi) mai visto. E allora perché non puntare sui giovani, su quel mondo di giocatori "sommersi" nelle leghe minori che con motivazioni e voglia di emegere potrebbero ridare smalto ai Mets per un finale di stagione orgoglioso, e per un 2004 molto più ambizioso. L'importante e tornare a crederci, perché New York non debba più vedere una squadra che non sa più vincere.
Ale


