Articolo di Max Giordan del 21/10/2004 delle ore 13:35
L’unica città con due franchigie nella NFL, ma soprattutto una città unica. New York. Nella Big Apple è d’obbligo eccellere, se si vuole evitare di finire sulle velenosissime pagine della stampa newyorkese. Da tempo il football non regala grandi gioie, con un 2003 caratterizzato dall’ultimo posto di division per entrambi i team della città. Ma un vento nuovo sembra spirare quest’anno. Jets e Giants sono due squadre per certi versi simili che stanno vivendo avvii di stagione simili. Analizziamo se questo è solo un fuoco di paglia o se davvero New York può tornare protagonista.
5-0. Non era mai successo. Intanto un calendario favorevole, che non guasta mai. Cincinnati, San Diego, Miami, Buffalo, San Francisco. Squadre vincenti? Neanche l’ombra. Record complessivo a tutt’oggi: 6-22. Ok, gli avversari non erano molto ostici, però un record del genere denota solidità e continuità che contraddistinguono solo le ottime squadre. In ogni caso la pacchia è finita, la prossima settimana i Jets andranno a far visita ai Patriots e si spera di capire da questo test qual è il vero volto della squadra. Ora sarà meglio focalizzare l’attenzione su New York, più che sugli avversari. Curtis Martin sta collezionando record su record. Dopo qualche stagione di flessione, ha chiesto più lavoro in preseason, risultato: 196 yds su corsa all’esordio. Nella seconda settimana è diventato il miglior corridore nella storia della franchigia, nella quarta il 10° di tutti i tempi, nella quinta ha superato Franco Harris, nella sesta ha scavalcato Marcus Allen per l’ottavo posto nella classifica all-time per yards corse in carriera. Con 613 yds è il miglior running back della NFL fino a questo momento, inoltre il duro lavoro estivo dovrebbe permettergli di tenere questi ritmi per gran parte della stagione. Le cifre che Martin sta accumulando si spiegano con la sua grande forma, ma anche con il fatto che le difese avversarie devono prestare attenzione anche all’altra stella dell’attacco, Chad Pennington. Il QB da Marshall sta guidando l’attacco con grande attenzione e pochissimi errori. Con il 70% di completi e solo 2 intercetti, Pennington ha finora un rating di 97.8 (6° nella lega), più che sufficiente per guidare una squadra che ha anche un ottimo gioco sulle corse (non dimentichiamo LaMont Jordan). In più sta assumendo sempre più il ruolo di leader, anche vocale, all’interno dello spogliatoio, come dimostrato durante l’intervallo del match contro i 49ers. La rimonta orchestrata nel secondo tempo di questa gara ha evidenziato una volta di più che questo ragazzo possiede la dote più preziosa per un quaterback: essere un vincente. La stagione di Pennington è eccellente soprattutto considerando che non arriva grande aiuto dalla batteria di ricevitori. Non ci sono stelle di prima grandezza e Moss e Chrebet non sembrano in grado di rendere l’attacco dei Jets sufficientemente esplosivo da trasformarli in una contendente per il Superbowl. In più i problemi fisici di Santana Moss daranno ancora più responsabilità a McCareins e al TE Becht, il cui valore si capirà meglio nelle prossime partite. Nelle ultime settimane, infatti, la banda di Pennington ha faticato e New York ha avuto bisogno di una solida difesa per battere avversari modesti. Questa unità è piuttosto giovane, ma sta già lavorando bene, soprattutto con i suoi rookies. Erik Coleman ha già 2 intercetti e un ruolo da titolare come safety, mentre Jonathan Vilma è il secondo placcatore della squadra nonostante non sia partito titolare nelle prime due gare e ha già conquistato il rispetto di tutti, sostituendo egregiamente Sam Cowart. Parlando di difesa non si può non citare John Abraham, già a quota 7 sacks. Lasciati alle spalle (si spera) i problemi di alcool, dopo aver giocato le prime 2 partite in una posizione oscillante tra il linebacker e il difensive lineman, ha iniziato a dominare non appena è tornato a giocare stabilmente in linea difensiva. Abraham è la stella di un gruppo non dominante, ma solido, senza particolari punti deboli e capace di tenere l’attacco sempre in partita. Molto incoraggiante è stata anche la reazione nel secondo tempo della partita contro San Francisco: dopo che il defensive coordinator Donnie Henderson ha abbandonato il suo box per scendere sulla sideline a incitare i suoi, i Jets non hanno più concesso un punto. Un’altra caratteristica chiave è l’opportunismo di questa unità. L’anno scorso i turnover forzati erano un evento, quest’anno sono già 13, grazie anche al ritorno del CB Donnie Abraham, penalizzato da un’infortunio alla spalla l’anno scorso e autore di 2 TD in questo 2004. Una delle ragioni fondamentali del successo dei Jets (e di molte squadre prima di loro) è comuque molto semplice: non perdere la palla. Grazie soprattutto ai pochi errori dell’attacco (solo 4 turnovers, primi nella lega), i biancoverdi hanno un turnover margin (differenza tra palle perse e recuperate) di +9, che li pone al terzo posto assoluto. Commettere pochi errori è una dote fondamentale per fare strada nella NFL e i Jets hanno mostrato di averla. Dopo la stagione scorsa i Giants speravano di ripartire da Eli Manning, peccato che sia l’unica cosa che non funzioni. L’ex MVP ha lanciato solo 3 TD nelle prime 5 gare ma, aldilà dell’ottimo rating (91.8), fa una cosa che non dispiace mai a un allenatore: non sbaglia mai. Due stagioni fa aveva lanciato 11 intercetti (1 ogni 20 tentativi), mentre nel 2003 non aveva praticamente giocato. Quest’anno? Un intercetto su 147 passaggi tentati, pari allo 0.7%: il secondo ha una percentuale quasi doppia (McNabb con l’1.2%). Senza la pressione di dover lanciare 300 yds tutte le sere per vincere (come sotto Mike Martz), ma con un solido running game (143.6 yds per gara, quarti della lega) a spingere la squadra, Warner fa semplicemente quello che gli si chiede: nessun miracolo, ma una guida sicura e una produzione sufficiente a vincere le partite. Finora è stato più l’attacco della difesa la ragione del successo dei Giants, e la ragione del successo dell’attacco ha un nome e cognome: Tiki Barber. Solo Curtis Martin (già sentito da qualche parte?) ha più yards per partita di lui (122 a 115), mentre solo Micheal Vick è capace di correre per almeno 6 yds per portata come fa il RB di New York. Ma Barber non è pericoloso solo nel backfield, essendo anche il secondo ricevitore della squadra. Semplicemente è il migliore della lega dalla linea di scrimmage con 163 yds a partita (il secondo? Ok, Curtis Martin). Una grande mano gliela dà la linea offensiva, quasi totalmente rinnovata rispetto alla scorsa stagione. Unico neo (che per le dimensioni sembra più una voglia alla Gorbaciov) i già 16 sacks concessi. Per la verità Warner è sempre stato molto lento a evitare la pressione, ma la cosa che conta di più è la sua salute, per ora intatta. Certo la protezione del QB è uno degli aspetti che devono migliorare di più, ma la produttività di Warner non ne ha risentito troppo. L’attacco comunque non è esplosivo e la ragione sta nei limiti del settore ricevitori (l’avete già sentita questa?). Amani Toomer sta avendo una buona stagione pur non essendo al livello dei migliori della lega, ma mancano valide alternative a parte Shockey, che non ha ancora raggiunto la forma migliore dopo i problemi fisici della scorsa stagione. Come se non bastasse, una frattura all’anca ha messo fuori combattimento per tutta la stagione Tim Carter. L’obiettivo è controllare il cronometro con le corse e non perdere palloni. Questo è abbastanza per avere un buon record, ma non per andare avanti in post-season, se si ha la 16^ difesa della lega. Le franchigie di New York, ccome detto, si assomigliano, non sono squadre esplosive o dominanti, ma sbagliano molto poco. Abbiamo detto dei Jets che, con solo 4 turnovers, sono i primi della lega, ma non da soli. Con chi sono in compagnia in questa classifica? Esatto, con l’altra New York. I Giants sono complessivamente i primi anche nel turnover margin (+13), una bella inversione rispetto al –16 del 2003. Parte del merito va a una difesa non impenetrabile ma molto opportunista (15 palle recuperate, migliori in assoluto). Micheal Strahan rimane la stella di un reparto che non è ancora in grado di rendere i Giants materiale da Superbowl, ma sta migliorando molto. Questo lo si deve al defensive coordinator Tim Lewis che sta svolgendo un ottimo lavoro. La sua 4-3 “mascherata” rende difficile agli attacchi capire da dove arriverà la pressione. Linebackers che si scambiano la posizione con gli uomini di linea, blitz dai difensive backs e soprattutto una grande aggressività, sono le caratteristiche che Lewis si porta da Pittsburgh. Difficile valutare le vere potenzialità di questo reparto. Nelle prime 5 gare disputate hanno fatto una brutta figura solo una volta, ma proprio contro l’unico attacco veramente buono affrontato. Era però anche la prima partita e il nuovo sistema richiede una certa curva di apprendimento. Si aspettano miglioramenti del reparto, in questo caso si potrebbe sentir parlare dei Giants anche in gennaio, soprattutto considerando la povertà della NFC di quest’anno. Tom Coughlin e il suo regime militare sono i primi responsabili per l’inversione di tendenza registrata nel 2004. I Giants hanno perso solo con i migliori della NFC, battendo poi alcune squadre non irresistibili (Washington e Cleveland) e vincendo due trasferte insidiose come quelle di Dallas e Green Bay. All’inizio i modi di Coughlin avevano causato alcuni screzi, ma i risultati del suo lavoro si stanno vedendo e tutti sono sorpresi dalla velocità con cui i Giants stanno migliorando. Non accade spesso a un team alle prese con un nuovo allenatore. L’ex coach di Jacksonville ha portato grande attenzione ai dettagli e tra i risultati più evidenti c’è il rendimento di Barber, non per quel che riguarda le yards, ma i fumbles: peggiore della lega nel periodo 2000-2003 (35 palloni persi), ne deve ancora perdere uno quest’anno, grazie alla nuova tecnica con cui porta la palla. Anche per i Giants c’è un avversario di division (Philadelphia) probabilmente troppo forte, ma già essere in corsa per la wild card per tutta la stagione sarebbe un successo per una franchigia che non sperava in un ritorno così rapido a grandi livelli.
Nei 45 anni di storia della franchigia, mai i Jets avevano iniziato così forte la stagione. Le ragioni?
Andare lontano non sarà comunque facile con i Patriots nella propria division. È difficile pensare di poter evitare una corsa alla wild card, che non è mai piacevole per nessuno. La squdra è sicuramente più che buona, ma il suo vero valore è ancora inintellegibile. Difficile siano materiale da Superbowl, ma non manca molto per essere i nuovi Panthers.
Il fratellino di Peyton ha giocato poco e male finora, ma la mossa di firmare Kurt Warner come “valvola di sicurezza” sta pagando oltre ogni aspettativa. Veloce era stata la sua ascesa, altrettanto rapida è stata la sua caduta, complice anche il sistema di Martz a Saint Louis. Doveva essere Manning a guidare l’attacco, il ruolo di Warner era quello del veterano capace di fare il suo lavoro quando il titolare avesse avuto dei problemi. Ma il rookie è andato molto peggio del previsto.
Warner molto meglio.
New York non ha comunque bisogno di mettere tanti punti sul tabellone e non è nemmeno quello che vuole.
RobeBryant per Play.it USA
Max Giordan
Articolo di Ale del 21/10/2004 delle ore 13:33
Probabilmente quella di ieri notte allo Yankee Stadium era una delle partite più importanti della storia della MLB. Non tanto perché era una Gara-7 che assegnava il pennant di American League per accedere alle World Series 2004, ma piuttosto per gli scenari che si presentavano in caso di vittoria di una o dell'altra formazione. Poteva essere il completamento della storica rimonta dei Boston Red Sox, primi in assoluto a forzare una Gara-7 dopo essere stati sotto 0-3 e primi in assoluto, ovviamente, a vincere una serie dopo avere perso i primi tre incontri. Ma poteva essere anche l'ennesimo successo dei New York Yankees, il 40esimo pennant del loro ricco palmares, e la conferma della famosa "maledizione" di Babe Ruth.
I partenti della partita del secolo sono quelli previsti alla vigilia, Kevin Brown per New York e Derek Lowe per Boston. Lo Yankees Stadium è ovviamente gremito e la tensione che si avverte anche nella voce dei commentatori è uno spettacolo nello spettacolo. Il vantaggio del campo è per i Bronx Bombers campioni di AL East, ma l'inerzia ed il morale sono tutti per i Red Sox. La conferma del "magic moment" degli ospiti si ha subito nel primo inning, con il redivivo Johnny Damon che trova subito il singolo contro Brown ed attacca aggressivo la seconda base per la rubata. Che Boston voglia sfruttare l'effetto pscicologico della rimonta lo si avverte immediatamente da questa chiamata di Terry Francona e dall'atteggiamento al piatto dei line-up degli ospiti. Manny Ramirez invece cerca, e trova, il contatto ma Damon esagera nel tentativo di segnare il punto dalla seconda e viene eliminato a casa dal solito preciso cut-off di Derek Jeter. Chi invece esagera e fa bene a farlo è David Ortiz, probabilmente l'eroe principale della rimonta, che gira il primo lancio di Brown (basso ed interno proprio nella hot-zone del battitore di Boston) e firma l'HR per il 2-0 Red Sox. I 56000 dello Yankee Stadium sono increduli, perché il risveglio del line-up di Boston proprio quando sembrava che lo slump offensivo dei primi tre incontri avesse compromesso la serie è ormai un problema che i pitcher di NY non riescono più a risolvere. Brown ripete la prestazione di Gara-2, quando scese dal monte dopo appena due inning, e lascia la partita dopo aver concesso una valida e due basi-ball che riempiono le basi nella parte bassa della seconda ripresa. Per fronteggiare infatti il ritrovato Johnny Damon il manager di New York Joe Torre chiama Javier Vazquez, candidato fino all'ultimo momento per essere il partente in Gara-7. Anche in questa occasione primo lancio interno girato dal battitore dei Red Sox ed impatto perfetto: grand slam nell'angolo destro dello Stadium e vantaggio Boston che sale a 6-0. L'inquadratura di Torre nel dog-out è la fotografia delle sensazioni di ogni tifoso Yankees presente allo stadio o seduto davanti alla tv: un sogno lucido, anzi un incubo lucido, dal quale ci si vorrebbe svegliare ma che invece non può essere interrotto come in "Vanilla Sky" perché è la dura realtà. Ci sono ancora 7 inning da giocare ed i Bronx Bombers avrebbero tempo e modo di recuperare, ma l'impresa è titanica quasi quanto quella di rialzarsi da 0-3 in una serie. Ma in queste ALCS è successo veramente di tutto ed è quindi lecito aspettarsi anche l'ennesima sorpresa. In effetti nella parte bassa del terzo NY prova a ridurre il gap di svantaggio, con un RBI del capitano Jeter che spinge a casa Miguel Cairo e sostituisce lo 0 nella casella dei punti segnati degli Yankees con l'1. E' ancora troppo poco, ci sarebbe bisogno di un big inning o quantomeno di un'importante giocata individuale di qualche grande stella del line-up, ma i superpagati slugger dei Bombers non rispondono (Alex Rodriguez e Gary Sheffield chiuderanno con uno 0 su 8 totale). Chi risponde per la seconda volta agli appelli dei propri tifosi è ancora lo scatenato Johnny Damon, che evidentemente si era tenuto i colpi migliori per il gran finale: altra fastball sul primo lancio, stavolta esterna, e altro swing potente che finisce addirittura sull'upper deck. E' un colpo da 2 punti ed il risultato parziale è di 8-1 per i Red Sox. Il fantasma di Babe Ruth sarà ancora presente allo Yankee Stadium ma ormai non lo vede più nessuno, e probabilmente contro questi Red Sox non basterebbe nemmeno la tremenda Rally Monkey degli Angels versione 2002. Derek Lowe scende dal monte dopo sei ottimi inning in cui ha concesso solo un punto ai Bombers e lo sostituisce, in pieno stile playoff, un partente, addirittura mister Pedro Martinez. Con sole 48 ore di riposo dopo le fatiche di Gara-5 Pedro torna a lanciare come rilievo con una situazione di punteggio confortante. Il vantaggio di Boston però si assottiglia con Martinez sul monte, perché il doppio di Bernie Williams ed il singolo di Kenny Lofton portano a casa 2 punti e rendono alla fine del settimo inning il passivo di NY meno pesante: 8-3. A questo punto Terry Francona capisce che Martinez non è pronto e forse anche in prospettiva World Series lo fa scendere dal monte per affidarsi al resto del bullpen, peraltro grande protagonista della rimonta dei suoi. Mike Timlin ed Alan Embree svolgono alla perfezione il proprio compito, facilitati anche dall'attacco che va a segnare altri 2 punti nelle ultime due riprese grazie al secondo HR in due giorni di Mark Bellhorn ed all'intelligente sacrifice fly di Orlando Cabrera. L'ultimo out, una grounder di Ruben Sierra facilmente amministrata da Pokey Reese e Doug Mientkiewicz, è una liberazione per il dog-out dei Red Sox che si lancia in campo per dare inizio alle celebrazioni di una delle imprese più incredibili dello sport moderno. La vittoria per 10-3 è la vittoria dei giocatori, di David Ortiz e Manny Ramirez, la "terrific combo" che si è ritrovata proprio nel momento di maggior difficoltà. E' la vittoria di Curt Schilling e Pedro Martinez, gli assi del monte che si sono riscattati dopo le prime due sconfitte anche in condizioni precarie (come dimenticare il sangue sulla caviglia di "The Schill" in Gara-6). E' la vittoria del tanto vituperato bull-pen, uscito nettamente vittorioso dal duello con quello di NY. E' la vittoria di Terry Francona, che dopo alcune decisioni non corrette nei primi due incontri si è rifatto pienamente azzecando tutte le chiamate nei momenti decisivi. E' la vittoria di Theo Epstein e della dirigenza, che si è separata dolorosamente da Nomar Garciaparra ma che ha saputo comunque trovare la chimica giusta, anche dopo il mancato affare A-Rod. Ed infine è la vittoria di tutti i tifosi dei Red Sox, che in questi lunghi anni di delusioni hanno continuato a credere nella squadra riempiendo ogni giorno ed ogni notte le tribune del mitico Fenway Park. Tanti i protagonisti positivi in questa impresa, chi invece quelli negativi? E' impossibile trovare un colpevole specifco, forse basta la considerazione che l'assemblare fenomeni senza troppo criterio non paga nemmeno nel baseball, ed il cuore e la voglia di vincere possono superare anche limiti tecnici e soggezioni psicologiche. Le maldizioni non c'entrano, nemmeno la cabala e la statistica: il problema di New York è stato un roster inadeguato nel settore lanciatori, partenti e rilievi, qualche assenza (Jason Giambi e John Olerud) ed il calo di prestazioni e delle proprie superstar, che hanno perso la testa nel momento più importante rendendosi protagoniste anche di vergognosi gesti anti-sportivi. I Boston Red Sox vincono meritatamente le serie e si aggiudicano il pennant che li riporterà a giocarsi le World Series dopo 18 anni: Aura and Mystique are dancing in New York, this is Massachussetts...
Mark Bellhorn, tornato secondo in battuta dopo il 3-runs shot di Gara-6, cerca la valida ma anche la potenza e va strikeout.
Ale
Articolo di Ale del 20/10/2004 delle ore 11:36
Non poteva fallire due volte consecutive nell'odiato Yankee Stadium. Stiamo parlando ovviamente di Curt Schilling, spot starter della formazione di Terry Francona, che, recuperato almeno parzialmente dai fastidi alla caviglia destra che ne avevano condizionato il rendimento in Gara-1 contro i New York Yankees, è tornato sul monte per l'incontro che poteva chiudere la stagione di Boston o riaprire definitivamente i giochi per la corsa al pennant.
Non poteva "deludere" i 55000 tifosi newyorchesi che attendevano la sua seconda partenza sul monte per dare sfogo a tutto il proprio fiato per fischiarlo.
Nemmeno un infortunio alla caviglia destra lo ha fermato ieri notte in Gara-6 di Championship Series, partita che poteva rappresentare l'ultima apparizione stagionale per i suoi Boston Red Sox.
E lo ha fatto ancora una volta nello stadio a lui più ostile, sin dai tempi dei D-Backs, quello Yankee Stadium che tanto aveva gioito nel vederlo subire i colpi dei Bronx Bombers all'esordio nella serie. Per contrastare il ritorno di Schilling Joe Torre si affida al pitcher destro Jon Lieber, già vincitore di Gara-2 contro un certo Pedro Martinez e ritornato al massimo della forma proprio in post-season. I line-up sono gli stessi della partita precedente, con Ruben Sierra battitore designato per gli Yankees e Tony Clark ancora in prima base. Unico accorgimento predisposto da Francona è di nuovo un cambiamento nell'ordine di battuta, con il secondo spot concesso stavolta al terza base Bill Mueller. Il primo sussulto nella partita arriva già nella parte bassa della seconda ripresa, quando 3 singoli consecutivi dei Red Sox riempiono le basi e mandano in battuta con un solo out Mark Bellhorn. Il seconda base di Francona è stato sicuramente il battitore meno efficace di Boston nella serie deludendo al pari di Johnny Damon, ma stavolta l'occasione è ghiotta, e basterebbe anche una volata di sacrificio per sbloccare il risultato e dare agli ospiti un primo vantaggio che darebbe morale. Il momento di slump offensivo di Bellhorn sembra però non voler finire, almeno non in questa occasione, perché la grounder dell'interno di Boston è facilmente girata da Miguel Cairo in un doppio gioco chiuso da Derek Jeter e Tony Clark che mette fine all'inning ed alle chances dei Sox di sbloccare il risultato. L'occasione per segnare, dopo due inning senza alcuna valida, la hanno nel terzo i padroni di casa, che sfruttano proprio una battuta del loro ultimo uomo del line-up, Miguel Cairo, per posizionare un corridore in scoring position. Il ground-rule double del seconda base di Torre offre a Derek Jeter la possibilità di battere a casa l'1-0 New York, ma Schilling è glaciale e nell'assordante frastuono dello Yankee Stadium costringe il capitano dei Bombers ad un'innocua fly-out. Si chiude così anche la terza ripresa e Lieber ricomincia il proprio lavoro. Iniziano però i guai per lui e per la difesa di NY, perché dopo due facili out il doppio di Kevin Millar rimette pressione al partente Yankees. E la pressione si fa sentire, perché Lieber lancia un wild-pitch che Jorge Posada non può controllare consentendo a Millar di avanzare in terza base. Il momento è delicato e sul conto pieno non arriva il K che i 55000 tifosi di casa chiedono a gran voce ma il singolo centrale di Jason Varitek, che porta a casa il vantaggio Boston 1-0. Il pitcher di NY è in confusione, ed il singolo successivo di Orlando Cabrera ne è ulteriore dimostrazione. Poco male, avrà pensato Joe Torre, perché con 2 out arriva al piatto Mark Bellhorn, e Lieber avrà l'occasione per fare l'eliminazione e riprendersi. Non sappiamo se il manager di NY avrà ragionato in questa maniera, ma sicuramente molti tifosi dei Bombers avranno sperato nella solita sterile grounder del seconda base dei Red Sox. Ma questa serie è una delle più imprevedibili della storia, ed allora ci sta anche che il meno pericoloso dei battitori di Boston spedisca profonda una fastball di Lieber in campo opposto, battendo a casa 2 punti prima di apprendere dagli arbitri che il suo shot ha colpito un tifoso e non il muro, e che quindi il suo è a tutti gli effetti un HR da 3 punti. Non sarà certo un giro di mazza che spinge la pallina fuori dallo stadio in stile Sammy Sosa, ma è sufficiente per sbloccare Bellhorn e soprattutto per dare ai Red Sox il 4-0. Il vantaggio degli ospiti viene poi conservato alla perfezione da Schilling, che già nella parte bassa del quarto inning si ritrova con due corridori in posizione punto, ma come gli era già successo in precedenza non si scompone e costringe Jorge Posada ad un pop-out che chiude la ripresa. Da questo momento l'ex pitcher di Arizona e Phildelphia elimina 8 battitori consecutivi, arrivando immacolato fino al settimo inning, in cui ancora una volta è l'esperienza di Bernie Williams a tentare di risvegliare dal torpore i Bronx Bombers: giro di mazza potente su una splitfinger interna di Schilling e pallina sull'upper deck nell'angolo destro. L'1-4 però non innervosisce più di tanto il partente di Boston, che chiude la ripresa sbarazzandosi agevolmente di Posada e Ruben Sierra (quest'ultimo con il quarto K della sua partita). Nell'ottavo inning sale sul monte Bronson Arroyo nel suo nuovo ruolo di rilievo per sosituire Schilling giunto ormai a quota 99 lanci. Anch'egli però deve fare i conti con il battitore che non ti aspetti, Miguel Cairo, che trova il secondo doppio di serata e con un solo out offre nuovamente a Jeter l'occasione di mettere a segno un RBI. Il capitano stavolta non sbaglia e trova il singolo verso l'esterno sinistro che regala a New York il 2-4. Arroyo però mantiene calma e sangue freddo e smorza sul nascere il tentativo di rimonta dei padroni di casa eliminando in serie Alex Rodriguez (con un discusso tag) e Gary Sheffield. Per chiudere definitivamente la partita poi Terry Francona si affida al suo closer Keith Foulke, che però inserisce tra i primi due out anche due basi-ball, ed arriva a giocarsi Tony Clark che rappresenta addirittura il punto del possibile vantaggio Yankees e quindi del pennant. Il sogno dei 55000 dello Yankee Stadium di vedere l'ex Mets mettere a segno un walk-off HR si infrangono però contro il coraggio di Foulke, che sul conto pieno lancia in mezzo al piatto e fulmina Clark per lo strikeout che vale Gara-6. La vittoria va clamorosamente ai Boston Red Sox con il punteggio di 4-2, stavolta non in rimonta e con una grande prova del proprio lanciatore partente, quel Curt Schilling che ottiene la vittoria e zittisce, stavolta sì, i tifosi avversari. Ora la serie è tornata in parità, dopo che i New York Yankees l'avevano praticamente ipotecata portandosi sul 3-0. La storia è vicina e The Rivalry si prepara per il gran finale.
Ale
Articolo di Ale del 19/10/2004 delle ore 10:31
Quinto capitolo della rocambolesca serie di Championship Series tra New York Yankees e Boston Red Sox, ed ultimo appuntamento a Fenway Park. Per continuare a sperare nella miracolosa rimonta Terry Francona torna da Pedro Martinez, per la terza volta in un mese di fronte a Mike Mussina. Si preannuncia dunque una grande sfida tra pitcher, ed i due assi del monte non deludono le attese.
Qualche piccolo accorgimento studiato dai due manager anche nei line-up, con Orlando Cabrera promosso fino al secondo posto dell'ordine di battuta a spese di un deludente Mark Bellhorn e con Tony Clark a difendere la prima base degli Yankees al posto di John Olerud. L'inizio è tutto per i padroni di casa, che sospinti da un pubblico tornato assordante ritrovano lo smalto della regular season in battuta e colpiscono Mussina con 3 valide consecutive e si portano sull'1-0. Il passivo del primo inning per gli ospiti aumenta quando con le basi piene The Moose concede una base-ball a Jason Varitek e manda a segnare automaticamente il punto del 2-0 Boston. Lo strikeout su Bill Mueller, ancora con 3 uomini sulle basi, chiude una prima ripresa che esalta giocatori e pubblico di Boston, tanto più che Martinez inizia molto bene la gara con 3 K nei primi due inning. Arriva però anche il primo piccolo errore di Pedro, una palla troppo alta in mezzo al piatto contro Bernie Williams che la inquadra e la spedisce profonda oltre l'esterno destro per il 2-1. A questo punto comincia il vero pitcher duel tra Martinez e Mussina, i quali, pur concedendo qualche valida di troppo ai rispettivi avversari, danno vita ad uno show di concentrazione e controllo, costrinendo i battitori fronteggiati a lasciare in base corridori in posizione punto (saranno complessivamente 30 i left on base dalle due formazioni) in tutte le riprese. Il sottile equilibrio (anche se i Sox sono avanti 2-1) resiste fino al sesto inning, quando un Martinez con 100 lanci alle spalle concede due valide a Ruben Sierra e Jorge Posada e colpisce Miguel Cairo. Con 2 out e le basi piene si presenta al piatto Derek Jeter, non esattamente il più in forma tra i battitori dei Bronx Bombers, ma stavolta il momento è decisivo ed il capitano di NY non tradisce: linea in campo opposto che passa la prima base e permette a tutti i corridori di segnare. Jeter arriva in terza sul tiro a casa base, ma la cosa più importante è che sono entrati per gli Yankees i punti del sorpasso, 4-2 New York. Pedro scende dal monte dopo una partita molto simile a Gara-2: ottima per 6 inning, macchiata da un calo nel finale dovuto all'eccesivo sforzo. Joe Torre si affida ora al meglio del proprio bull-pen, più precisamente a Tom Gordon e Mariano Rivera, che dopo la blown save di Gara-4 viene chiamato ad una long save da due inning visti i tentennamenti di Flash. I punti di vantaggio all'inizio dell'ottavo sono 2 ma alla fine della ripresa saranno svaniti. Primo battitore affrontato da Gordon è David Ortiz, che non crede ai suoi occhi quando vede arrivare un cioccolatino in mezzo al piatto e non si fa pregare per girare con potenza: swing veloce e preciso che spedisce la pallina in campo opposto ben oltre il Green Monster. Sul punteggio di 4-3 Yanks Gordon rimane sul monte e concede una base-ball a Kevin Millar ed un singolo a Trot Nixon. Con due uomini sulle basi (i pinch runner Dave Roberts e Gabe Kapler) Joe Torre ne ha abbastanza della giornata no di Gordon, e getta nelle mischia Mister Closer. I corridori sono però agli angoli e basta una sacrifice fly a Jason Varitek per portare a casa Roberts ed il punto del pareggio. Siamo di nuovo in parità, 4-4, ed il cuore dei tifosi di Fenway si prepara ad un altro finale thrilling. Infatti come in Gara-4 si va agli extra-inning, con i manager che svuotano i bull-pen e sono costretti a rivolgersi, a partire dall'undicesima ripresa, a due teorici partenti: Tim Wakefield ed Esteban Loaiza. Il primo, come spesso gli è capitato contro gli Yankees in questa stagione, manda fuori giri con le sue knuckleball gli slugger di New York, limitando i battitori di Torre ad una sola valida in 3 inning (anche 3 K per lui). Il rendimento di Loaiza è simile, anch'egli 3 K e molta sicurezza, ma nel 14esimo inning la tensione lo tradisce: K su Bellhorn e BB a Johnny Damon, non certo il più pericoloso battitore da affrontare in questo periodo (batte .083 nella serie). Poi ancora uno strikeout ed una base-ball in sequenza, rispettivamente su Cabrera e Ramirez. Ci sono 2 out ma al piatto arriva David Ortiz, vera anima delle rimonte Red Sox: palla molto alta ed interna, un ball sicuro, ma Ortiz è in trans agonistica e la gira mandando verso l'esterno centro un blooper che cade pochi metri prima di Bernie Williams. Damon non batterà molto di questi tempi ma si ricorda come si corre, e sprinta veloce dalla seconda base per andare a segnare il punto decisivo. Williams non tenta neppure il tiro a casa, ed il 5-4 dopo l'ennesima rimonta Red Sox è realtà. Inutile descrivere l'atmosfera a Fenway Park, e chi aveva forse timidamente, forse scaramanticamente nascosto i cartelli con la scritta "We Believe" durante l'incontro può orgogliosamente esporli e dimostrare agli Yankees che questi Red Sox sono duri a morire...
Ale
Articolo di Ale del 19/10/2004 delle ore 06:45
Battere i New York Yankees in una serie di playoff è già impresa ardua, riscrivere la storia e rimontare da 0-3 la squadra più titolata delle Majors lo è ancora di più.
In Gara-4 di Championship Series i Boston Red Sox si trovano con le spalle al muro, costretti a vincere per rimanere in vita nella serie ed evitare un clamoroso sweep di fronte al proprio pubblico. Terry Francona schiera come partente Derek Lowe, al posto di Tim Wakefield, mentre Joe Torre si affida a El Duque Orlando Hernandez. L'atmosfera che si respira a Fenway Park non è la stessa di passate occasioni, forse perché alcuni tifosi dei Sox non credono alla difficile rimonta contro la corazzata Yankees. E le convinzioni dei più pessimisti tra i sostenitori di Boston vengono rafforzate già nel terzo inning dal più odiato tra gli odiati Bombers, Alex Rodriguez: sinker troppo prevedibile di Lowe ed HR da 2 punti ancora una volta con 2 out ed ancora una volta oltre il Green Monster. Il colpo di A-Rod sembra indirizzare anche Gara-4 verso una facile cavalcata Yankees, tanto più che El Duque controlla con disinvoltura gli attachi dei Red Sox, mettendo a segno ben 6 K nei primi quattro inning. Nella parte bassa del quinto però è proprio uno dei giocatori da cui ci si aspettava meno in fase offensiva, Orlando Cabrera, a dare la scossa a compagni e pubblico, trovando un RBI single che permette a Bill Mueller di segnare il punto dell'1-2. La grinta dello short-stop ex Montreal Expos viene finalmente recepita dal resto del line-up di Boston assai deficitario in questa serie, e proprio uno degli slugger principe della squadra di Francona, David Ortiz, ritrova il timing sulla palla dei giorni migliori. Con le basi-piene e con 2 out il candidato MVP trova una linea che passa gli interni e porta a casa i punti del sorpasso Red Sox, 3-2. Il pubblico si accende e comincia a credere alla possibilità quantomeno di allungare la serie. Tifosi e giocatori di Boston non hanno però fatto i conti con il vero MVP delle Championship Series, Hideki Matsui, che apre il sesto inning con un triplo che rappresenta anche l'ultimo atto della partita di Derek Lowe. Sul monte sale Mike Timlin per affrontare il veterano Bernie Williams: la battuta dell'esterno centro di NY è un mix di esperienza e fortuna, un chopper che rimbalza alto tra pitcher e short-stop e permette a Godzilla di segnare il punto del pareggio, 3-3. I fantasmi di una rimonta Yankees cominciano ad aggirarsi per Fenway Park, e si materializzano pochi minuti dopo quando una ground-ball di Tony Clark verso la seconda base non viene trattenuta da Mark Bellhorn e consente a Jorge Posada di andare a segnare il punto del sorpasso, 4-3 New York. L'agghiacciante scenario per i tifosi di casa di un'ennesima sconfitta per mano dei rivali paralizza i sostenitori di Boston sugli spalti, e sono ormai in pochi a credere alla rimonta in questa Gara-4. Stavolta però è l'ottimismo della minoranza ad essere premiato, perché l'orgoglio degli uomini di Francona ed il desiderio di evitare un clamoroso 4-0 caricano i Sox nell'ultimo inning disponibile, il nono, e li portano a concretizzare l'aggancio. Contro uno dei closer più affidabili degli ultimi 10 anni, Mariano Rivera, di solito sono poche le occasioni che si presentano, ma stavolta Mister Closer non è perfetto. Subito una base-ball concessa a Kevin Millar, che porta un uomo in base con 0 out. Finalmente Francona fa la cosa giusta, in pieno stile Spike Lee, ed inserisce come pinch-runner il veloce Dave Roberts. Al piatto si presenta Bill Mueller, ed il manager di Boston si rende protagonista della seconda chiamata azzeccata in pochi istanti, la rubata di Roberts. Rapido scatto in seconda dell'esterno dei Sox e batteria Rivera-Posada battuta. Il corridore in posizione punto innervosisce il closer di NY, che lancia una cutter troppo in mezzo al piatto, forse immaginando un tentativo di bunt di Mueller, ed il terza base di Boston trova il singolo che spinge a casa il punto dell'insperato 4-4. La tensione della partita e l'altalenanza del punteggio scaldano il pubblico sugli spalti, che per un momento dimentica che gli Yankees sono avanti 3-0 nella serie e torna ad incitare i propri beniamni come se si fosse in Gara-7. Si va dunque agli extra-inning, in cui Tom Gordon e Curtis Leskanic controllano (come al solito per il primo, sorprendentemente per il secondo) con grande sicurezza i turni in battuta degli avversari senza concedere praticamente alcuna valida. Si arriva alla dodicesima ripresa, quando sul monte per gli ospiti sale Paul Quantrill per sostituire "Flash Gordon" dopo i canonici due inning. Che la personalità e la classe di Gordon non facciano parte del bagaglio tecnico di Quantrill lo si nota immediatamente con il singolo in apertura di ripresa di Manny Ramirez, che ritrova finalmente la via della valida. Stavolta è Joe Torre però a commettere un piccolo errore, lasciando sul monte Quantrill e nel bullpen il mancino Felix Heredia, probabilmente più adatto ad affrontare David Ortiz. Il battitore designato di Boston non ci pensa due volte quando vede arrivare un lancio basso ma centrale: swing rabbioso e palla che supera le recinzioni per il fuoricampo che Gary Sheffield può solo guardare. Il secondo walk-off HR di Ortiz in qusta post-season regala ai Red Sox la vittoria in Gara-4 per 6-4 e l'1-3 nella serie. Fenway Park adesso è veramente una bolgia e già i più romantici tifosi sugli spalti già interpretano l'andamento di questo incontro come un segno del destino, l'inizio di una storica rimonta che se portata a termine avrebbe dell'incredibile. Già da stanotte capiremo se il sogno di una città potrà continuare.
Ale
Articolo di Ale del 19/10/2004 delle ore 06:44
Dopo un giorno supplementare di attesa ieri notte si è disputata finamente Gara-3 di Championship Series tra Boston Red Sox e New York Yankees. La pioggia battente aveva impedito alle due formazioni di affrontarsi nella giornata di venerdì, ma visto il risultato di ieri per Boston sarebbe stato meglio che il meteo non avesse concesso la tregua di sabato.
I lanciatori partenti sono gli stessi previsti per la giornata precedente, Bronson Arroyo per i padroni di casa e Kevin Brown per gli ospiti. La serata è nuvolosa ma quello che si abbatte sui Red Sox sin dal primo inning è un vero e proprio uragano: Arroyo concede subito due valide (tra cui un RBI double di Alex Rodriguez) per l'1-0 Yankees, e poi vede una 2-seem fastball a 90 miglia spedita sugli spalti da Hideki Matsui per il 3-0 NY. Fenway Park è gelato, e non solo in senso figurato. A scaldarlo però ci pensa nella parte bassa del secondo inning un HR di Trot Nixon, che trova uno spoon contact su una sinker interna di Brown e firma il 2-3. I tifosi dei Red Sox si risvegliano dal torpore della prima ripresa e si fanno sentire, "costringendo" Derek Jeter ad un insolito errore su una rimbalzante di Manny Ramirez, molto grave perché con 2 out ed un uomo in terza permette a Boston di trovare il primo vantaggio della serata, 4-3. La partita sembra dirigersi verso i padroni di casa, ma il Red Sox mancato A-Rod non è d'accordo, e già nel terzo inning riporta il match in parità con un solo-shot che finisce oltre il Green Monster. L'inning degli Yankees però non è ancora terminato, perché un singolo di Bernie Williams ed un balk di Ramiro Mendoza (subentrato ad un frastornato Arroyo) permettono a New York di allungare sul 6-4. Il cuore dei Sox però dà loro ancora una volta la forza di rimontare, e nella parte bassa del terzo con le basi piene arriva la grande battuta di Orlando Cabrera, un doppio che passa Gary Sheffield e manda a segnare 2 corridori. Il punto del vantaggio, nella persona di Bill Mueller, sta per arrivare dietro quello del 6-6, ma Jorge Posada è molto bravo nel ricevere il cut-off di Miguel Cairo ed eliminarlo a casa. Lo spettacolo e le emozioni offerte dai primi tre inning di questo incontro varrebbero un'intera partita, ma siamo solo all'inizio. Infatti i Bronx Bombers cominciano a dimostrare al mondo perché hanno l'onore di questo soprannome, e nella parte alta della quarta ripresa mettono a segno un big inning che chiude virtualmente la gara. Prima un fuoricampo da 3 punti di Gary Sheffield su Curtis Leskanic, poi un triplo di Ruben Sierra con 2 out che ne batte a casa altri due per l'11-6 Yanks. Ma i guai per i pitcher di Boston, ora tocca a Tim Wakefield, non sono ancora finiti. Back-to-back double nel quinto inning per A-Rod e The Sheff ed il punteggio diventa 13-6; stessa vicenda, ma stavolta i protagonisti sono Bernie Williams e Jorge Posada, nel settimo, ed il vantaggio per gli uomini di Joe Torre si fa imbarazzante (17-6). A poco serve l'HR da 2 punti di Jason Varitek nella parte bassa della settima ripresa, tanto più che nel loro ultimo attacco i Bombers si tolgono la soddisfazione di segnare altri due punti, quelli del definitivo 19-8 con il secondo fuoricampo di serata di Godzilla. I tifosi di casa sono ammutoliti ed increduli, perché nella serata in cui i Red Sox dovevano risorgere e dare il via ad una rimonta nella serie sfruttando il vantaggio del campo amico hanno invece assistito ad una esibizione di classe e potenza del line-up avversario e compromesso quasi definitivamente il passaggio del turno e l'accesso alle tanto agognate World Series. Solo alcuni numeri per descrivere la dimostrazione di forza dell'attacco dei Bronx Bombers: Rodriguez 3 su 5, 5 punti segnati e 3 battuti a casa; Sheffield 4 su 5 e 4 RBI; Matsui 5 su 6, 5 RBI, 2 HR e 2 doppi; Williams 4 su 6 con 3 RBI. Lo so, questi numeri fanno girare la testa: pensate come si sentiranno ora i lanciatori dei Red Sox...
Ale
Articolo di Ale del 19/10/2004 delle ore 06:43
Doveva zittirli Curt Schilling e non ci è riuscito.
I tifosi dei Boston Red Sox speravano ci riuscisse Pedro Martinez, ma neanche il pluri Cy Young Winner è riuscito nell'impresa di zittire i 55000 dello Yankee Stadium.
Con la serie sull'1-0 New York c'era molta attesa per la reazione di Boston nel secondo incontro delle Championship Series. Per Gara-2, dopo la spettacolare partita d'esordio, i due manager schierano sul monte Jon Lieber e Pedro Martinez. I line-up sono invariati rispetto all'incontro precedente, con Derek Jeter ancora preferito a Kenny Lofton come lead-off. E la scelta del manager dei New York Yankees si rivela azzeccata sin dal primo inning: base-ball in apertura concessa da Pedro al capitano dei Bronx Bombers che poi ruba la seconda battendo il lancio di Jason Varitek. Con un corridore in posizione punto poi ci pensa Gary Sheffield a mettere a segno la prima valida del match, una linea verso l'esterno centro che permette a Jeter di segnare il punto dell'1-0. Ci si aspetta la reazione dell'attacco dei Red Sox, soprattutto contro un pitcher come Jon Lieber molto spesso in difficoltà contro i battitori mancini. Ma il Lieber di questi playoff non è quello della stagione regolare, e trova con continuità le location che preferisce, soprattutto palle esterne contro i battitori destri e breaking ball interne contro quelli mancini. Martinez invece non riesce quasi mai a conculdere un inning in tranquillità, mettendo a segno 7 strikeout ma concedendo anche 4 basi-ball, (2 a Jeter, 2 a Posada). Il risultato però non cambia fino al sesto inning, rendendo la partita molto tesa ma sicuramente meno spettacolare di quella precedente. Ma l'inversione di tendenza si ha nella parte bassa della sesta ripresa, quando con Pedro ancora sul monte ma visibilmente provato dagli oltre 100 lanci già effettuati si presenta al piatto John Olerud. Jorge Posada è in base grazie alla quarta BB concessa dal partente dei Sox e l'ex prima base dei Mariners, chiamato a sostituire il convalescente Jason Giambi, non fa rimpiangere l'ex MVP. Sul conto di 1-2, e dopo aver osservato due splendidi strikes lanciati da Martinez, Olerud gira una moving fastball alta ed interna e spedisce la pallina sulle tribune in campo destro. Lo Yankee Stadium esplode ed esplode, per diversi motivi, anche la rabbia dei tifosi di Boston che vedono il loro pitcher partente concedere un sanguinoso 2-run homer nel momento in cui molto probabilmente un cambio sul monte appariva necessario. L'inquadratura di Terry Francona dopo lo swing di Olerud è impietosa, quasi a sottolineare l'errore del manager. Nessuno potrà mai sapere come si sarebbe giocato Olerud Alan Embree, rilievo mancino pronto a subentrare ma fatto aspettare nel bullpen forse un battitore di troppo, ma il dubbio di un'indecisione fatale rimane. La partita, sul 3-0 per i padroni di casa, non sarebbe definitivamente chiusa, perché con tre inning ancora da giocare Boston avrebbe ancora la possibilità di trovare uno dei suoi big inning e rimontare lo svantaggio. Ma il morale dei ragazzi di Francona è bassissimo, dopo la sconfitta in Gara-1 del proprio miglior pitcher di stagione ed il colpo appena subito dall'altro asso del monte. Quello degli Yankees è invece alle stelle, ed aiuta Lieber ad uscire indenne anche dal settimo inning. Quando poi nella parte bassa dell'ottavo Trot Nixon trova con 0 out un singolo contro una slider meno incisiva del solito di Lieber, Joe Torre non esita a sostituire immediatamente il suo partente, intuendo un fisiologico calo del lanciatore. Tom Gordon concede un doppio a Jason Varitek e Orlando Cabrera può portare a casa Nixon con una ground-out per il 3-1. L'ex closer dei Cubs però si riprende subito e con l'aiuto di Mariano Rivera che gli subentra per l'ultimo out della ripresa riesce a bloccare sul nascere il tentativo di rimonta degli ospiti. Nel nono inning invece la scena è tutta per Mister Closer, che viene toccato da un doppio di Manny Ramirez, ma poi si esalta mettendo K David Ortiz e Kevin Millar. L'incontro si chiude con la seconda salvezza consecutiva di Rivera nella serie e con la vittoria di un ottimo Jon Lieber, che lancia per 7 inning concedendo solo 3 valide ed un solo punto. La sconfitta è invece di Pedro Martinez, che subisce la stessa sorte di Schilling e paga l'eccessivo utilizzo e la stanchezza con il decisivo HR di John Olerud. Adesso la serie si sposta a Boston, dove i tifosi di Fenway Park dovranno impegnarsi per fornire tutto l'appoggio possibile ad una squadra demoralizzata dalle due sconfitte in trasferta e molto vicina all'ennesima eliminazione per mano dei Bronx Bombers.
Ale
Articolo di Max Giordan del 14/10/2004 delle ore 06:11
Non c'erano dubbi: lo spettacolo era assicurato e Gara-1 di Championship Series tra New York Yankees e Boston Red Sox è stata un piacere per gli occhi di appassionati e non.
Sul monte si affrontano due giocatori di grande esperienza playoff, Mike Mussina e Curt Schilling, quest'ultimo con un record addirittura di 6-1 in post-season. Per gli Yankees c'è Kenny Lofton come battitore designato e non Ruben Sierra, mentre per i Red Sox il line-up è quello base, con Mark Bellhorn in seconda base e Jason Varitek a ricevere i lanci di Schilling. La partenza è tutta per i padroni di casa, che sfruttano l'ottimo momento di forma del loro esterno sinistro Hideki Matsui: già nella prima ripresa infatti il nipponico trova un doppio contro Schilling che oltre a portare a casa il punto dell'1-0 segnato da Gary Sheffield pone Godzilla in posizone punto, pronto a segnare facilmente il 2-0 su un singolo di Bernie Williams. I Bronx Bombers sono esattamente dove volevano essere, avanti subito nel punteggio e con la consapevolezza che Schilling non è di un altro pianeta. E che l'ex D-Backs non sia quello della stagione regolare né delle World Series del 2001 lo si vede anche nel terzo inning, quando una linea dell'incandescente Matsui con le basi piene finisce nell'angolo sinistro del campo e ripulisce il diamante, permettendo ai corridori di NY di segnare i punti del 5-0 Yanks. Secondo doppio per Godzilla, che poi come nel primo inning si toglierà la soddisfazione anche di segnarlo un punto, grazie ad una sacrifice fly di Jorge Posada. Con il punteggio sul 6-0 Yankees la partita di Curt Schilling finisce, anche piuttosto mestamente, visto che nel 2004 la sua media di permanenza sul monte è stata di 7 inning. Anche se il proprio asso è stato colpito duro e costretto ad abbandonare la partita, Boston non esce dal'incontro e continua nel tentativo di scalfire un sicuro Mike Mussina. L'impresa però si fa ancora più ardua quando nel sesto inning una knuckleball interna di Tim Wakefield, entrato come short relief, viene inquadrata e spedita sugli spalti da Kenny Lofton, prima dell'ormai automatico RBI di Matsui (5 in totale, record personale in post-season) per l'8-0 New York. La rimonta sembra ormai una chimera, ma il cuore della formazione di Francona non è quello di altre versioni dei Sox. Con The Moose ancora sul monte arrivano nel settimo inning i primi punti di Boston, grazie ad un bel doppio di Kevin Millar verso l'esterno sinistro che spinge a casa Mark Bellhorn e David Ortiz. Ma i Red Sox sono un team da big inning e lo dimostrano anche in questa occasione, continuando a battere nella settima ripresa e costringendo Torre a sostituire un ottimo Mussina (anche 5 K consecutivi nella partita). Il singolo di Trot Nixon che porta a casa il punto dell'8-3 è solo l'antipasto per il gran finale dell'inning, il fuoricampo da 2 punti di Jason Varitek contro Tanyon Sturtze, che chiude una ripresa da 5 punti e avvicina i Sox a sole 3 lunghezze da NY, 8-5. Ed il gap tra le due formazioni si riduce ulteriormente nell'inning successivo, quando con due uomini sulle basi il possente Ortiz realizza, clamorosamente, un triplo, con una battuta profonda che poteva anche essere un HR ma che batte contro il muro blu dello Yankee Stadium e ricade in campo consentendo ai due corridori di segnare ed al non certo agile David di raggiungere la terza base. Con il punto del pareggio in terza base e 2 out la partita del rilievo Tom Gordon finisce e comincia quella del closer Mariano Rivera. E comincia bene perché Mister Closer costringe subito ad un pop Kevin Millar e chiude una pericolosissima ripresa in cui Boston ha riportato la gara in sostanziale equilibrio ma si è fatta scappare l'occasione di pareggiarla, e questo particolare si rivelerà alla fine decisivo. Infatti nel momento di maggior sforzo di Boston gli uomini di Joe Torre trovano la forza di reagire all'uragano Sox nella parte bassa dell'ottavo: doppio di Bernie Williams che gira un lancio esterno di Mike Timlin e con 2 out porta a casa i punti del 10-7 New York. La pallina che viaggia in campo opposto sulla testa ed oltre il guanto di Manny Ramirez per un doppio che l'esperto Williams allungherà in un triplo spegne l'entusiasmo ed i propositi di rimonta dgli ospiti, che nel delirio dello Yankee Stadium vedono sfuggire loro una partita che prima sembrava inesorabilmente compromessa, poi invece appariva recuperata, ed infine nuovamente persa proprio quando l'inerzia stava tornando a favore delle "calze rosse". Sul punteggio di 10-7 Yankees, che sarà anche quello finale, Mariano Rivera chiude Gara-1 con la 31esima salvezza in post-season grazie ad un doppio gioco da lui stesso innescato, su una ground-ball di Bill Mueller che rappresentava addirittura il punto del pareggio visti i due uomini sulle basi. Il primo atto della Rivalry Series si conclude quindi con la vittoria di Mike Mussina e dei Bronx Bombers e con la sconfitta di Curt Schilling e dei suoi Boston Red Sox, ma l'andamento dell'incontro ci dimostra che lo spettacolo è appena cominciato.
Ale per Play.it USA
Max Giordan
Articolo di Max Giordan del 14/10/2004 delle ore 06:09
Potevano esserci gli Anaheim Angels di Vladimir Guerrero, i Minnesota Twins di Johan Santana, qualcuno ad inizio anno credeva alla riscossa dei Baltimore Orioles di Javi Lopez e Miguel Tejada, altri agli Oakland Athletics dei tre super pitcher. Invece tutti questi nomi le Championship Series di American League le guarderanno su Fox, perché a giocarsi il pennant saranno ancora una volta i New York Yankees ed i Boston Red Sox.
L'ennesimo episodio della "Rivalry", dopo la puntata del 2003 con la spettacolare serie chiusa in Gara-7 da un HR di Aaron Boone, si consuma nuovamente nella sfida più sentita, quella per un posto nelle World Series. Gli Yankees ci sono andati 12 mesi fa, i Red Sox non hanno l'onore di rappresentare la AL dal 1986. In stagione il bilancio di successi negli scontri diretti è a favore di Boston, anche se il titolo di division, l'AL East, è finito ancora una volta nella Grande Mela. I due manager, Joe Torre e Terry Francona, hanno già indicato i nomi dei partenti delle prime tre sfide, individuando, come nelle Division Series, in Mike Mussina e Curt Schilling gli spot starter. Il primo è uscito sconfitto all'esordio nei playoff sul diamante di casa contro Johan Santana ed i Twins, ed ora si troverà di fronte un altro possibile Cy Young che invece ha vinto la sua partita in trasferta contro gli Angels. Il pitcher di Boston si è detto pronto per questa fondamentale gara d'apertura, dichiarandosi sereno sia per la sua caviglia destra (per la quale ha già subito delle infiltrazioni) sia per l'impatto con i 55000 dello Yankee Stadium. In fondo non dimentichiamoci che durante le WS del 2001 Schilling, interrogato sulle caratteristiche del tempio del gioco, "Aura and Mystique", rispose che per lui erano due ballerine di un night club newyorchese... Per le partite che seguiranno quella di stanotte i partenti dovrebbero essere Jon Lieber e Kevin Brown per New York e Pedro Martinez e Bronson Arroyo per Boston. L'uomo più in forma, e quindi vero ago della bilancia della serie, sarà Manny Ramirez, sempre più candidato al titolo di MVP della stagione. Nella serie contro Anaheim ha letteralmente dominato il confronto con Vladimir Guerrero battendo con una media di .385 e realizzando ben 7 RBI's. Ovviamente i duelli saranno molti e tutti determinanti per l'esito della sfida, come quello tra gli esterni Hideki Matsui e Trot Nixon, in gran forma e presumibilmente fondamentali vista la quasi totalità di lanciatori destri nelle rotation delle due squadre, oppure quello tra gli slugger Gary Sheffield e David Ortiz, seri avversari di Ramirez nella corsa all'MVP. Infine come non ricordare l'affare Alex Rodriguez, con tutto quello che ne è seguito, e l'accoglienza non certo affettuosa di Fenway Park ad A-Rod nelle gare di regular season. Da stanotte, ore 20 a New York (le 2 di notte in Italia), cominceremo a gustarci l'ennesimo capitolo della rivalità più accesa degli sport professionistici americani: i libri di storia sono pronti per essere aggiornati.
Ale per Play.it USA
Max Giordan
Articolo di Max Giordan del 10/10/2004 delle ore 00:05
Troppo poco, troppo tardi. La reazione dei Twins, in gara 3 delle Division Series, contro i New York Yankees, non è bastata a cambiare il volto di una partita cui solo a tratti, i padroni di casa guidati da Ron Gardenhire, hanno dato l’impressione di rimanere aggrappati.
Con gli Yankees in vantaggio per 8 a 1, nella parte bassa della nona ripresa, Felix Heredia combinava il più classico degli “arrosti”, tecnicismo per indicare un momento di sbandamento in grado di mandare a gambe all’aria, quanto di buono fatto in precedenza. Il pitcher, subentrato per l’ultimo out dell’ottavo inning a Paul Quantrill, cominciava infatti il nono colpendo consecutivamente, Corey Koskie e Lew Ford. Sturtze rilevava dunque Heredia, ma i Twins, mettevano a segno un punto grazie a due singoli consecutivi. Torre era così costretto a mandare in campo Mariano Rivera, non atteso in una situazione di punteggio che non comporti la salvezza, per spegnere sul nascere il fuoco (fuocherello) della rimonta Twins. Rivera incassava due punti, grazie ad una volata di sacrificio di Shannon Stewart, ma conduceva in porto la gara, con il ground out di Jones ad opera di Alex Rodriguez. Gli Yankees si imponevano dunque con il punteggio di 8 a 4 ricavando, da una partita che alla vigilia sembrava regalare più dubbi che certezze, alcune indicazioni positive. La prima era la prestazione di Kevin Brown. A soli trentacinque giorni dall’infortunio più stupido della stagione, Brown, si rendeva autore di una solida uscita, lanciando per sei innigs e concedendo un solo punto agli avversari, oltre che otto valide, per un totale di sessantadue strikes su ottantaquattro lanci. Quello che impressionava della prestazione dell’enigmatico pitcher, era però la tranquillità con cui riusciva a tirarsi fuori da alcune situazioni complicate e soprattutto, la sua capacità di non lasciarsi travolgere dal fuoricampo subito da Jones alla prima ripresa. “I ragazzi dovevano essere talmente spaventati, all’idea che fossi io a lanciare, che hanno immaginato sarebbe stato meglio segnare molti punti. Deve essere stato un fattore motivante per loro…” riusciva a scherzare Brown nel dopo gara, probabilmente consapevole, anche se restio ad ammetterlo, che servisse una grande prestazione per farsi perdonare il pugno al muro dato nella clubhouse, con cui si era fratturato la mano sinistra, con la squadra in piena corsa per il titolo divisionale. La frattura alla mano non era stata l’unica, in quanto sia Torre, che diversi “senatori”, avevano condannato l’episodio come un gesto infantile e di grande egoismo. Non aveva aiutato di certo, inoltre, il fatto che il suo unico “amico” e referente, in ambito Yankees, fosse Gary Sheffield il quale, in quanto già compagno del pitcher a Los Angeles e ai Marlins, si sentiva durante la stagione rivolgere frasi tipo “Tu lo conosci… sei stato anche a casa sua…”, come se questo lo rendesse in grado di leggere nella mente di un giocatore, o meglio di un uomo, quasi mai riuscito a farsi accettare per quello che è. Da segnalare fra le buone notizie, per i tifosi della grande mela, l’ingresso nella serie di Bernie Williams, silente nelle prime due gare ma finalmente tornato a griffare da par suo, una partita di postseason: suo infatti il fuoricampo che dava il là alla fuga Yankees, quando con un uomo in prima e nessun out nel sesto inning, girava per un batti e corri chiamato da Torre, sbattendo fuori la pallina per il ventesimo fuoricampo della sua carriera ai playoffs. “Ero concentrato per fare un buon contatto…mi ero accorto di aver colpito bene ma non pensavo così tanto…”. L’home run, oltre che consegnare virtualmente la partita agli Yankees, dovrebbe rappresentare una iniezione di fiducia per uno dei leader dei Bronx Bombers, non esattamente in fiducia, al termine di una stagione quantomeno particolare. Con le voci che si susseguono in città, circa l’eventualità che questa sia stata l’ultima stagione in maglia pinstripes per Williams, l’arrivo di Lofton non ha certo giovato alla sua serenità, tanto che il giocatore, abituato a considerarsi titolare inamovibile, si era trovato a dover controllare quotidianamente il lineup card della squadra, per essere sicuro di venir schierato. Situazione di per sé umiliante, soprattutto quando Williams, scordatosi di passare a controllare, si era ritrovato a fare batting practice con il gruppo sbagliato (quello dei titolari). Sembra che gli Yankees non siano intenzionati ad esercitare l’opzione da 15 milioni di dollari per il 2006, preferendo tenere d’occhio il futuro free agent Carlos Beltran, ma se è giusto identificare i trionfi degli Yankees negli ultimi anni, con i volti di Torre e Jeter, di certo non si può scordare l’apporto offensivo e difensivo fornito dal buon Bernie. Il fuoricampo di Williams non era il solo. Hideki Matsui apriva infatti il settimo inning con una volata verso l’esterno centro. Sembrava lo scenario per l’ennesima presa over the wall di Torii Hunter, da mandare come spot per propagandare la spettacolarità del baseball, ma l’esterno centro, con la palla ormai nel guanto, sbatteva violentemente contro il muro, perdendo la presa sulla palla (che finiva fuori) e rimanendo intontito e dolorante a terra. “Credevo che l’avesse presa – dichiarava il giapponese – stavo per tornarmene nel dugout quando ho visto i miei compagni che mi facevano segno di girare le basi… così ho pensato che avesse perso la palla…”. Hunter non era dunque l’unico ad essere intontito ma, scherzi a parte, lo sfortunato episodio era la ciliegina su una torta venuta decisamente male: quella della sua partita. Il volo contro il muro la diceva lunga sulla volontà del giocatore di non mollare (“Mi sono fatto male al collo e alla schiena, ma non c’era modo che lasciassi la partita… non sono uno che ti lascia un home run o una valida solo perché siamo sul 7 a 1… non posso proprio farlo…”) ma la mancanza di lucidità in certe situazioni può portare a voler strafare, come proprio Hunter aveva dimostrato poco prima, cercando di arrivare in terza base, dopo aver battuto un doppio su cui Matsui aveva pasticciato, pestando la pallina. Il giapponese recuperava la palla e assisteva perfettamente A-Rod sul cuscino di terza per il comodo out. Un errore di valutazione dunque, forzato probabilmente dalla situazione di punteggio (e ripetuto, ma con eliminazione in seconda da Koskie), ma che l’all-star dei Twins non voleva catalogare come tale: “Chiunque dica che è stata una giocata stupida, non ha idea di come si giochi a baseball… devi cercare di creare delle situazioni ed essere aggressivo… erano giocate aggressive… è così che noi giochiamo a baseball”. Tutto come lo scorso anno dunque, con i Twins ad affrontare una elimination game casalinga e gli Yankees che dopo un partenza stentata, ritrovano i propri ritmi per passare agevolmente alle Championship Series. Forse. Ma forse no… Se gli Yankees hanno infatti abusato del pitcher Carlos Silva, in gara 3, nella partita di stanotte, si troveranno di fronte nuovamente Johan Santana, cui dovranno contrapporre, per mancanza di alternative, più che per sconfinata fiducia, Javier Vazquez. Santana prenderà il monte con soli tre giorni di riposo, situazione statisticamente sfortunata, se è vero che come riportato dall’Elias Sports Bureau, i pitcher che scendono in campo con soli tre giorni di riposo alle spalle, hanno un record nei playoffs di 16 vinte contro 29 perse. Tuttavia, la presenza del probabile Cy Young Award, rende fiduciosi i Twins riguardo alla possibilità di giocarsi la serie in una gara 5 di grande fascino allo Yankee Stadium. Se gara 4 è stata la partita della redenzione per Brown, ben di più dovrà fare Vazquez, autore di un ottimo inizio di stagione con dieci vittorie prima dell’All-Star Game e successivamente entrato in una spirale negativa che ne ha alzato la media ERA a 7.06, minando sia la propria fiducia, che quella che in lui riponeva il management. Consapevole della propria grande opportunità, Vazquez scenderà in campo senza paura, cercando di regalare agli Yankees il passaggio del turno e di conquistare magari quel posto nella rotazione che al momento sembra in ballottaggio tra lui e El Duque Hernandez. “E’ questa la ragione per cui si gioca a baseball… ho sempre guardato i playoffs da casa e volevo fortemente la possibilità di giocarli con questa maglia… mi sento molto più in fiducia rispetto a qualche settimana fa… ho già scordato ciò che è successo in passato…spero che stasera, per me, sia come un nuovo inizio di stagione…”. Lo sperano anche gli Yankees, adesso che si trovano in una situazione più comoda di punteggio nella serie e consapevoli che dal 1998, di quattordici division series trovatesi sul punteggio di 1 a 1, ben undici sono state vinte da chi si è aggiudicato gara 3. I Boston Red Sox, nel frattempo, attendono convinti come non mai, di poter sbattere gli odiati rivali, fuori dai playoffs.
Rayano per Play.it USA
Max Giordan
Articolo di Max Giordan del 10/10/2004 delle ore 00:03
Quelli che lo hanno visto, sostengono che non stesse sorridendo, George Steinbrenner, mentre lasciava lo Yankee Stadium la scorsa notte, al termine di gara due delle Division Series, contro I Minnesota Twins. Ma doveva essere l’unico. Rivolto ai reporters ansiosi di coglierne un commento, si limitava ad un “non abbiamo ancora vinto niente…abbiamo ancora del lavoro da fare”, che ne faceva intuire l’umore.
Eppure, l’atmosfera in uno degli stadi più famosi del mondo, era quella di una grande festa, con i tifosi dei Bronx Bombers intenti ad esultare per una vittoria ormai insperata, ma forse, proprio per questo, ancora più dolce. Se lo sport è affascinante, per il suo alto tasso di imprevedibilità, il baseball ne è la più alta rappresentazione, e l’incredibile gara due della notte newyorkese, con la sua altalena di emozioni, non fa che confermarlo. Con la serie sull’uno a zero per i Twins, gli Yankees si affidavano al pitcher Jon Lieber, nella speranza che questi non facesse troppo rimpiangere quell’Andy Petitte, partente in nove gare 2 consecutive nelle Division Series, otto sotto la gestione di Joe Torre. Per i Twins si presentava sul monte Brad Radke, reduce da una stagione che egli stesso considerava la migliore della propria carriera. Dopo una gara uno in cui l’attacco degli Yankees, vanificava la buona gara di Mussina sul monte, non riuscendo a mettere neanche un punto in tabellone, erano proprio le mazze solitamente “infuocate” degli uomini in pinstripes ad essere attese ad un pronto riscatto. Questo non poteva che essere avviato dal capitano, Derek Jeter, da sempre in grado di elevare il proprio livello quando arrivano i playoffs. Il fuoricampo dell’interbase di Joe Torre, nella parte bassa del primo inning, andava a pareggiare il punto del vantaggio dei Twins, mettendo fine ad una serie di diciotto inning senza punti segnati, che durava da gara 6 delle World Series 2003. “E’ il nostro leader… - affermava Jorge Posada – fa queste cose in continuazione ed è divertente osservare il suo approccio alla partita… nessuno è rilassato come lui…”. Con Jeter a suonare la carica, i power hitters degli Yankees si sentivano in dovere di rispondere e con la squadra di nuovo sotto nel punteggio, nel terzo inning, Sheffield faceva seguire, ad un singolo di A-Rod, un terrificante blast in campo sinistro, che riportava in punteggio in parità ai 3. Due inning più tardi, era proprio Rodriguez a far segnare il primo vantaggio nella serie per gli Yankees, con un home run che finiva sulla rete messa a protezione dei monumenti raffiguranti i grandi Yankees del passato. Con il punteggio sul 5 a 3 per i padroni di casa, Lieber lasciava il campo tra gli applausi, meritandosi, oltre alla standing ovation, i complimenti di Torre a fine gara, per aver saputo uscire da un brutto inizio di partita, lasciando ben poco agli avversari, negli innings che vanno dal terzo al sesto. Torre si affidava allora a Tom Gordon il quale risolveva una situazione complessa nel settimo. La sua partita terminava però nell’ottavo inning quando con due uomini in base, Torre si affidava a Mariano Rivera per mettere in ghiaccio la partita. Il leggendario closer, forte di 53 salvezze in 57 apparizioni durante la regular season, era costretto a subire la valida del prima base Morneau che consentiva a Jones di accorciare le distanze. Era Corey Koskie, nel turno di battuta successivo, a mettere a segno il pareggio, dopo aver sprizzato in foul, con due strike a carico, un paio di lanci di Rivera, per battere poi sul conto pieno in campo opposto, una palla che rimbalzava al suolo finendo tra gli spettatori, per il doppio automatico che ammutoliva lo stadium. Si trattava della terza opportunità di salvezza sprecata da Rivera in carriera nella postseason, ma sembrava soprattutto il segnale di una serie stregata, forse anche di un’era, quella di Joe Torre, ormai agli sgoccioli; sensazione acuita dal fuoricampo di Torii Hunter, nella parte alta del dodicesimo inning, contro un Tanyon Sturtze che aveva rilevato Rivera, tenendo a secco i Twins per due inning. Il fuoricampo di Hunter avrebbe messo la parola fine contro chiunque, ma gli Yankees, forti di sessantuno vittorie in rimonta, durante la stagione regolare, orchestravano la sessantaduesima, quando ormai la serie sembrava già sullo zero a due. Per farlo si affidavano ai loro uomini migliori e sebbene la scelta potrebbe sembrare difficile in un simile lineup, i giocatori in questione erano i due amiconi Jeter e Rodriguez. Con il closer Joe Nathan, apparso efficace per ben due inning, Gardenhire decideva di tentare l’azzardo, concedendogliene un terzo, rinfrancato dalla velocità ancora buona delle fastball del proprio pitcher, e per niente convinto delle alternative a propria disposizione. Dopo aver cominciato bene la dodicesima ripresa, mettendo strikeout John Olerud, Nathan perdeva il controllo dei propri lanci e con nove ball consecutivi, concedeva la base a Miguel Cairo e a Derek Jeter. Al piatto si presentava A-Rod che girava, una slider di Nathan sul conto pari, per il ground-rule double che mandava Cairo a segnare il punto del pareggio. Gardenhire toglieva allora il proprio closer, per mandare J.C. Romero ad affrontare Hideki Matsui. La linea in campo destro di Matsui non sembrava irresistibile e Jacque Jones aveva il tempo per assistere verso casa.. Jeter però, aveva già deciso che quello sarebbe stato l’epilogo, ed intenzionato a costringere l’avversario ad un big play, volava verso casa base, dove arrivava salvo, anche grazie alla fiacca ed imprecisa assistenza di Jones che sembrava non trovare la giusta presa sul terreno per forzare. Una grande vittoria dunque per gli Yankees, una vittoria costruita col cuore, ma anche col talento di una squadra che nel corso degli anni, non cessa di stupire, proprio per il fatto di continuare a fare ciò al quale ci ha abituati (sì questa è un po’ bergonzoniana ndr.). “E’ stato grande – dichiarava Jeter – una serie al meglio delle cinque partite è così breve, che trovarsi sotto per due a zero sarebbe stata davvero dura…”. Persino Torre, dichiarava di essersi trovato più volte a chiedersi, durante la partita, chi glielo facesse fare, invece di andare in pensione. Adesso la serie si sposta al Metrodome di Minneapolis per una gara tre che potrebbe sembrare decisiva, se in campo non ci fossero due squadre che non mollano mai come Twins e Yankees. Per i padroni di casa, salirà sul monte il giovane Carlos Silva, finesse pitcher che ha collezionato 14 vittorie in stagione regolare, chiudendo con 4 W nelle ultime sei uscite. A contrapporsi all’inesperienza del rookie dei Twins, sarà Kevin Brown, assoldato nella offseason per prendere il posto di Roger Clemens e lentamente precipitato nella considerazione generale, dopo un grande inizio, preda dei propri incubi privati e dei propri acciacchi. Reduce da una esperienza in lista infortunati, per essersi rotto la mano sinistra, colpendo un muro negli spogliatoi, durante un match contro gli Orioles, Brown è apparso in discrete condizioni nella sua ultima partita di stagione contro i Blue Jays, ottenendo, anche per mancanze di alternative, la possibilità di riscattarsi, in questa fondamentale partita. Da squadra sull’orlo del precipizio a squadra favorita per la serie? Non è ancora detta: in gara 4 sul monte di lancio per i Twins, tornerà Johan Santana e nel caso gli uomini di Gardenhire si trovassero in vantaggio per due partite a una, sarebbe veramente difficile non pensare ad una affermazione dei Twins, soprattutto visti i dubbi che circondano la presenza di El Duque Hernandez (alle prese con lancinanti dolori alla spalla operata) per quel che riguarda gli uomini di Torre. Il Metrodome, sembrerebbe favorire il gioco veloce e la grande difesa dei padroni di casa, ma contro un pitcher come Silva, che non impedisce certamente agli avversari di mettere la palla in gioco, l’attacco dei Bombers potrebbe trovare presto le misure; saranno infatti ancora le mazze a dover portare la partita a casa, evitando la pericolosa eventualità di una elimination game in trasferta, contro il miglior pitcher della stagione.
Nella settima ripresa, I Bombers allungavano, quando Cairo, presa una base per ball da Radke, veniva spinto in seconda dal bunt di sacrificio di Jeter, apparecchiando la tavola per un Rodriguez che non si faceva scappare l’occasione per un RBI single.
Rayano per Play.it USA
Max Giordan
Articolo di Max Giordan del 9/10/2004 delle ore 23:59
Uno dei luoghi comuni più conosciuti, afferma che più grande è il tuo avversario, maggiore è il rumore che produrrà quando cadrà al tappeto. Se questo fosse anche solo parzialmente vero, la caduta dei New York Yankees in gara uno delle Division Series contro i Minnesota Twins, dovrebbe aver prodotto un suono a dir poco assordante, e questo non tanto per il punteggio, in verità alquanto contenuto, quanto per le maestose dimensioni della franchigia guidata da George Steinbrenner.
Eppure Brad Radke, atteso come partente in gara 2, era stato piuttosto chiaro, nei giorni precedenti: “Ogni anno la stessa storia…ad inizio stagione ci danno tutti come secondi o terzi nella division…poi una volta che ci hanno visto giocare, si rendono conto che possiamo fare dei danni nei playoffs…”. Più o meno dello stesso tenore, le dichiarazioni di Gardenhire e della stella Torii Hunter, il quale preferiva puntare l’indice sulla indebolita rotazione partenti dei newyorkesi, orfana di Clemens e soprattutto di quell’Andy Petitte che tanto comodo farebbe a Joe Torre, in vista di una gara due senza ritorno. Ma veniamo ai fatti: Santana contro gli Yankees Se prima della partita, come afferma Gary Sheffield, qualcuno avesse detto agli uomini in pinstripes che avrebbero collezionato nove valide, nessuno avrebbe potuto pensare ad uno shutout subito dai padroni di casa. Santana, imbattuto dal giorno 11 del mese di luglio alla sua prima vera stagione da titolare e vincitore in tredici delle ultime quindici uscite, non sembrava da subito in gran giornata, ma la grandissima difesa esibita dagli uomini di Ron Gardenhire, rendeva sufficienti i due punti realizzati dai Twins, per quella che potrebbe essere una vittoria già decisiva, ai fini della serie. Gli Yankees in verità, pur non esibendosi nel proprio consueto home run derby, si presentavano con grande intensità al piatto, aggredendo, come da preciso disegno tattico, i primi due lanci di Santana. Questo, sommato alla pericolosità in battuta di tutti i nove componenti del lineup e ad una mano piuttosto fredda del fenomenale pitcher, soprattutto nel momento di cercare il changeup, costringeva la difesa a superarsi, mettendo a segno quattro doppi giochi nei primi cinque innings. Torii Hunter in particolare, da più parti indicato come il miglior esterno centro delle majors, si rendeva protagonista di due “big plays” che valevano il proverbiale prezzo del biglietto. Con Olerud che batteva una volata al centro, per l’eliminazione al volo proprio di Hunter, questi si prodigava in un’assistenza millimetrica verso casa base, per l’eliminazione di Posada, intenzionato a portare in vantaggio la propria squadra. Il pezzo migliore del repertorio però, Hunter lo mostrava nell’ottavo inning, quando derubava Alex Rodriguez di un probabile fuoricampo, volando alla sua maniera contro il muro, per una eliminazione che egli stesso, non esitava a far rientrare tra le prime dieci della sua carriera. Santana lasciava il monte dopo sette innings per la propria prima vittoria in postseason, arrivata grazie al consistente aiuto della propria difesa in grado, con l’ingresso in campo del rilievo Rincon, di orchestrare il quinto doppio gioco della partita. Di particolare importanza, se non dal punto di vista del punteggio, da quello delle emozioni, il secondo punto messo a segno dalla squadra del Minnesota, arrivato grazie al fuoricampo in campo opposto di Jacues Jones (fino a quel momento 2 su 24 contro Mussina in carriera) e da poche ore tornato dalla California, dove aveva assistito il padre nelle ultime ore di vita. Subito dopo aver toccato il cuscino di casa base, il giocatore indicava un punto in cielo, dedicando il proprio primo fuoricampo nei playoffs al genitore scomparso in seguito a grave malattia. Giusto il tempo per un fuoricampo attribuito a Ruben Sierra e in seguito giustamente annullato (la palla era in foul…) e Joe Nathan si assicurava la salvezza, portando la serie sull’uno a zero. Per questo, gli uomini di Joe Torre, si affideranno a Jon Lieber (11-3 il suo record casalingo in stagione) atteso ad una prestazione che consenta di tenere sotto controllo il veloce gioco sulle basi dei Twins, magari coadiuvato da un attacco che non potrà sicuramente permettersi di restare nuovamente a secco. Serviranno punti a questa nuova versione degli Yankees, quelli che sono mancati in gara uno, quelli che dovranno strappare ad un Brad Radke, anch’egli autore di una grande stagione, troppo spesso messo in ombra dall’ingombrante figura di Santana. Gli Yankees si sono già trovati altre volte in queste situazioni e spesso ne sono usciti indenni a dispetto dei pronostici. Molto dipenderà da gara due, ma i Twins presentatisi allo Stadium per questa due giorni, non sembrano intenzionati a farsi intimidire. Non resta che aspettare.
Così almeno, sembrava annunciarsi gara uno, con il probabile vincitore del Cy Young Award per la American League, Johan Santana, atteso alla gara della consacrazione, allo Yankee Stadium, contro un lineup in grado di collezionare in stagione regolare ben 242 home runs.
Il primo punto, per i Twins, arrivava nel terzo inning, quando Cuddyer, spinto in seconda da un bunt di Blanco, sbloccava il risultato grazie al singolo di Shannon Stewart. Un punto in perfetto stile small ball dunque, per una squadra che non dispone certo di particolari bocche da fuoco.
Spalle al muro?
No… non si tratta della celebre canzone di Renato Zero, ma della situazione in cui potrebbero trovarsi, sin dalla fine di gara due, i pluricampioni dei New York Yankees, la più conosciuta, ricca, amata ma anche odiata, squadra di baseball del mondo. In una serie di cinque partite, ritrovarsi sotto per due a zero, potrebbe significare l’addio ai sogni di gloria e l’ennesima sfuriata del proprietario Steinbrenner a giocatori e coaching staff, soprattutto viste le precarie condizioni del resto della rotazione.
Rayano per Play.it USA
Max Giordan

